“Volto e voce sono sacri”. È il cuore del Messaggio di Leone XIV per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (17 maggio 2026), diffuso come consuetudine il 24 gennaio nella memoria di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Il documento, intitolato “Custodire voci e volti umani”, affronta le sfide poste dall’intelligenza artificiale alla comunicazione e all’identità della persona.
Il Papa ricorda come gli antichi greci usassero la parola “volto” (prósōpon) per indicare la persona, mentre il latino persona (da per-sonare) include il suono, “la voce inconfondibile di qualcuno”. Volto e voce, spiega Leone XIV, “ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto”. “Custodire volti e voci umane significa custodire noi stessi”, avverte il Papa, denunciando come i sistemi di IA, “simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia”, invadano “il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”. La sfida, sottolinea, “non è tecnologica, ma antropologica”.
I rischi dell’IA: dall’erosione del pensiero alla simulazione delle relazioni
Il Messaggio analizza i molteplici rischi dell’intelligenza artificiale. Leone XIV denuncia gli algoritmi che “premiano emozioni rapide e penalizzano espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione”, chiudendo gruppi di persone “in bolle di facile consenso e facile indignazione” e alimentando polarizzazione sociale. A ciò si aggiunge “un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come ‘amica’ onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, ‘oracolo’ di ogni consiglio”.
Il Papa mette in guardia: “Sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.
Preoccupazione anche per l’industria creativa, che rischia di essere “smantellata e sostituita con l’etichetta ‘Powered by AI’”, trasformando le persone “in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore”. Particolare attenzione ai chatbot che, “resi eccessivamente ‘affettuosi’, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi”. Il rischio, osserva Leone XIV, è costruirci “un mondo di specchi, dove ogni cosa è fatta ‘a nostra immagine e somiglianza’”, privandoci dell’incontro con l’altro. “Senza l’accoglienza dell’alterità – ammonisce – non può esserci né relazione né amicizia”. Il Papa segnala inoltre il problema della distorsione (bias) e delle “allucinazioni” dei sistemi di IA, “che spacciano una probabilità statistica per conoscenza”, alimentando disinformazione e “un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza”.
Responsabilità, cooperazione, educazione: i pilastri di un’alleanza possibile
Di fronte a queste sfide, Leone XIV denuncia “una preoccupazione importante riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto”.
La risposta non sta nel “fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla”, attraverso un’alleanza fondata su tre pilastri: “responsabilità, cooperazione e educazione”.
Ai vertici delle piattaforme il Papa chiede che “le proprie strategie aziendali non siano guidate dall’unico criterio della massimizzazione del profitto, ma anche da una visione lungimirante che tenga conto del bene comune”. Ai creatori di IA domanda “trasparenza e responsabilità sociale”. Ai legislatori compete “vigilare sul rispetto della dignità umana”. Leone XIV richiama anche le imprese dei media: “La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi”. E aggiunge: “L’informazione è un bene pubblico”. Urgente, per il Papa, l’alfabetizzazione ai media e all’IA “nei sistemi educativi di ogni livello”, estesa anche “agli anziani e ai membri emarginati della società”. “Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone – soprattutto i giovani – acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito”. Il Messaggio si chiude con un appello: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona”.
Il testo integrale del Messaggio per la Giornata delle comunicazioni 2026




