Nella serata di sabato 14 marzo, all’oratorio San Luigi e Sant’Agnese di Mozzanica, è stata ospite suor Patrizia Di Clemente, mozzanichese classe 1978, comboniana, educatrice, insegnante, formatrice, ma soprattutto missionaria in Africa fra i più poveri ed i più bisognosi. Per la religiosa, che il 21 febbraio ha ricevuto dal primo cittadino Simone Piana e dal sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi Pietro Scassellati il gagliardetto del Comune come segno di stima e di vicinanza da parte dei suoi concittadini, ha raccontato la sua storia e i tanti progetti portati avanti.
Nata a Treviglio, Patrizia ha trascorso l’infanzia e la pre-adolescenza a Fara Olivana con Sola, nella Bassa Bergamasca, per poi trasferirsi con la famiglia a Mozzanica all’età di 15 anni. «A dodici anni – ci racconta la religiosa, in questo periodo in Italia – ascoltai a Treviglio la conferenza di una laica consacrata, di cui ricordo solo il nome, Anna, che lavorava nella Repubblica Centrafricana. Al termine della sua relazione dissi alle mie compagne che anch’io avrei percorso un giorno quella stessa strada e così ho fatto».
«Fondamentale per me – ricorda ancora suor Patrizia Di Clemente – è stata la figura di padre Franco Moretti, missionario comboniano mozzanichese. Quando lo incontrai avevo 18 anni ed ero molto attiva in parrocchia come animatrice e catechista. Ma il mio grande desiderio era di partire per l’Africa ed è stato proprio padre Franco e indirizzarmi al GIM (Giovani Impegno Missionario) di Venegono Superiore, in provincia di Varese, per il cammino di formazione e spiritualità missionaria proposto dalla famiglia comboniana ai giovani di età compresa fra i 18 ed i 32 anni».
È in quel periodo che la vocazione di Patrizia ha trovato compimento. Nel 2000 è entrata nelle Suore missionarie comboniane svolgendo i due anni di Postulato a Roma e i due di Noviziato a Brescia e nel 2004 ha svolto la Prima Professione.
Dopo un’esperienza di un paio d’anni a San Felice del Benaco e dopo aver trascorso un altro anno a Londra per studiare la lingua inglese, nel 2008 è partita per l’Africa con destinazione Lusaka, capitale dello Zambia, dove è rimasta fino al 2019 operando in un centro di sviluppo sociale situato in una zona periferica della città.
Sei anni fa è rientrata in Italia per essere assegnata all’arcidiocesi di Bari, dove si è occupata dell’accompagnamento delle giovani interessate alla vita comboniana e della pastorale giovanile, prima di essere trasferita a Roma per prestare servizio in un centro d’accoglienza per minori stranieri non accompagnati.
Nel marzo 2023 il ritorno in terra d’Africa, ancora a Lusaka e ancora in una zona periferica della capitale, per occuparsi, fra le altre cose, anche di formazione continua delle suore a livello intercongregazionale.
«Dopo quattro anni – continua suor Patrizia – ho ritrovato un Paese con più infrastrutture, sicuramente più sviluppato di come l’avevo lasciato, ma il costo della vita era ed è altissimo a fronte di stipendi altrettanto bassi. Basti pensare che la maggior parte della popolazione vive con meno di 2 euro al giorno e che ancora adesso tanti bambini non frequentano la scuola».
In Africa suor Patrizia ha seguito e segue diversi progetti oltre a quelli formativi: l’alfabetizzazione, i corsi di taglio e cucito e maglieria, la scuola materna, l’avvio di un centro sociale che offre sia corsi di alfabetizzazione sia una biblioteca per i giovani (creata con l’aiuto dei mozzanichesi, che non manca mai) solo per citarne alcuni.
«Quando tornerò nello Zambia, alla fine di giugno, mentre sarò impegnata ad imparare la lingua della zona dove sono stata assegnata, aiuterò una consorella a implementare un progetto di agricoltura sostenibile su piccola scala (denominato “Mother Earth”), dopodiché mi dedicherò all’apertura di una nuova casa nella parrocchia dello Spirito Santo, a Sitaka.
Gli anni trascorsi nella periferia di Lusaka sono stati molto impegnativi, anche perché in quei luoghi alla povertà materiale spesso si somma una povertà di valori. Anche nella zona rurale di Sitaka incontrerò situazioni di povertà legate al contesto sociale locale, ma devo dire che l’idea di aprire una nuova casa assieme alle mie consorelle mi stimola molto».
Lo Zambia è un Paese in cui le incognite non mancano, ma che non spaventano, suor Patrizia, accompagnata com’è dalla sua vocazione e dalla sua fede. E poi ad accoglierla ci sarà la gente del posto: «Persone affettuose e rispettose», come precisa la religiosa. Che conclude: «Certo, all’inizio ti osservano, ma poi diventi parte di loro. Sanno chi siamo e perché siamo là, sanno che non abbiamo interessi personali e che l’unico nostro scopo è accompagnare lo sviluppo integrale dell’individuo».


