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Giovani e comunicazione al centro della nuova puntata del podcast Torrazzo con vista: ospiti i giornalisti Nicoletta Tosato e Patrizio Pevesi

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Che rapporto hanno oggi i giovani con l’informazione? E, soprattutto, quali spazi reali vengono loro offerti per raccontare il mondo e raccontarsi? Sono queste le domande al centro della nuova puntata di Torrazzo con vista, che mette a confronto due esperienze diverse ma complementari: quella di Nicoletta Tosato, giornalista dell’emittente televisiva Cr1 e conduttrice della trasmissione Tag, e quella di Patrick Pavesi, docente di scuola secondaria di secondo grado e direttore del periodico L’ora buca.

Il punto di partenza è uno sguardo sulle nuove generazioni. Tosato, raccontando la sua esperienza a TAG, sottolinea come il programma nasca proprio dal desiderio di «dare spazio ai più giovani. In trasmissione incontro ragazzi molto preparati, con una grande voglia di dire la loro». Giovani liceali e universitari che chiedono tempo, ascolto, parola. «C’è un bisogno forte di esprimersi, di essere presi sul serio, anche in contesti diversi da quello scolastico». E ciò che colpisce – ha aggiunto – è la competenza: «Hanno cose da dire anche sui grandi temi di attualità e, spesso, lo fanno con una lucidità che sorprende».

Un’attenzione che trova una declinazione ancora più strutturata nell’esperienza de L’ora buca diretta da Pavesi. Una realtà editoriale che affida interamente la redazione a studenti delle scuole superiori e universitari. Qui i giovani non sono solo ospiti, ma protagonisti: «Hanno la possibilità di vedere il lavoro giornalistico da un altro punto di vista, di esprimersi, di sperimentare e scoprire la profondità di un’intervista o la bellezza di un evento». Scrivere, confrontarsi, scegliere le parole significa anche imparare a leggere la realtà con maggiore profondità.

Inevitabile, nel confronto, il tema dei social network e degli strumenti digitali. Tosato richiama una frase che sente spesso ripetere: «L’ho letto sui social». Una constatazione che non porta a demonizzare lo strumento, ma a interrogarsi sulla responsabilità degli adulti e dei professionisti dell’informazione: «Il nostro compito è dare strumenti – sostiene – e spiegare che cosa significa verificare una fonte, valutarne l’attendibilità, cercarne altre». Perché il rischio non è l’uso dei social, ma l’assenza di criteri.

Sulla stessa linea Pavesi, che raccontato come, nel lavoro redazionale, i ragazzi si rendano conto dell’importanza dell’approfondimento: «Scrivere un articolo più lungo, strutturato, li porta a capire che dieci righe di una caption su Instagram non bastano per comprendere davvero ciò che si è vissuto o che si vuole raccontare». Serve un passaggio in più, una spiegazione, un contesto. Ed è proprio questo esercizio che aiuta a maturare uno sguardo critico.

Entrambi concordano su un punto decisivo: non si tratta di opporre social e informazione tradizionale, ma di educare all’uso consapevole degli strumenti. Per Tosato, educare significa anche «uscire dalla propria bolla», andare oltre ciò che gli algoritmi ci propongono. Quella che Pavesi definisce la «logica del trend», capace di rendere competenti su un ambito ristretto, ma incapaci di allargare lo sguardo.

La sfida, allora, è collettiva. Dare fiducia ai giovani, offrire spazi reali di parola, accompagnarli nella comprensione della complessità. Perché l’informazione non è solo trasmissione di notizie, ma educazione allo sguardo. E in questo percorso, come emerge dalla puntata, i giovani non sono un problema da gestire, ma una risorsa da ascoltare.

TeleRadio Cremona Cittanova
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