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«Luogo di incontro, dialogo tra le generazioni e le culture, laboratorio fecondo da dove passano storie di Risurrezione», così il vescovo Antonio Napolioni ha definito la “nuova” Casa dell’Accoglienza di Cremona, presentata ufficialmente nel pomeriggio di martedì 5 maggio dopo la ristrutturazione. Non si tratta solo di nuove mura o nuovi spazi, ma di un nuovo modo di pensare l’accoglienza, condiviso con l’intera città.
Dopo due anni di lavori, di riprogettazione degli spazi, la struttura, ora può ospitare 180 persone. Un luogo ricco di storia e di umanità, frutto certo di una tradizione antica di carità e volontariato che caratterizza il territorio (basti pensare al patrono sant’Omobono, laico della carità e dalla borsa sempre piena per aprirsi per i poveri), ma oggi anche segno di rinnovamento e ripensamento di cosa oggi voglia dire accogliere, a 40 anni dalla sua inaugurazione, voluta dal vescovo Enrico Ass,i che aveva ereditato la struttura del Collegio Sfondrati. «Ci poniamo – ha chiarito il direttore della Caritas diocesana di Cremona, don Pierluigi Codazzi – in un solco tracciato da una lunga storia di solidarietà, ci collochiamo dentro a questo solco e dentro a questa tradizione del territorio a cui siamo grati».
Ma la nuova Casa sa guardare anche oltre, sa aprirsi al nuovo e se «continuerà l’impegno di accoglienza dei flussi migratori, si darà accoglienza anche alle famiglie che sono segnate da sfratti esecutivi, ai senza tetto e a quei lavoratori temporanei che cercano alloggio», ha chiarito don Codazzi. Una progettualità nuova dunque in spazi nuovi. Voluti e realizzati grazie al contributo del cavalier Giovanni Arvedi che, credendo a questo progetto, lancia una sfida alla città: promuovere una cultura della prossimità insieme, credenti e non credenti. Una sfida che non è della sola diocesi, ma della città, intesa come comunità di uomini.
«Ci auguriamo che sia una casa abitata, – ha dichiarato il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio – una parte viva della città, una casa dove non entrino solo i bisogni, ma anche le speranze». E in diversi interventi è risuonata la parola “corresponsabilità”, perché durante questa presentazione si è condivisa la voglia di unire le forze e gli intenti del mondo ecclesiale, del volontariato, dell’associazionismo e della società civile per «aprire una nuova stagione» dove all’opera ci siano «operai delle relazioni», come le ha definiti il primo cittadino.
La struttura ospiterà dunque chi ha bisogno di un tetto, oltre a tutti i servizi già attivi della Caritas diocesana (uffici, centro di dscolto, punto salute…) e della San Vincenzo de’ Paolo con le Cucine benefiche. È stato ampliato il numero dei posti del Rifugio notturno in relazione alla domanda sempre più frequente. Insomma non si tratta solo di rispondere a bisogni immediati e già noti, ma di aprirsi alle nuove richieste. Tenendo conto che anche l’aumento del numero di pasti distribuiti alla Cucine benefiche (70 ogni giorno), delle persone in cerca di aiuti sanitari (90 al mese) e la crescita degli accessi al centro d’ascolto (290 l’anno) fanno riflettere. È vero che «i poveri non si contano ma si abbracciano, diceva don Mazzolari», come ha ricordato Alessio Antonioli, responsabile del Centro di ascolto della Caritas, ma è anche vero che i numeri incitano a pensare a ciò che non stia funzionando nella società e sul territorio.
La presentazione della Casa dell’Accoglienza di Cremona rinnovata – alle presenza delle più alte autorità istituzionali del territorio, insieme anche alle rappresentanze del mondo sociale e del volontariato – ha dimostrato unità di intenti e di partecipazione, visto che il cortile interno era gremito. Numerosa la rappresentanza dei lavoratori del Gruppo Arvedi a cui il cavalier Giovanni Arvedi, con accanto la moglie Luciana Buschini, ha deciso di dedicare questi lavori di rinnovamento, con una targa commemorativa (benedetta dal vescovo) che ne ricorda il prezioso lavoro quotidiano.
Una occasione con la quale si è voluta celebrare anche la Festa dei lavoratori a livello diocesano, con un pensiero speciale rivolto a quanti operano in questa Casa e nelle altre strutture di Caritas Cremonese, e più in generale ai lavoratori dell’ambito sociale. Durante l’evento, tra momenti di preghiera e riflessione, è stato proposto un passaggio del Messaggio dei Vescovi per la Festa del lavoratori, sul tema “Il lavoro e l’edificazione della pace”, e Danio Pini, a nome di tutti i lavoratori dei Gruppo Arvedi, ha ricordato come il lavoro «è il modo con cui ciascuno di noi partecipa, ogni giorno, alla costruzione della comunità».
