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Nel pomeriggio di domenica 26 gennaio la piazza del Comune di Cremona si è trasformata in un grande spazio di incontro, gioco e condivisione. Un campo aperto, vivo, animato da bambini e ragazzi che hanno risposto all’invito per una giornata dedicata alla pace. Un’iniziativa corale, realizzata da Azione Cattolica Cremona insieme a Federazione Oratori Cremonesi, SI Cremona, Pax Christi, Comunione e Liberazione, i gruppi scout Agesci Cremona 2 e Cremona 3, il CNGEI Cremona 1 e a Libera Contro le mafie.
La “Festa della Pace”, appuntamento storico del cammino educativo di Azione Cattolica Cremona, quest’anno ha assunto un valore ancora più profondo alla luce delle tensioni e dei conflitti che segnano il nostro tempo. Un significato reso ancora più intenso dalla testimonianza di Gianpietro Seghezzi, che nella chiesa di San Girolamo ha incontrato adolescenti e giovani per condividere l’esperienza dei suoi viaggi in Ucraina, compiuti nel 2024 e nel 2025 in occasione del Giubileo della speranza.
All’inizio dello scorso ottobre, infatti, Seghezzi ha raggiunto Kiev e Kharkiv insieme a centodieci volontari italiani del Movimento europeo di azione nonviolenta (Mean) entrando in contatto diretto con una realtà ferita dalla guerra_ «Abbiamo incontrato persone che vivono ogni giorno la paura e l’incertezza – ha raccontato – e che ci hanno chiesto soprattutto una cosa: non essere dimenticate. Tornare a casa e raccontare ciò che abbiamo visto, ciò che ci hanno confidato».
Parole forti, ascoltate in silenzio, capaci di lasciare un segno profondo. «A Kharkiv – ha detto ancora Seghezzi – abbiamo partecipato a una cerimonia in un cimitero che si riempie ogni giorno delle tombe di giovani soldati. C’era dolore, ma anche dignità, orgoglio, una straordinaria volontà di resistere e ricostruire. Vivono con allarmi continui che ricordano la possibilità di un attacco, eppure continuano ad andare avanti con una forza che colpisce».
Mentre nella chiesa si ascoltavano storie di guerra e speranza, in piazza del Comune i più piccoli sperimentavano un altro linguaggio universale: quello del gioco. Nove campi, nove proposte diverse, tra sport e attività di gruppo, hanno coinvolto i ragazzi insieme ai loro educatori e accompagnatori. Pallavolo, basket, pallamano, hockey su prato, tiro alla fune e giochi cooperativi hanno trasformato il pomeriggio in un’esperienza di entusiasmo e partecipazione. Ogni squadra portava il nome di un Paese oggi segnato dalla guerra, per ricordare che la pace nasce anche dall’incontro, dal rispetto reciproco e dalla capacità di collaborare. Come nello sport, dove il gioco insegna regole condivise, ascolto e fiducia, così anche tra i popoli il dialogo resta l’unica strada possibile.
Alle 17, terminata l’attività in piazza, tutti i gruppi si sono ritrovati in Cattedrale per un momento di preghiera e riflessione. Don William Dalè, assistente diocesano ACR, ha ricordato che «la pace non è soltanto assenza di guerra, ma è armonia, costruzione di relazioni, creazione di ponti. Nasce dai gesti quotidiani, da un linguaggio che non ferisce, dalla capacità di prendersi cura gli uni degli altri».
La giornata si è conclusa con una merenda condivisa nel cortile del palazzo vescovile, gesto semplice e autentico, capace di riassumere il senso profondo dell’intera esperienza: stare insieme, costruire comunità, seminare pace.
L’iniziativa “Terra in pace” ha ribadito con forza che la pace non è un’idea astratta, ma una responsabilità concreta, che passa dal rispetto delle persone, dalla qualità delle relazioni e dall’attenzione al mondo che abitiamo.
“Teniamo per mano la pace”: in Cattedrale la veglia scout per far fiorire speranza dalle macerie




















