Che cosa significa avere speranza oggi? Non è un sentimento astratto, ma una forza concreta, un motore di cambiamento. È questa l’essenza di “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”, la nuova esposizione ospitata, dal 7 marzo al 17 maggio, nella splendida cornice del Museo Diocesano di Cremona. Il progetto, nato in seno al Festival della Fotografia Etica e già presentato con grande successo a Lodi nel 2024, approda a Cremona in una veste rinnovata. Si tratta di un’occasione unica per riflettere sul nostro legame con il mondo naturale attraverso gli occhi di chi ha dedicato la vita a raccontarlo.
Al centro della mostra c’è lei, Jane Goodall. Figura leggendaria della ricerca scientifica, la Goodall ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali, dimostrando che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto più sottile di quanto pensassimo. Ma la mostra non celebra solo la scienziata: celebra la donna, la visionaria e l’attivista che ha mostrato a intere generazioni di donne come la propria voce possa realmente cambiare il corso della storia.
La mostra è frutto di una curatela esclusiva firmata da Laura Covelli, Curatrice del Festival della Fotografia Etica, pensata appositamente per dialogare con gli spazi del Museo Diocesano. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Vital Impacts, l’organizzazione no-profit statunitense guidata da donne che utilizza l’arte per supportare chi, ogni giorno, lotta per proteggere habitat e specie in pericolo.
Il Museo Diocesano di Cremona si conferma un polo culturale d’avanguardia che, sotto la guida del Direttore Don Gianluca Gaiardi e del conservatore Stefano Macconi, ha fatto della fotografia un proprio fiore all’occhiello. Grazie a una solida partnership con il Festival della Fotografia Etica che prosegue ormai da quattro anni, il Museo non è solo un luogo di conservazione, ma uno spazio vivo capace di ospitare storie trasversali. Questa scelta coraggiosa permette di creare un dialogo profondo con i visitatori, sensibilizzando il pubblico su temi sociali e ambientali di vitale importanza attraverso la potenza del linguaggio visivo.
Il percorso espositivo: tra icone e nuove prospettive
Il cuore pulsante dell’esposizione è rappresentato dal lavoro di Michael “Nick” Nichols, leggenda del National Geographic e tra i più influenti fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha seguito Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i momenti di profonda intimità e connessione spirituale con gli scimpanzé. I suoi scatti sono diventati simboli universali di conservazione ambientale, capaci di catturare l’anima della foresta e di chi la abita.
“The Nature of Hope” è anche un palcoscenico per lo sguardo femminile. Accanto a Nichols, spicca la partecipazione di Ami Vitale, fotografa pluripremiata e fondatrice di Vital Impacts e fresca vincitrice del prestigioso riconoscimento Explorers at Large del National Geographic.
Vitale è celebre per aver documentato storie di incredibile resilienza, come il ritorno in natura degli ultimi rinoceronti bianchi settentrionali o il lavoro delle comunità locali in Africa per la protezione degli elefanti. Il suo approccio non si ferma alla denuncia, ma cerca sempre la bellezza e la speranza, trasformando la fotografia in uno strumento di empatia universale.
La partecipazione di numerose fotografe donne non è casuale: è una dichiarazione d’intenti che mira a riconoscere il contributo fondamentale del genere femminile nella fotografia naturalistica e nella conservazione ambientale. Il risultato è una trama corale che racconta la fragilità e, allo stesso tempo, l’incredibile forza della nostra “Madre Terra”.
Oltre lo scatto: l’impegno del Festival della Fotografia Etica
Questa mostra è solo una delle tante tappe di una storia iniziata nel 2010 a Lodi. Il Festival della Fotografia Etica oggi, sotto la direzione di Alberto Prina, continua a crescere con un’idea precisa: la fotografia è un potente strumento per il cambiamento, deve accendere riflettori sulle ingiustizie, deve informare e, soprattutto, deve spingere all’azione. Attraverso il “Travelling Festival”, le mostre nate a Lodi viaggiano ora in tutta Italia ed Europa, portando ovunque storie che meritano di essere ascoltate.
“The Nature of Hope” è un invito aperto a tutti: a chi ama la natura, a chi crede nel potere delle immagini e a chi cerca un motivo per restare ottimista. Perché, come insegna Jane Goodall, la speranza è qualcosa che dobbiamo guadagnarci ogni giorno con le nostre azioni.




