La passione che accende un sogno, la comunità che si costruisce attorno a una sfida condivisa, la fatica che diventa occasione di crescita. Sono stati questi i temi al centro dell’ultima puntata della seconda stagione di “Torrazzo con Vista”, dedicata agli sport di resistenza e di fatica. Ospiti della trasmissione Riccardo Orsoni, marciatore cremonese e olimpionico a Parigi 2024, ed Ervano Vicini, presidente dell’ASD Marathon Cremona.
Il punto di partenza non poteva che essere quella scintilla che trasforma un’attività sportiva in qualcosa di più profondo. «A farmi innamorare della marcia è stata la passione di chi me l’ha raccontata e me l’ha fatta incontrare durante il primo allenamento», ha spiegato Orsoni.
Una considerazione che ha trovato sintonia nelle parole di Vicini. «L’unica cosa che accomuna me e Riccardo è la passione, perché poi i risultati parlano diversamente», ha scherzato il presidente del Marathon Cremona. Dietro la battuta, però, c’è una convinzione profonda: «È l’amore per lo sport il motore che spinge migliaia di persone a indossare le scarpe da corsa e mettersi in cammino».
Oggi, quella stessa passione, Orsoni cerca di trasmetterla agli altri. Agli studenti e giovani delle scuole che incontra, prova a raccontare la propria esperienza. «La marcia è l’esasperazione sportiva della camminata, uno dei gesti che compiamo più spesso nelle nostre giornate». Il suo desiderio è che sempre più ragazzi possano avvicinarsi a questo sport e scoprirne il fascino.
Il dialogo si è poi spostato sul tema della socialità. Corsa e marcia vengono considerate discipline individuali, ma chi le pratica sa che dietro ogni allenamento e gara esiste una comunità. «Ogni evento podistico crea appartenenza», ha sottolineato Vicini. «Le maglie, i pettorali, la preparazione condivisa fanno sentire ciascuno parte di qualcosa di più grande».
Un’esperienza che il Marathon Cremona ha visto concretizzarsi con la Cinque Porte, la storica corsa cittadina disputata venerdì 12 giugno. Una manifestazione che affonda le radici negli anni Sessanta e che dal 1991 viene organizzata dall’associazione cremonese.
Guardando a questa esperienza, Orsoni ha espresso un desiderio: «Vorrei che anche la marcia riuscisse ad ampliare i propri numeri e la propria partecipazione». L’esempio delle manifestazioni podistiche dimostra infatti come lo sport possa diventare occasione di incontro e condivisione.
Infine il tema della fatica, forse quello che più accomuna corsa e marcia. Inevitabile il riferimento al percorso che ha portato Orsoni alle Olimpiadi del 2024, un anno straordinario, con il settimo posto in Coppa del Mondo in Turchia, la finale conquistata e la qualificazione olimpica, seguita però da quella che lui stesso ha definito una “batosta” dal punto di vista sportivo.
Un’esperienza che gli ha insegnato quanto il lavoro mentale sia importante. «Se dovessi dare una percentuale direi 70% testa e 30% corpo», ha raccontato. «Per questo ho scelto di inserire uno psicologo all’interno del mio team: sono convinto che la crescita di me come atleta passi dalla capacità di conoscermi meglio e di gestire le emozioni».
Un principio che vale anche per i runner amatoriali. Vicini ha raccontato come il sostegno del figlio lo abbia aiutato a superare i propri limiti: «Prima quattro chilometri, poi dieci, quindi la mezza maratona e infine la maratona. Piccoli traguardi che hanno alimentato fiducia e autostima».
Ed è proprio qui che la puntata ha trovato il suo messaggio conclusivo. Per Orsoni «il vero obiettivo è continuare a migliorarsi. Vale nello sport, ma anche nella vita».









