Accogliere, incontrare, lasciarsi cambiare. È il cuore della nuova puntata di Torrazzo con vista, dedicata alla Giornata nazionale dell’affido familiare del 4 maggio. A raccontarlo al video-podcast di Trc sono stati Stefano Rustici e Claudia Barbieri, entrambi genitori affidatari dell’associazione Il Girasole di Cremona, protagonisti di un dialogo che ha messo al centro il significato più profondo dell’affido. Tutto parte da una parola: disponibilità. «Nella dinamica dell’affido c’è una grande apertura all’accoglienza dell’altro e all’incontro», ha spiegato Rustici. Un’apertura che, come ha aggiunto Barbieri, significa anche «accettare che qualcuno entri nella propria vita e ne cambi gli equilibri. È un po’ come prendere un treno in corsa: un bambino arriva all’improvviso, e con lui cambiano ritmi, abitudini, prospettive». La famiglia si trasforma, si adatta, cresce.
Ogni esperienza è diversa, perché ogni bambino porta con sé una storia unica. Lo ha sottolineato ancora Rustici: «Ci sono bisogni differenti, fragilità, modalità diverse di chiedere attenzione o affetto. La quotidianità si modella su queste esigenze, proprio come accade in ogni famiglia». Ma qui il punto decisivo è la cura. «I minori in affido arrivano spesso da contesti segnati da difficoltà e sofferenze: hanno bisogno innanzitutto di ciò che è essenziale, sicurezza, affetto, stabilità, e, a partire da questo, possono costruire nuove relazioni».
Non mancano le fatiche. «All’inizio può spaventare – ha ammesso Barbieri – perché si accoglie qualcuno che fino a poco prima era estraneo. Eppure proprio questa esperienza diventa occasione per accorciare le distanze, per riscoprire il valore dell’incontro». L’affido, in questo senso, non è solo risposta a un bisogno, ma anche possibilità di crescita per chi accoglie.
Nel racconto dei due ospiti è emersa anche la complessità del sistema. Esistono diverse forme di affido: da quello in emergenza, che richiede la disponibilità ad accogliere un bambino nel giro di poche ore, ai progetti più strutturati, che durano generalmente due anni, rinnovabili. In teoria, l’obiettivo è il rientro del minore nella famiglia d’origine. Ma, come ha evidenziato Barbieri, «questo percorso è spesso difficile: le fragilità dei nuclei d’origine, insieme alla carenza di risorse nei servizi, rendono complicato un ritorno in tempi brevi. Così, l’affido si prolunga, diventando un tratto stabile della vita familiare».
Eppure, nonostante le difficoltà, il bilancio è positivo. Rustici ha descritto l’arrivo di un bambino come «una gravidanza di pochi giorni: un’attesa breve ma intensa, che apre a una nuova storia. Una storia che rimette continuamente in gioco gli equilibri, ma che arricchisce profondamente».
Lo conferma anche Barbieri, che con un sorriso racconta come all’inizio, con il marito, avessero escluso l’idea dell’affido. Poi la vita ha cambiato direzione e oggi quell’esperienza è diventata parte integrante del loro cammino. Non solo: insieme all’associazione Il Girasole stanno contribuendo a sviluppare nuove forme di sostegno «coinvolgendo famiglie disponibili ad accompagnare i minori in attività quotidiane, una visita al museo, una serata a teatro, offrendo supporto senza necessariamente accoglierli in casa». Un modo diverso, ma altrettanto significativo, di vivere l’affido. Perché, come emerge da questa puntata, accogliere non significa solo aprire la porta di casa, ma soprattutto aprire uno spazio di relazione. E in quello spazio, spesso, nascono legami capaci di cambiare la vita di tutti.









