L’ultimo saluto a don Carletti, il vescovo: «Nella fatica di vivere la gioia di credere»

Le esequie dell’88enne parroco emerito di Picenengo deceduto il 14 febbraio, celebrate a Cingia de’ Botti, suo paese natale

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È nella chiesa parrocchiale di Cingia de’ Botti, paese natale di don Raffaele Carletti, che nella mattinata di martedì 17 febbraio è stato dato l’ultimo saluto al sacerdote classe 1937, parroco emerito di Picenengo, deceduto sabato 14 febbraio all’Ospedale di Cremona, dove era stato portato la stessa mattina a seguito di un malore.

Accanto ai famigliari (i fratelli e i nipoti) c’era la comunità di Cingia e le realtà che don Carletti ha servito negli anni di ministero, rappresentate anche dai confratelli giunti dalle diverse parti della diocesi e che hanno concelebrato le esequie insieme al parroco don Ettore Conti e ai vicari episcopali che, insieme anche al vescovo emerito Dante Lafranconi, hanno affiancato il vescovo Antonio Napolioni che ha presieduto l’Eucaristia.

«Non comprendete ancora?», ha chiesto il vescovo Napolioni introducendo l’omelia con le parole del Vangelo: «Non comprendiamo mai abbastanza di Dio, di noi stessi, della vita», è stata la risposta chiara. Perché «il desiderio di capire, di vedere e di gustare è davvero inesauribile e dà senso a tutte le stagioni della vita», ha sottolineato il vescovo mettendo in guardia da chi pensa e afferma di aver «capito tutto». Neanche per un prete allora tutto può essere chiaro. Perché altrimenti il rischio sarebbe «di diventare un prete in una chiesa di marmo». E invece «siamo preti – ha detto ancora il vescovo – in una Chiesa di carne, fragile, umana, delicata, mutevole, soggetta agli alti e ai bassi, capace di un’inquietudine sana e necessaria: quella di chi non si sente mai arrivato, di chi non si accontenta». Ed è con l’immagine di chi cammina su un crinale che il vescovo ha voluto ricordare don Raffaele: «come su un crinale di montagna, guardando panorami che lo affascinavano e altri invece che lo intimorivano».

Monsignor Napolioni ha ricordato le tante comunità e i diversi contesti vissuti da don Carletti, «appassionandosi ai giovani e alla scuola, alle esigenze della carità, agli studi per il dialogo tra le religioni e tra cristiani». Tante sfaccettature, come «un pungolo» «che lo faceva anche soffrire e che lo rendeva poco comprensibile a chi vuole mettere tutto in ordine. Ma gli uomini e le donne – ha ricordato Napolioni – non sono fatti per essere messi in ordine, come fossero le cose di un cassetto: sono fatti per essere amati. E accompagnati incontro alla Fonte».

Prendendo poi ancora spunto dalla «Parola di Dio, provocante come la vita di don Raffaele», la Lettera di Giacomo (Beato l’uomo che resiste alla tentazione) ha aiutato a riflettere sulla tentazione umana: non solo quella dei grandi peccati, ma anche quella che nasce «dalle proprie passioni, dai sentimenti che si imbrogliano un po’ tra di loro, dalle stanchezze, dalle paure»: «ingannati a tal punto da non percepire l’amore fedele di Dio», ha detto il vescovo.

Monsignor Napolioni ha voluto ricordare anche i dialoghi personali avuti in questi dieci anni con don Raffaele, «in cui il suo sorriso, fatto di un dente o poco più, dava sempre l’ultima parola alla gioia di credere, nella fatica di vivere la gioia di credere». «E allora guardiamo a Gesù come Colui che davvero ha in serbo per noi pane in abbondanza», ha detto il vescovo con un richiamo a non farsi vincere dalle preoccupazioni materiali, anche quando possono dare ansia. «Ora don Raffaele – ha proseguito – è davanti a queste sporte di pane avanzato, pronto per tutti coloro che arriveranno in Cielo. E aiuterà Gesù a spezzarlo, a distribuirlo, anche a noi quando arriveremo».

E allora ecco la risposta a quella domanda: non comprendete ancora? «È Dio – ha concluso il vescovo – che ci com-prende: prendere insieme, abbracciare, portare a compimento tutte le briciole di vita di ognuno di noi in un nuovo impasto, che sazierà in eterno i nostri cuori: l’impasto con la SS. Trinità. È iniziato nel battesimo, è diventato per noi ministero sacerdotale, l’avventura di essere ancora credenti in questo tempo, e sarà il senso unico, pieno, definitivo, sovrabbondante della vita di tutti i figli di Dio».

 

Omelia del vescovo Napolioni

 

 

 

Profilo biografico di don Carletti

Classe 1937, originario di Cingia de’ Botti, don Raffaele Carletti (all’anagrafe Aristide) è stato ordinato presbitero l’8 giugno 1963 mentre risiedeva con la famiglia nella parrocchia di Sant’Abbondio: una classe di 11 sacerdoti, oggi rappresentata solo da don Angelo Bravi, di un anno più giovane.

Sacerdote novello ha iniziato il proprio ministero come vicario a Cremona, nell’allora parrocchia di S. Sigismondo. Poi, nel 1974, la nomina a parroco di Santa Maria dei Sabbioni, a Cappella Cantone, dove è rimasto sino al 1982, quando ha assunto l’incarico di assistente della Scuola cattolica Cooperativa Cittanova, mantenuto per 9 anni.

Dal 1991 al 1993 è stato parroco alla Cipressa, in diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Rientrato in diocesi è stato collaboratore parrocchiale ad Annicco, tra il 1994 e il 1995, prima di intraprendere gli studi ecumenici a Venezia.

Tornato a Cremona, è stato assistente diocesano della Società San Vincenzo de’ Paoli (1997-2003) e docente in Seminario (1998-1999).

Nel 1999 è diventato parroco di Picenengo, nella periferia della città di Cremona, dove ha svolto il proprio ministero per 10 anni. Successivamente, sempre a Cremona, sino al 2012 è stato collaboratore parrocchiale nella parrocchia di Borgo Loreto.

Lasciato il servizio in parrocchia, si era ritirato continuando a risiedere nel capoluogo. Negli ultimi anni si era ritirato presso Casa Serena, la residenza per anziani di via Aselli gestita dalle Figlie di Gesù Buon Pastore, accudito dall’affetto dei fratelli e degli altri famigliari.

Era stato don Carletti a inaugurare, alla fine degli anni Novanta, lo spazio domenicale dedicato al Vangelo sul quotidiano La Provincia di Cremona: un servizio continuato poi dal compianto don Romeo Cavedo e da don Marco D’Agostino, oggi a cura di don Paolo Arienti.

Nel 2000 pubblicò il libro “Lettere di una grande amicizia: il cappellano militare Annibale Carletti a don Primo Mazzolari. La sua vicenda umana e sacerdotale (lettere dal 1908 al 1920)” per l’Editrice Confronti.

A seguito di un malore, nella mattina di sabato 14 febbraio è stato trasportato all’Ospedale di Cremona, dove è morto. Il 4 marzo avrebbe compito 89 anni.

TeleRadio Cremona Cittanova
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