Sport e scuola: una alleanza possibile per aiutare a crescere

Ospiti della nuova puntata del podcast di TRC "Torrazzo con vista" l'olimpionica Valentina Rodini (oro a Tokyo nel canottaggio) e il judoka Andrea Sozzi

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Lo sport come parte integrante del percorso formativo, non semplice attività accessoria. È questo il tema al centro della nuova puntata di Torrazzo con Vista, il video podcast di Trc, che ha messo in dialogo due esperienze diverse ma convergenti: quella di Valentina Rodini, oro olimpico nel canottaggio a Tokyo 2020 e membro della Giunta nazionale atleti del Coni, e quella di Andrea Sozzi, presidente del Kodokan Cremona e della Fijlkam Lombardia.

Per Sozzi il nodo è culturale prima ancora che organizzativo. «In Italia lo sport è ancora visto come qualcosa di accessorio rispetto al panorama scolastico», ha osservato. Eppure, i segnali di cambiamento non mancano. «I progetti legati alla salute e all’attività motoria, come Attiva kids, indicano che la direzione presa sembra essere quella giusta». L’idea è chiara: il percorso sportivo non è in alternativa a quello scolastico, ma può sostenerlo e rafforzarlo. «Certo, a livelli agonistici elevati occorre fare scelte impegnative, ma lo sport resta sempre una risorsa».

Rodini ha ripreso questo punto sottolineando in particolare la fase dell’adolescenza, «momento delicato in cui ciascuno è chiamato a costruire la propria identità. È una dimensione da prendere in considerazione nel percorso educativo». Contemporaneamente, ha rilevato come questa consapevolezza stia entrando, gradualmente, anche nel sistema italiano: «Mi pare che stiamo andando in questa direzione: il nostro Paese sta portando avanti il binomio studio e sport». Non si tratta solo di organizzare meglio i tempi, ma di riconoscere allo sport un valore formativo intrinseco.

Sozzi ha portato l’esempio del judo, disciplina che ha praticato e che insegna da anni. «Il judo nasce come forma educativa, solo dopo è diventato sport olimpico. In questa radice sta la sua forza: vittoria e sconfitta sono due facce della stessa medaglia, occasioni di crescita». Il tatami diventa così palestra di vita, dove si impara il rispetto dell’altro, la gestione delle emozioni, la disciplina. «L’obiettivo non è semplicemente battere l’avversario, ma essere meglio del me stesso di ieri». Una prospettiva che dialoga in modo naturale con il cammino scolastico e personale di ogni ragazzo.

Le parole di Sozzi trovano eco nell’esperienza di Rodini. Da atleta abituata a misurarsi con l’alta competizione, oggi impegnata anche in un ruolo più gestionale, ha raccontato di aver scoperto «il mondo che c’è dietro all’atleta, una rete di persone, competenze e sostegni che rende possibile il raggiungimento dei risultati». È uno sguardo nuovo, che amplia l’orizzonte: lo sport non è solo performance individuale, ma sistema educativo e comunità. Eppure, ha aggiunto con realismo, «stiamo sfruttando poco lo sport come leva per arrivare alla realizzazione personale. Nonostante i progressi, resta un potenziale non ancora del tutto espresso».

Qui le riflessioni dei due ospiti si incontrano: se lo sport venisse pienamente riconosciuto come parte del percorso formativo, potrebbe contribuire in modo decisivo alla crescita integrale dei giovani.

La puntata si è chiusa con una convinzione condivisa: educare attraverso lo sport significa accompagnare i ragazzi a conoscere loro stessi, ad accettare la fatica, a trasformare errori e sconfitte in occasioni di maturazione. Non un’aggiunta marginale, ma un alleato prezioso per formare persone consapevoli, capaci di mettersi in gioco dentro e fuori dal campo.

TeleRadio Cremona Cittanova
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