Cremona Contemporanea: l’arte fa tappa anche in Palazzo Vescovile, in Cattedrale e nella chiesa dei Santi Marcellino e Pietro

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Anche la Cattedrale di Cremona, Palazzo vescovile e la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro tra le location di Cremona Contemporanea, la rassegna artistica che, dal 23 al 31 maggio, trasformerà la città di Cremona in un luogo di conoscenza e scoperta tra installazioni, mostre, performance, incontri ed eventi, promuovendo il dialogo tra l’arte contemporanea e il patrimonio storico-artistico cittadino.

Giunta alla sua quarta edizione, l’iniziativa – realizzata da NOT Titled YET e promossa dall’Assessorato al Turismo ed Eventi del Comune di Cremona, con il patrocinio della Regione Lombardia e della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia e la collaborazione di Confcommercio Provincia di Cremona – si attesta come un appuntamento di riferimento per il settore artistico e un’importante occasione di valorizzazione del patrimonio culturale cremonese, in Italia e all’estero. Quest’anno la direzione artistica di Rossella Farinotti viene affiancata dai curatori Valeria Mancinelli, Gioele Melandri, Gianluca Ranzi e Saverio Verini.

La presentazione ufficiale ha avuto luogo la mattina di venerdì 22 maggio a Palazzo Vidoni, con un’anteprima proprio nella Cattedrale di Cremona nel cui transetto sud si erge un’opera impattante di Marinella Senatore dal titolo emblematico: Io contengo moltitudini (2024).

Per la prima volta entra nel programma di Cremona Contemporanea un maestro storico dell’arte italiana: Gio’ Pomodoro. E proprio tre luoghi simbolici della città (Palazzo vescovile insieme a Palazzo comune e la nuova sede del Politecnico di Milano) ospitano una selezione dei suoi lavori realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta in fibra di vetro e poliestere. Una selezione accurata che mette in evidenza una fase cruciale della sua ricerca, in cui il rapporto tra spazio, movimento e materia si traduce in forme dinamiche, segnate da concavità, tagli e tensioni plastiche. L’utilizzo di materiali innovativi per l’epoca, come la fibra di vetro, segna un momento di sperimentazione radicale, in dialogo con le pratiche contemporanee presenti in rassegna.

Accanto alle sedi ormai consolidate la rassegna si amplia quest’anno rinnovando il proprio percorso diffuso coinvolgendo l’intera città e includendo spazi finora inesplorati, molti dei quali aperti al pubblico per la prima volta o riaperti eccezionalmente dopo anni di chiusura. Tra questi: un bunker, l’ex monastero abbandonato del Corpus Domini, un teatro nascosto, il Palazzo vescovile e diversi luoghi sacri, come la Cattedrale, l’ex chiesa di San Benedetto e la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro, oltre al Palazzo Stanga Trecco e al Politecnico di Milano. Luoghi inediti che invitano a riscoprire la città attraverso una geografia inattesa, offrendo nuove chiavi di lettura del tessuto urbano e rafforzando il legame tra arte e territorio.

La rassegna inserisce opere di artisti internazionali all’interno del patrimonio architettonico integrando i diversi linguaggi creativi con la cura e l’ospitalità degli spazi.

Mons. Gianluca Gaiardi, direttore del Museo diocesano di Cremona, inserisce la rassegna all’interno della programmazione e della visione del polo museale diocesano: «Aprire alla contemporaneità dell’arte i luoghi della cultura è una necessità. Il dialogo con il presente ci è necessario, per accogliere e per trasmettere i valori cristiani».

Il programma completo di Cremona Contemporanea 2026 è disponibile sul sito www.cremonacontemporanea.eu.

 

 

IN CATTEDRALE

Nel transetto sud della Cattedrale di Santa Maria Assunta, che per la prima volta diventa protagonista della manifestazione, si erge lateralmente un’opera impattante di Marinella Senatore dal titolo emblematico: Io contengo moltitudini (2024). Di grandi dimensioni e realizzata con diversi materiali (legno, acciaio, Perspex e sistemi a LED e neon flex), l’opera è stata creata in collaborazione con la comunità del carcere di Rebibbia a Roma. Le “moltitudini” a cui sottende l’artista sono proprio quelle restituite dalle voci degli abitanti della casa circondariale della capitale che hanno lavorato con lei alla scultura. Il lavoro, strettamente legato alle celebrazioni del Giubileo, è stato inaugurato ufficialmente da Papa Francesco il 26 dicembre 2024 per l’apertura della Porta Santa nel carcere di Rebibbia.

«La Cattedrale, essendo spazio primariamente liturgico, vuole affermare la sua identità evangelica – spiega il rettore della Cattedrale don Gianluca Gaiardi, anche incaricato diocesano per i Beni culturali e direttore del Museo diocesano – per questo accogliere la riflessione dell’artista Senatore e il lavoro fatto con le detenute del carcere romano di Rebibbia è una preziosa occasione per ridare dignità ad ogni figlio e figlia di Dio».

