Guarda la photogallery completa
Una Pastorale giovanile che vuole rimanere sempre al passo dei tempi e delle giovani generazioni, per continuare a essere generativa. La sfida passa anche attraverso l’oratorio, chiamato a rinnovarsi continuamente perché la comunità comunità cristiana possa prendersi cura di bambini e ragazzi nel modo migliore. In uno stile missionario e capace di integrare anche la dimensione vocazionale. Ma anche in mode sempre più sinodale e segnato dalla corresponsabilità, anche rispetto al coordinamento della pastorale giovanile e dell’oratorio. Sono stati questi i temi al centro dell’annuale appuntamento dell’Assemblea oratori, che nella serata di venerdì 23 ottobre ha riunito in Seminario responsabili degli oratori, sacerdoti, coordinatori ed educatori.
L’incontro, promosso dalla Pastorale giovanile diocesana in sinergia con la Federazione Oratori Cremonesi, si è focalizzato sul documento diocesano sul Coordinamento della Pastorale giovanile e Oratorio, di cui suor Valentina Campana ne ha ripercorso la genesi all’interno del percorso diocesano del Cortile dei sogni, che ha definito «un progetto a maglie larghe», flessibile e adattabile alle specificità di ogni parrocchia. Un’architettura operativa che richiede di radicarsi in una solida e condivisa rielaborazione teologico-pastorale.
Il vescovo Antonio Napolioni, richiamando nel suo saluto introduttivo la lampada di Assisi giunta in città per il “Giro d’Italia per la pace”, ha evidenziato come la riflessione pastorale non sia un esercizio introverso, ma un atto sinodale, politico e teologico: «Possiamo davvero realizzare un grande cantiere educativo, – ha detto – un cantiere di cambiamento, di rinnovamento della Chiesa e della società».
La serata, condotta da Mattia Cabrini, ha quindi proposto alcune suggestioni e spunti di riflessione.
Anzitutto con l’intervento di don Antonio Bandirali, vicario episcopale per il Coordinamento pastorale, che ha preso spunto dal Vangelo di Giovanni: al «Che cosa cercate?» dei discepoli, Gesù rispose «Venite e vedrete». Senza fornire un indirizzo o una struttura rigida, Cristo invita a condividerne la strada e la missione. La Chiesa – ha ricordato il sacerdote – non si genera guardando a se stessa, ma ponendosi in cammino verso l’esterno, come richiesto da Papa Francesco in Evangelii Gaudium, contro il rischio di rimanere bloccati in procedimenti interni, e dal documento sinodale Lievito di pace e di speranza, che sollecita la riconfigurazione parrocchiale nella corresponsabilità. Don Bandirali ha richiamato la continuità con il progetto diocesano del 2009 (Chi cercate? Venite e vedrete, erede del Direttorio del vescovo Assi del 1986) e la Lettera ai Filippesi (al centro di questo anno pastorale), auspicando un’unanimità di intenti capace di farsi coordinamento concreto. Una corresponsabilità che richiede un metodo di lavoro corale e armonico, che il maestro di musica Giovanni Grandi ha poi parafrasato in una ben riuscita metafora musicale.
L’organizzazione delle équipe educative richiede un’attitudine pedagogica fondata sull’ascolto e sull’armonia. Muovendo dalla celebre affermazione di san Giovanni Bosco «un oratorio senza musica è un corpo senza anima», affiancato da tre giovani trombettisti, ha offerto un’efficace dimostrazione pratica. Le fragilità dei singoli educatori non sono un ostacolo, ma la materia prima che il «buon Dio», compositore della partitura, fonde in un’armonia corale.
L’educatore professionale Luca Simmi (detto Gimmo) ha declinato il punto 4 del documento diocesano isolando sette parole chiave per la regia pastorale: custodire (il progetto educativo), sintonia (nel discernimento e nella programmazione), coordinamento/accompagnamento (tra catechesi, sport, carità e tempo libero), alleanze (con famiglie e territorio), preoccuparsi (della formazione spirituale e pedagogica), cammino (verifica pastorale senza ansia da prestazione) e gestione economica. Simmi, ricordando gli incontri trimestrali tra educatori per uscire dall’isolamento e non sentirsi “battitori liberi”, ha posto una provocatoria domanda sulle priorità reali: «Ma la precedenza a chi va? Informalità, attività, gestione, vangelo, gruppi…?».
Il realismo della vita oratoriale è emerso anche nell’imprevisto tecnico che ha impedito il videocollegamento con l’allenatore di volley Davide Mazzanti; un piccolo “fallimento” che don Matteo Alberti, presidente della FOCR, ha valorizzato come dinamica ordinaria del cammino comunitario. Da questa visione pragmatica si è aperto il confronto diretto con la platea.
In conclusione, don Alberti – affiancato dal vice don Matteo Bottesini – ha delineato i passaggi futuri, annunciando la presentazione del documento La regia dell’oratorio il 14 novembre presso il Palazzo della Regione Lombardia a cura dei vescovi lombardi.
L’invito finale rivolto alle parrocchie è di estrarre il progetto dai cassetti e avviarne la sperimentazione attiva sul territorio, sostenendosi nel cammino comune.














