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Uno scenario «terribile», da lasciare «senza parole». Sono state queste le prime parole espresse con sgomento dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, appena giunto in piazza del Comune, a Cremona. Da un lato il palazzo comunale, con i Vigili del fuoco ancora al lavoro per mettere in sicurezza la torre municipale, i cui resti della copertura sono tutt’ora adagiati contro il Battistero, dove sono stati scaraventati dalla tromba d’aria che nel pomeriggio di venerdì 28 agosto ha colpito la città di Cremona e il territorio circostante. Dall’altra parte la Cattedrale, con il rosone sulla facciata principale pesantemente danneggiato dalla grandine, e il Torrazzo, a nascondere la facciata nord, verso largo Boccaccino, ormai priva di uno dei tre torrini presenti sulla sommità, la cui parte superiore è andata distrutta durante il nubifragio.
La visita del presidente della Regione a Cremona ha avuto luogo nel primo pomeriggio di lunedì 31 agosto, dopo che in mattinata era stato a Sonico, nel Bresciano, un’altra delle zone pesantemente colpite dal maltempo. Insieme agli assessori regionali all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, e agli Enti locali e Montagna, Massimo Sertori, il presidente ha fatto il punto sui danni e sulle necessità del territorio; presente anche la parlamentare Silvana Comaroli.
Dopo l’incontro con i rappresentanti istituzionali presso la sede della Provincia di Cremona, in corso Vittorio Emanuele II, poco dopo le 15, prima di lasciare la città, il governatore ha voluto visitare il cuore di Cremona, dove ad attenderlo in piazza c’era anche il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.
E proprio al vescovo – affiancato dal sindaco di Cremona, dal presidente della Provincia, dal prefetto, dai comandanti delle forze dell’ordine, insieme a Vigili del fuoco e Protezione civile – Fontana ha espresso la vicinanza e la solidarietà della Regione, con il pensiero rivolto in particolare alle famiglie colpite.
«Vi siamo vicini», ha assicurato il governatore della Lombardia al vescovo Napolioni, che ha risposto: «Insieme supereremo anche questa, come abbiamo fatto per il Covid». E subito il pensiero è andato ai cremonesi: a chi è rimasto ferito, a quanti hanno la casa danneggiata o inagibile, a chi è rimasto senza auto, che per molti è anche l’impossibilità di recarsi al lavoro. Situazioni cui si spera di poter far fronte anche grazie allo stato di emergenza chiesto anche per Cremona dalla Giunta Fontana, come annunciato poco prima in Provincia.
Accanto al vescovo anche mons. Gianluca Gaiardi, rettore della Cattedrale e incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, che ha raccontato al governatore quegli indimenticabili «otto minuti», in cui «cremonesi e turisti hanno trovato riparo sotto i portici del Comune o nella Cattedrale», mentre la grandine rompeva, uno dopo l’altro, gli antichi vetri del rosone del Duomo. Momenti di grande paura, cui, una volta usciti sulla piazza, è seguito lo sconcerto nel vedere quanto era accaduto, senza riuscire ancora del tutto a comprendere che cosa fosse realmente successo.
Ora anche rispetto ai beni ecclesiastici è tempo di contare i danni. «Ma è impossibile avere una stima reale quando si parla di beni vincolati, di opere d’arte e di grande significato storico», ha spiegato Gaiardi. Inoltre, proprio per la caratteristica di questi beni, complica le cose (e i costi) per la messa in sicurezza o la riparazione.
È il caso proprio del rosone della Cattedrale. Sono già in corso le analisi e insieme le procedure necessarie ad avviare nel più breve tempo possibile la riparazione. «Questione di giorni – ha precisato mons. Gaiardi –. Ma non è un intervento che si può fare a terra: occorre lavorare a 20 metri d’altezza e con ponteggi speciali, senza potersi ancorare alle strutture murarie dove ci sono capolavori di inestimabile valore che non possono essere messi a rischio». Il lavoro da fare sarà certosino, visto che i vetri sono suddivisi in tre parti per ciascuno dei 20 petali: vetri antichi, incastonati in un’intelaiatura di metallo. «Non è solo una questione di ricostruzione – ha evidenziato ancora il rettore della Cattedrale –. Oltre al fatto che ciò che era antico è perduto per sempre, occorre anche tenere presente la resistenza che bisognerà garantire per possibili eventi di questa portata che dovessero presentarsi in futuro».
Insieme al comandante dei Vigili del fuoco, l’ing. Pier Nicola Danone, l’attenzione si è poi spostata alla torretta della facciata nord della Cattedrale. Dopo l’intervento sulla torre municipale, da martedì 1 settembre i Vigili del fuoco lavoreranno per la messa in sicurezza e il recupero dei detriti. La situazione è delicata: delle 8 colonne («ognuna del peso di circa 800 kg», ha detto Gaiardi al governatore) presenti sulla sommità del torrino due sono collassate all’interno, una si trova ancora appoggiata sulla struttura, una è andata in pezzi nel cortile del Torrazzo, le altre sono precipitate sui tetti della navata laterale del Duomo, danneggiandolo. «Partendo dalla sommità, ogni parte dovrà essere recuperata e portata a terra per essere messa in sicurezza. Un lavoro che potrebbe durare anche più di una giornata».
Intanto continuava il lavoro dei Vigili del fuoco. In piazza Stradivari veniva portata a terra, grazie alla enorme gru, una delle travi in legno della torre municipale, e con un drone già si studiava la situazione del Duomo in vista dell’intervento degli specialisti del SAF all’indomani.
La delegazione regionale ha successivamente raggiunto il Torriani, dove sono in corso gli interventi di ripristino dell’area scolastica anche grazie all’impegno dell’Esercito. Quindi ultima tappa cremonese con la visita in Fiera.
«Regione Lombardia – ha sottolineato Fontana nella sua visita a Cremona – vuole concretamente aiutare Cremona a rialzarsi dopo un evento di questa gravità. Purtroppo fenomeni come quello che ha colpito la città stanno diventando sempre più frequenti anche a causa dei cambiamenti climatici. Cremona ha reagito immediatamente, dimostrando ancora una volta una caratteristica tipica dei lombardi: di fronte alle difficoltà ci si rimbocca subito le maniche e si lavora per ripartire». «Come Regione – ha aggiunto Fontana – chiediamo che lo stato di emergenza già richiesto per gli eventi del 20 agosto venga esteso anche all’area di Cremona colpita il 28 agosto. Lo Stato centrale dovrà esaminare la documentazione, inviare i propri tecnici e dare il via libera. Se tutto procederà rapidamente, serviranno comunque alcune settimane». E ha concluso: «Dobbiamo lavorare sempre di più sulla prevenzione, con interventi rigorosi e adeguati a eventi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili».
Anche chiese e strutture diocesane danneggiate dal nubifragio



