Sulla struttura formale dell’opera, che si collega a elementi della tradizione popolare e della storia dell’arte sacra, campeggiano scritte visibili che riportano i pensieri dei detenuti: “Noi cambiamo tutti i giorni”; “Sono stanca ma non mi posso fermare”; “Ho bisogno di una dose minima di meraviglia quotidiana”; “Esistono lacrime che non si vedono”.

Con il suo approccio aperto e sensibile nei confronti della collettività, la scultura monumentale va osservata nell’ala di passaggio, tra gli affreschi e le colonne della cattedrale.

«La luminosa rappresentazione di un enorme ostensorio che recupera l’antica tradizione delle luminarie leccesi, patrimonio Unesco, – precisa mons. Gaiardi – è occasione per raccontare tradizione e spiritualità, nel luogo più confacente della città».

 

A PALAZZO VESCOVILE

Il piano superiore del Palazzo vescovile, recentemente restaurato e reso accessibile al pubblico nel contesto del percorso espositivo del Museo diocesano, ospita i lavori di quattro autori: Gio’ Pomodoro, Miriam Cahn, Valerio Nicolai e Federico Tosi. Si tratta di un luogo inedito sia per la rassegna Cremona Contemporanea che per il pubblico cittadino, con la sua fruizione inaugurata ufficialmente il marzo scorso.

Il progetto curatoriale prevede l’allestimento di sculture, dipinti e disegni in sostituzione temporanea o in dialogo con la quadreria stabile della cronotassi episcopale, ripensando le funzionalità degli ambienti per favorire una forma di compagnia attraverso i manufatti artistici.

Salendo dallo scalone, nella prima sala, posata sul tavolo in legno, si incontra l’opera di Federico Tosi (Milano, 1988): un grande posacenere colorato in ceramica, strabordante di mozziconi di sigaretta realizzati a mano. Un oggetto quotidiano e domestico che stride fortemente con l’eleganza del contesto: il vizio della sigaretta diventa qui un paradosso, un segnale di benvenuto e una traccia umana che rompe esteticamente e poeticamente lo spazio, preludio di ciò che attende il visitatore nel salone successivo.

Superata la prima stanza si entra infatti alla Galleria dei vescovi caratterizzata da uno straordinario pavimento a scacchi bianco e nero, un soffitto affrescato con una balconata barocca aperta verso il cielo e pareti ornate dai ritratti ecclesiastici. Qui, posizionata a terra per spezzare il rigore della scacchiera, è collocata la scultura in poliestere Sigillo (1964) di Gio’ Pomodoro; l’opera puntella lo spazio come elemento di rottura e sosta, offrendo un preciso richiamo cromatico all’iconografia cardinalizia che aiuta a concentrarsi sull’ambiente.

Ai lati, inserite all’interno delle due grandi quadrerie storiche, le opere di Valerio Nicolai e Miriam Cahn dialogano con i ritratti clericali tra serietà e ironia. Nicolai presenta un corpo di lavori focalizzato sul tema del ritratto, enfatizzando l’umanità e l’espressione dei volti con la sua tipica ironia latente. Cahn interviene invece con un dipinto di piccole dimensioni dal sapore brutalmente romantico e dai caldi toni della terra.

«Il museo diocesano e le sale del piano nobile del palazzo vescovile, recentemente inaugurate dopo i lunghi lavori di restauro, – specifica mons. Gianluca Gaiardi – vogliono essere proprio lo spazio dove questo dialogo si concretizza anche tramite le “provocazioni” dei linguaggi dell’arte odierna».

 

CHIESA DEI SANTI MARCELLINO E PIETRO

Il percorso diffuso di Cremona Contemporanea si estende anche alla chiesa dei Santi Marcellino e Pietro, dove la scultura della Madonna all’ingresso custodisce la memoria della consacrazione. In questo spazio monumentale e severo si inserisce l’opera inedita di Lorenzo Scotto di Luzio. Conosciuto per una ricerca che unisce ironia sofisticata e acuta osservazione sociale attraverso l’uso di diversi media, l’artista propone un’installazione sonora che dialoga con la percezione tradizionale della chiesa come luogo di assoluto riparo e silenzio. Introducendo nel percorso tracce audio che richiamano gli avvisi tipici dei moderni contesti di transito collettivo – come stazioni e metropolitane –, Scotto di Luzio crea un contrasto inaspettato, invitando il visitatore a una riflessione sul tempo presente. Accanto alla componente sonora, il pubblico potrà inoltre scorgere un segno legato alla sua produzione grafica e di disegno.

TeleRadio Cremona Cittanova
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