In occasione del convegno “La cura del creato da Mazzolari a papa Francesco” annunciata un udienza speciale il 16 aprile prossimo in Vaticano (Video e Foto)

Nell'annuale momento di riflessione promosso in Comune, a Cremona, nell'anniversario della nascita di don Primo, sono intervenuti il direttore de L’Osservatore Romano Andrea Monda, il presidente della Fondazione Mazzolari don Bruno Bignami e il sindaco Gianluca Galimberti

image_pdfimage_print

A conclusione delle celebrazioni per il 60° anniversario della morte di don Primo Mazzolari, papa Francesco ha voluto programmare un’udienza speciale a lui dedicata: si svolgerà il 16 aprile prossimo in Vaticano, alla presenza di una delegazione della Diocesi di Cremona. L’annuncio è stato dato dal presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo, don Bruno Bignami, in occasione del convegno “La cura del creato da Mazzolari a papa Francesco” che, con la partecipazione di Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, si è svolto nel pomeriggio di sabato 11 gennaio presso una gremita sala Quadri del Palazzo comunale di Cremona.

L’intento dell’incontro – promosso da Diocesi di Cremona, Fondazione Mazzolari e Acli, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona in occasione dell’anniversario della nascita di don Primo – è stato quello di mettere in collegamento il rapporto del parroco di Bozzolo con la terra e le tematiche richiamate dal Papa nell’enciclica Laudato si’ e nel recente Sinodo sull’Amazzonia. Rispettivamente negli interventi di don Bignami e del professor Monda.

Ad aprire l’incontro – moderato dalla giornalista Chiara Delogu – il saluto di Paolo Segalla, responsabile del settore Ambiente delle Acli provinciali. «L’enciclica Laudato si’ è un documento straordinario che non parla di ecologia – ha affermato – ma di sociologia, politica, economia e umanesimo integrale, ispirate dalla spiritualità e che descrive un nuovo modo di essere su questo pianeta. Non è un documento solo per la formazione e la riflessione spirituale, ma esprime una tecnica non neutrale che definisce il tipo di società che si impone e i gruppi di potere che influenzano queste scelte a livello mondiale così come locale, per tante questioni come gli stoccaggi di metano sotterranei, i progetti di autostrade inutili, l’agricoltura industriale». «La riflessione di papa Francesco – ha concluso Segalla – indica una tecnica non neutrale che ci chiama anche all’azione, scegliendo da che parte stare, perché non è possibile stare da tutte le parti».

Nel suo intervento don Bignami si è soffermato sul rapporto di don Primo Mazzolari con la terra. Dopo aver introdotto la figura di don Primo come “prete-contadino” (come lui stesso si è definito in alcuni testi), ha messo in risalto la sua vicinanza con le questioni sociali dell’epoca: riguardo le famiglie contadine e il loro rapporto con la terra, la crisi economica e la religione. «Mazzolari – ha affermato don Bignami – vive la vita contadina da vicino, ne conosce i problemi e le istanze delle persone: nel primo dopoguerra avviene una crisi economica che anche lui avverte seguendo con attenzione e favorevolmente le rivendicazioni sindacali dei contadini, come all’epoca fece Miglioli, al fine di uscire dalle logiche padronali per riscattare la dignità lavorativa di tanti. E nel secondo dopoguerra denunciò le condizioni degradanti in cui vivevano molti contadini della val Padana».

Se all’epoca Mazzolari, a causa del differente contesto, non aveva la sensibilità ai temi ecologici come oggi vengono intesi, aveva però già individuato il legame fondamentale fra la terra e l’uomo. «Questo aspetto della spiritualità di don Primo – ha affermato il presidente della Fondazione Mazzolari – non è fra quelli prioritari, ma riprendendolo se ne scopre l’importanza: parlava di “campo” come terra che si lascia amare da chi la lavora in quanto frutto di una relazione che viene ugualmente ripresa anche dal Papa. Bisogna riscoprire questa spiritualità di Mazzolari che riguarda la relazione con la creazione perché nella terra c’è Dio che parla e noi l’abbiamo calpestata e inquinata».

Successivamente è intervenuto il direttore de L’Osservatore Romano Andrea Monda, che «ricoprendo questo ruolo da circa un anno – ha ricordato – sono come un portavoce delle parole di papa Francesco: quindi riporterò quello che è il suo messaggio nella “Laudato si’”». Ha così individuato alcuni punti chiave della riflessione del Papa.

Un termine che continua a ricorrere è “connessione”, parola chiave della relazione che c’è tra l’uomo e la terra che nell’enciclica diventa “ecologia integrale”. «Non è un documento che parla di ecologia – ha ricordato Monda – ma è un’enciclica sociale: mi auguro che, come la “Rerum Novarum” di Leone XIII del 1891 fu l’inizio della dottrina sociale della Chiesa, così l’enciclica di papa Francesco possa diventare l’inizio per una nuova stagione della Chiesa».

Il direttore della testata vaticana ha poi proseguito riflettendo sulla parola “umiltà”. «Mazzolari sapeva bene che la terra è in basso e come la parola “umiltà” deriva dal termine humus. Ricordando il proverbio “se i campi fossero all’altezza delle mani anche i ricchi li lavorerebbero”, Monda ha evidenziato come la imponga in qualche modo di chinarsi. Un gesto profondamente religioso: l’uomo si inchina e in qualche modo riconosce che ciò che è basso è, però, più alto e nobile. Abbassandosi e curando la terra l’uomo riconosce la sua origine.

Il terzo punto della sua riflessione ha riguardato la mistica. «Lo sguardo contemplativo di Mazzolari riporta allo uno sguardo contemplativo che i contadini hanno per natura: è proprio lo sguardo del contadino, del prete contadino, del papa e di ogni cristiano che è indispensabile per andare avanti e per avere dei frutti».

È seguito poi l’intervento del sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, che si è soffermato sul senso del futuro che dev’essere proprio di ogni singolo come di ogni comunità. «Il senso del bene comune – ha detto – è una questione chiave per pensare a un futuro con uno sguardo ampio in un mondo di relazioni così come è importante avere una consapevolezza del futuro: la consapevolezza dei disastri ambientali è sempre maggiore, così come a livello mondiale così ogni città ha i suoi problemi legati anche a una certa inconsapevolezza e visione sbagliata del futuro. Per questo allora serve una consapevolezza entusiasta, che sia positiva per poter crescere».

 

Photogallery dell’incontro

 

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
Facebooktwittermail