Si sono susseguiti in questi giorni anche da Castelverde i ricordi commossi di don Giuseppe Soldi, parroco di Sant’Archelao dal 1974 al 1987. Si tratta perlopiù di flash, che ne restituiscono la missione sacerdotale, la devozione mariana, l’aperta e gioviale umanità.
Don Giuseppe è stata presenza importante per il nostro paese. Succedeva a don Aldo Cozzani, discepolo di Mazzolari passato alla parrocchia di Cristo Re in città. Quest’ultimo, in attuazione della riforma conciliare, aveva proseguito, con più pazienza e maggior delicatezza, lungo la strada tracciata dal predecessore, l’altrettanto mazzolariano don Ettore Fontana: tra le sue opere, basti citare l’istituzione, nel 1972, del Consiglio parrocchiale, occasione non solo di supporto alle attività pastorali, ma anche di dialogo e reciproca intesa con la componente laicale. Tale lavoro di costruzione di uno spirito comunitario, non privo di contraddizioni ma in ogni caso corroborato dall’organizzazione di quattro convegni parrocchiali, fu appunto quel che accolse don Giuseppe nell’antico “giardino della diocesi” di bonomelliana memoria.
Nato a Casalsigone nel 1931, fratello dello scomparso direttore de “La Provincia” Fiorino Soldi, proveniva da Zanengo, dove l’aveva accompagnato il culto per la Madonna della Speranza venerata nel piccolo santuario appena fuori dall’abitato. A Castelverde si segnalò fin dall’inizio per l’intraprendenza e le spiccate doti relazionali, che gli resero facili, tra l’altro, dispendiosi ma necessari interventi alle strutture: la posa dell’impianto di elettrificazione delle campane (1974), i restauri della facciata della chiesa (1975) e del campanile (1983), il rifacimento degli impianti di amplificazione e di riscaldamento (1982-1983), il ripristino dell’Aula Santa Cecilia come sala riunioni, in passato adibita a oratorio (1983).
In campo pastorale, soprattutto, il suo apporto risultò determinante. Oltre all’assidua e gioiosa frequentazione dell’Opera pia SS. Redentore, nonché ai convegni parrocchiali, già sperimentati nel passato e ai quali seppe dare rinnovato impulso (dal 1975 era anche vicario per la zona VI, posta sotto il patronato della mai dimenticata Madonna della Speranza), a lui si deve la cosiddetta “Missione ’77”, in occasione del terzo centenario della costruzione della chiesa. L’anno successivo, per accompagnare in una tradizione di senso i rapidi cambiamenti demografici e sociali del paese, promosse la realizzazione del volume Castelverde. Capitoli di storia locale, affidato a don Carlo Pedretti.
Ma fu soprattutto alla chiesa sussidiaria di Livrasco, da lui tenacemente voluta e costruita nel 1981 su progetto dell’ingegner Mario Galli, che don Giuseppe donò il suo cuore. Nel maggio 1982, nell’ambito della “Missione Mariana” indetta per i 550 anni dall’apparizione della Madonna di Caravaggio, il santuario dedicato ancora una volta a Santa Maria Madre della Speranza fu benedetto dal vescovo Fiorino Tagliaferri.
Nel novembre 1986 preparò la visita pastorale del vescovo Enrico Assi, dov’ebbe come principale collaboratore nel riordino del ricco archivio parrocchiale e nella sistemazione delle reliquie e degli arredi sacri Valerio Farina, poi presidente dell’Opera pia SS. Redentore.
Della lunga esperienza a Castelverde, così come dei tanti parrocchiani che qui incrociò e che gli vollero bene, ha tenuto fino all’ultimo viva memoria. Che resta tale, oggi, in chi l’ha conosciuto e stimato.
Matteo Morandi
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