Venerdì 22 maggio Cremona ha vissuto una delle devozioni più sentite dell’anno. In occasione della festa di santa Rita da Cascia, il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto la solenne Messa delle 9 nella rettoria delle Sante Margherita e Pelagia, la chiesa di via Trecchi dai cremonesi conosciuta appunto come Santa Rita.
La chiesa, per l’occasione avvolta dal profumo intenso delle rose, si è riempita di fedeli che, come da tradizione, hanno portato con sé i tipici boccioli da far benedire. La celebrazione, concelebrata dal rettore don Claudio Anselmi, ha offerto una riflessione intensa e attuale sul perdono e sulla misericordia.
Al centro dell’omelia, il vescovo ha richiamato la vicenda di Davide Cavallo, il giovane studente universitario della Bocconi aggredito brutalmente il 12 ottobre 2025 in corso Como a Milano. Durante il processo ai suoi aggressori, Davide ha scelto di abbracciarli in aula, scambiando con loro alcune parole. Un gesto che ha colpito profondamente avvocati e presenti, definito da molti come espressione di straordinaria dignità morale. Il vescovo Napolioni ha commentato questo gesto con parole nette: «Non è andato al processo per guardare negli occhi i criminali e cercare vendetta, ma per guardarli negli occhi e sentirli come fratelli. È andato ad abbracciarli, per dar loro una speranza, per non farli sentire condannati in eterno». Il parallelo con santa Rita è stato immediato. Napolioni ha ricordato uno degli episodi più significativi della vita della santa: «Di fronte alla morte violenta del marito e alla voglia di vendetta dei figli, Rita chiede al Signore di toglierli dalla vita piuttosto che vederli commettere dei delitti. Quale madre può chiedere una cosa del genere?». Una preghiera che sfida ogni istinto, eppure autentica espressione di una fede radicale.
Il vescovo ha poi ancorato queste testimonianze al Vangelo del giorno, riflettendo sulla petizione del Padre Nostro, “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, con una lettura che sgombra il campo da possibili fraintendimenti: «Non è un ricatto, non è un contratto, non è un commercio. È la rivelazione della nostra vera chiamata, della nostra vera dignità».
Riprendendo l’immagine della prima lettura – la pioggia e la neve che scendono dal cielo e fecondano la terra – Napolioni ha invitato i fedeli a non chiudersi alla grazia ricevuta: «Se mettiamo l’impermeabile, se asfaltiamo il nostro cuore perché quelle lacrime non ci tocchino, il dono di Dio non fa effetto. Il dono di Dio è fatto per traboccare. Se io ricevo un perdono lo devo dare, altrimenti quel perdono non fa effetto nemmeno a me, perché rimango senza pace».
L’omelia si è conclusa con un appello diretto alla comunità: «Dobbiamo lasciarci toccare dalla situazione del mondo, senza rimanere all’esterno a guardarla come spettatori passivi».
Al termine della liturgia, il suggestivo rito della benedizione delle rose ha visibilmente commosso i presenti: un mare di petali colorati sollevati verso l’altare, simbolo di quella speranza e di quella fioritura spirituale che, proprio come promesso da Santa Rita nei giorni più freddi della sua vita, può nascere anche dalle ferite più profonde e apparentemente impossibili da sanare.
L’omelia del vescovo Napolioni
Il ricco programma celebrativo della giornata era iniziato con la Messa delle 6 e le successive celebrazioni alle 7.30, alle 9 (con il vescovo), alle 11.30; due appuntamenti anche nel pomeriggio con le celebrazioni eucaristiche alle 17.30 e alle 19.
Sabato 23 maggio alle 17 il Rosario e alle 17.30 la Messa di suffragio per iscritti e benefattori Pia Unione
Anche sabato 23 maggio (dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19) e domenica 24 (9-12.30) nel cortile della chiesa continuerà a essere allestito lo spazio per la benedizione e la vendita delle rose e degli oggetti.
Il rito della benedizione delle rose ricorda un particolare episodio della santa: si dice, fatti, che, sul letto di morte, santa Rita abbia chiesto una rosa del giardino dei suoi genitori; era inverno, tuttavia una bella rosa fu trovata sull’arbusto indicato dalla santa. Da allora santa Rita è stata sempre associata alle rose. Il profumo delle rose, associato a santa Rita, pervade ancora oggi la vita di uomini e donne. Da allora ad oggi, ogni devoto, porta le proprie rose in chiesa perché siano benedette e poi custodite in casa o offerte a qualche persona malata o sola affinché possa ricevere, per intercessione di Santa Rita, un po’ di un conforto o una particolare grazia. Le rose benedette sono segno di speranza, consolazione, fortezza, salute, perdono, gioia e pace nell’imitazione di santa Rita.
L’Associazione “Amici di Santa Rita ETS”
La festa di Santa Rita ogni anno è anche l’occasione per rinnovare l’adesione all’Associazione “Amici di Santa Rita ETS”, che non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità rivolte alla tutela, promozione e valorizzazione dei beni mobili ed immobili di interesse artistico e storico commissionando direttamente o finanziando interventi riguardanti la chiesa delle Sante Margherita e Pelagia in Cremona, nonché il complesso di S. Rita ad essa collegato. Inoltre l’associazione vuole anche:
- promuovere nella comunità cristiana e nella società civile i valori della famiglia, della pace, del perdono e della riconciliazione, che sono le singolari caratteristiche della testimonianza umana e cristiana di Santa Rita;
- promuovere la devozione e il culto di Santa Rita nelle modalità e secondo le indicazioni della Chiesa.
All’Associazione è possibile destinare il proprio 5×1000 compilando l’apposita sezione nella dichiarazione dei redditi mettendo il Codice Fiscale 93064540193 e rendendo così la propria dichiarazione dei redditi, da scadenza fiscale a occasione di dono, per aiutare la Chiesa di Santa Rita in Cremona.
Il semestrale “La Rosa di S. Rita”
In occasione della Festa di S. Rita è uscito il nuovo numero del semestrale “La Rosa di S. Rita”, foglio di informazione e di collegamento, che vuole essere strumento agile che consenta di far conoscere le varie iniziative e alimentare la devozione verso questa Santa.
Prosegue, anche in questo numero, la collaborazione con le Monache Domenicane di San Sigismondo, alle quali è affidata la rubrica “Voce dal Monastero”. “Separate ma non divise” è il titolo dell’attuale riflessione, che si focalizza sul racconto dell’esperienza della vita claustrale.
La nostra chiamata ad una vita separata dal mondo per dedicarci a Dio ce l’ha donata Dio stesso quando ci ha invitate a fare della nostra vita una missione di “ASCOLTO” innanzitutto di Lui, e con Lui ascolto dei fratelli. Le grate non sono segnaletica di una comoda e scontrosa “zona di silenzio”, bensì indicazione di un luogo di attento e sereno rispetto, appreso alla scuola di Dio, per chi viene a chiedere aiuto.
Sul numero di maggio è stato inoltre pubblicato un interessante approfondimento, a 460 anni dalla morte, su Marco Gerolamo Vida, la cui figura è legata principalmente, anche sotto il profilo artistico, ad alcune chiese cremonesi, e in primo luogo a quella delle Sante Margherita e Pelagia di via Trecchi, della quale fu priore residente dal 1530 e che volle riedificata a partire dal 1547.
Scarica il numero di maggio del semestrale “La Rosa di S. Rita”
