Una comunità fatta di persone vive, volontari e persone fragili, uomini che accolgono e sono accolti, che cercano aiuto e che offrono solidarietà. Tutti protagonisti di questa inaugurazione fatta con un tono ecumenico dando voce a chi vive questa Casa. Persone come Rofiqul, giovane richiedente asilo originario del Bangladesh che ha trovato aiuto pratico e dignità presso la struttura di viale Trento e Trieste e che ora sente come «una casa degna per persone degne, che vogliono essere migliori». O come Luisa Granata, volontaria della San Vincenzo de’ Paoli, che davanti ai drammi personali sa quanto contino non solo i gesti concreti di condivisione di un pasto, ma soprattutto «un abbraccio, una stretta di mano, la vicinanza», il sentirsi ascoltati. Perché nulla può colmare quel vuoto e quelle ferite che molti nascondono dietro un aspetto trascurato e triste. E non serve nascondere queste fragilità, non si deve temere a “a mostrare il volto fragile” di una città, come ha sottolineato il sindaco. Se però c’è la forza e la voglia di cercare risposte concrete e condivise.
Un pomeriggio di festa animato dal corso The Hallelujah Singers Gospel Choir di Cremona e che si è concluso con la possibilità per tutti di visitare gli spazi rinnovati.
La struttura e i servizi
La ristrutturazione della Casa dell’accoglienza di Cremona non è stata pensata solo per rispondere a esigenze di tipo funzionale, normativo e di efficientamento energetico: di pari passo è stato realizzato un radicale rinnovamento organizzativo della struttura stessa per rispondere nel modo più adeguato ai bisogni del territorio. L’obiettivo è quello di valorizzare sempre di più questa Casa quale luogo dell’impegno alla solidarietà e alla carità, anche sul versante educativo nei confronti delle giovani generazioni, ma non solo. Per questo si sono messe le basi perché ad “abitare” questa casa non siano solo i suoi “ospiti”, ma anche il mondo del volontariato, ecclesiale anzitutto, coinvolgendo associazioni e parrocchie, ma nell’ottica di una rete capace di coinvolgere tutte le realtà del Terzo settore che operano sul territorio.
«Si tratta di un processo di cambiamento sicuramente ambizioso – precisa il direttore don Pierluigi Codazzi – e che intende inserirsi in un contesto più ampio, che porta anche a guardare con attenzione al quartiere, con una riflessione che coinvolge anche la rivalorizzazione anche dell’ex ospedale San Francesco, nella non lontana piazza Lodi».
La prima fase del cantiere, avviato due anni fa, ha interessato gli ambienti al piano terra. Il riadattamento degli uffici Caritas, del Centro d’ascolto e del Punto salute ha permesso una riqualificazione più funzionale, pensata per agevolare il lavoro degli operatori, garantire un più comodo accesso degli utenti e favorire il lavoro di équipe, grazie alla sala riunioni ricavata nell’ex bar (all’angolo tra via Stenico e via S. Antonio del Fuoco), trasformato in un luogo aperto alla cittadinanza e in cui favorire l’incontro di associazioni e gruppi giovanili di volontariato.
Inoltre, sono stati realizzati uno Sportello migranti e locali adibiti al Deposito bagagli dei senza fissa dimora. E ancora: gli spazi riservati all’accoglienza notturna, con il dormitorio maschile su una superficie di 148 metri quadrati e con una capienza di una quindicina di posti letto, dotato di un locale di soggiorno e servizi igienici con docce. Completano il piano terra l’area delle Cucine benefiche gestite dalla Società San Vincenzo de’ Paoli, gli uffici amministrativi e la cucina, con gli attigui locali per il servizio mensa, che diventa anche una potenziale sala polivalente.
I piani superiori della struttura sono destinati all’accoglienza abitativa, con una capienza residenziale complessiva di 180 posti suddivisa tra migranti, famiglie in emergenza, il Cpa (Centro di prima accoglienza per cittadini cremonesi in disagio abitativo), lavoratori in transito.
Nella ristrutturazione della Casa dell’accoglienza di Cremona è da segnalare anche il contributo che alcune persone detenute nella casa circondariale di Cremona hanno offerto: proprio nella falegnameria di Ca’ del Ferro hanno ripreso vita le persiane della struttura. Una attività che ha contribuito concretamente alla costruzione di un bene utile alla comunità: quella stessa comunità che in qualche modo hanno leso con il reato commesso e per cui questo progetto è diventato occasione di riscatto.
Una casa da abitare anche grazie a quanti vorranno rendersi disponibili come volontari. Un vero e proprio appello per offrire tempo e impegno è stato lanciato nei mesi scorsi nell’ambito delle iniziative della Quaresima di carità. Un volontariato che deve essere preparato e accompagnato, perché la carità, per essere efficace, deve essere generata dall’ascolto della Parola, come anche competente e motivata.
La Casa dell’accoglienza di Cremona è nata – e continuerà a vivere – per offrire ospitalità a persone segnate da un disagio esistenziale, lavorativo, abitativo, fisico. Una casa aperta ai diversi tipi di accoglienza, ma sempre nel segno di una carità ispirata al patrono sant’Omobono, «padre dei poveri».

















































