“The Nature of Hope”: al Museo Diocesano di Cremona la fotografia diventa un manifesto di speranza e impegno ambientale

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Si è aperta ufficialmente nel pomeriggio di sabato 7 marzo nella suggestiva cornice del palazzo vescovile di Cremona la mostra “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”. L’esposizione, visitabile fino al 17 maggio, segna un nuovo capitolo della partnership tra il Museo Diocesano di Cremona e il Festival della Fotografia Etica di Lodi e porta all’ombra del Torrazzo il lavoro di leggende del National Geographic e voci emergenti del fotogiornalismo mondiale.

Ad accogliere il numeroso pubblico è stato Stefano Macconi, conservatore del Museo Diocesano, che ha tracciato il senso di questa nuova tappa espositiva: «La nostra collaborazione con il Festival della Fotografia Etica è ormai un rapporto di profonda amicizia che ci permette di osare. Dopo un triennio in cui abbiamo esplorato il continente americano attraverso mondi e popoli spesso non narrati, quest’anno abbiamo deciso di cambiare tema. Su suggerimento di Alberto Prina e della curatrice, abbiamo introdotto il rapporto tra uomo e natura, un tema urgente che interroga profondamente la nostra contemporaneità».

Il titolo della mostra – “The Nature of Hope” – ha offerto lo spunto per la riflessione di mons. Gianluca Gaiardi, direttore del Museo Diocesano, che ha collegato l’evento al clima spirituale del Giubileo: «È bello vedere come le nostre istituzioni sappiano costruire momenti di tale valore umano. Mi piace condividere con voi un messaggio di speranza: abbiamo appena vissuto il Giubileo della Speranza e mi piace immaginare che questa “porta” resti aperta. Questa mostra è esattamente questo: un invito all’ascolto delle storie, al dialogo tra comunità e alla fiducia nel guardare avanti».

Il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, ha sottolineato il valore sociale dell’operazione culturale: «Dobbiamo puntare sulla contaminazione dei contesti. Utilizzare il nostro patrimonio storico di pregio per ospitare arti diverse è una scelta dinamica e preziosa, che rompe gli approcci settoriali. In un’epoca in cui siamo bombardati da immagini, è vitale imparare a usarle in profondità. La fotografia qui esposta non è solo estetica, è empatia, qualcosa che attiene alla dimensione profonda della relazione umana».

Un concetto ripreso da Rodolfo Bona, assessore alla Cultura del Comune di Cremona, che ha posto l’accento sulla resilienza: «Viviamo in un periodo di ansia, segnato da guerre e tensioni. Questa mostra ci propone uno sguardo diverso, che parla di conservazione e della capacità di resistere. Lo sguardo delle donne, centrale in questo percorso, restituisce una sensibilità artistica che diventa spazio di riflessione, rallentando la velocità con cui oggi consumiamo i contenuti visivi».

 

 

L’importanza della rete territoriale è stata ribadita da Francesco Milanesi, assessore alla Cultura del Comune di Lodi: «Il Festival riesce a portare il mondo a Lodi e Lodi nel mondo. Attraverso storie dure e vere, ci mette di fronte a realtà difficili ma necessarie. La collaborazione forte tra le città di Cremona e Lodi non è scontata ed è il segno che i valori si costruiscono e si condividono insieme».

Alberto Prina, direttore del Festival, ha invitato i visitatori a una responsabilità attiva: «Rispetto, dialogo e responsabilità sono i tre elementi che questa mostra ci lascia. Alcune immagini diventano simboliche e continuano a parlarci anche dopo la visita. Il nostro compito è quello della staffetta: ricevere questa fiaccola di consapevolezza e passarla agli altri».

Il cuore del progetto è stato illustrato dalla curatrice Laura Covelli: «Quest’anno ci siamo allontanati dalle cronache di comunità per concentrarci sul mondo naturale attraverso la figura straordinaria di Jane Goodall. Jane non è stata solo un’etologa, ma una donna che ha lavorato mossa dalla speranza anche dove non sembrava essercene. Moltissime delle fotografe in mostra si sono ispirate a lei e hanno donato le loro opere per sostenere la conservazione della biodiversità. I fotografi ci permettono di vedere luoghi e storie che spesso non arrivano ai media tradizionali».

A conclusione, Laura Covelli ha emozionato i presenti leggendo un passo tratto dal “Libro della speranza” di Jane Goodall, prima di guidare il pubblico nella sala delle esposizioni temporanee, nel piano seminterrato del Palazzo Vescovile, dove la mostra prende vita.

 

 

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TeleRadio Cremona Cittanova
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