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Tre giorni di amicizia tra coetanei, impegno serio anche nel divertimento e sorrisi capaci da trasmettere speranza. Sono questi gli elementi che hanno caratterizzato la Scuola diocesana animatori che da lunedì 31 agosto a mercoledì 2 settembre si è svolta a Pinarella di Cervia coinvolgendo una novantina di ragazze e ragazzi di una quindicina di parrocchie o unità pastorali della diocesi. Una proposta della Pastorale giovanile che, rinnovandosi anche quest’anno, ha segnato ufficialmente il passaggio di consegne tra don Francesco Fontana (alla guida della Federazione Oratori Cremonesi dal 2021) e il nuovo incaricato diocesano don Matteo Alberti, affiancato dal vice don Matteo Bottesini (anche lui di nuova nomina).
Tre giorni per un’esperienza formativa rivolta agli animatori d’oratorio a partire dai 15 anni per approfondire le motivazioni e gli strumenti del loro servizio, facendo crescere nei ragazzi alcune competenze di metodo oltre che aiutandoli a verificare le motivazioni del loro stare in oratorio.
“Giochiamoci i talenti” era, infatti, lo sloga della tre-giorni, in cui gli adolescenti sono stati aiutati proprio a scoprire i loro talenti per imparare a metterli a frutto. E l’esempio è arrivato da alcune figure bibliche che hanno accompagnato i momenti di preghiera e che hanno mostrato che è possibile rispondere al Signore nonostante le proprie fatiche, incertezze e paure.
Le tre giornate – fatte anche di confronto e conoscenza reciproca, oltre a qualche immancabile bagno in mare – hanno avuto momenti prettamente di carattere formativo guidati da Mattia Cabrini, attore e registra dello staff FOCr, e di alcuni membri della Compagnia dei piccoli: Alessandro Gerevini, Francesca Suppini e Maddalena Parma. Sono stati loro a guidare i quattro laboratori: teatro d’animazione, luci e suoni (service tecnico, elementi di fonica e illuminotecnica), canto e musica, danza.
«È stato un inizio con il botto – commenta don Matteo Alberti, che con l’inizio di settembre ha assunto l’incarico di responsabile diocesano per la Pastorale giovanile guidando la Federazione Oratori Cremonesi – perché avere l’opportunità di incontrare tanti ragazzi, il loro entusiasmo, ma soprattutto alcuni giorni distesi di amicizia con i preti e anche di passaggio di consegne è stata un’occasione preziosa. Preziosa per rendersi conto di quanto il servizio di pastorale giovanile possa ancora aiutare tanti ragazzi a sognare e a desiderare di mettersi a servizio del prossimo».
L’esperienza era iniziata, come ormai tradizione, con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni nella chiesa dello Zasit, a Cremona, prima della partenza. «Andare a fare rifornimento» era stato l’augurio del Vescovo: «Proprio nei momenti difficili – aveva detto ai ragazzi – abbiamo bisogno di fare rifornimento, di motivazione, di forza, di fiducia, di amore … che poi la vita ci chiede di mettere a frutto». Anche attraverso il gioco in oratorio stando con i più piccoli: «Da lì si comincia a riempire il cuore della comunità, della gente, del mondo. E ci sono più ragioni di speranza se i ragazzi hanno un sorriso come il vostro. Un sorriso più forte di ogni prova».
Rappresentate tutte le zone pastorali con i gruppi di Agnadello, Annicco, Caravaggio, Casalmaggiore, Castelleone, Cingia de’ Botti, Gallignano, Paderno Pochielli, Piadena, Robecco d’Oglio, San Giovanni in Croce, Viadana e l’unità pastorale “Madre di Speranza” di Cremona.
Ai ragazzi, che nella tre giorni hanno dimostrato tutta la loro voglia di mettersi in gioco, mons. Napolioni ha voluto ricordare di mettere sempre al centro dell’attenzione Cristo, «chiave di volta nella storia umana», colui che «trasforma la vulnerabilità». Con il pensiero rivolto ai danni provocati dal nubifragio del 28 agosto, il vescovo ha ribadito che «Cristo crocifisso fa sì che noi non abbiamo più paura della nostra fragilità, della nostra vulnerabilità; fa sì che non dobbiamo dimostrare per forza di essere i primi, i super, quelli dalle prestazioni eccelse: Lui ci insegna ad accettare noi stessi e sentirci amati da Colui che ha dato la vita per noi». E ancora: «La scienza spiega tutto quello che accade nell’universo, ma non spiega il perché profondo delle cose. Il vero perché profondo delle cose sta nella provvidenza amorevole del Padre che ci manda Suo Figlio che sceglie di soffrire con noi e per noi, che non ci lascia mai soli, che riapre sempre un cammino. E allora lo Spirito del Signore – che avete ricevuto nella Cresima – scenderà su di voi in mille momenti della vita, perché possiate anche voi contribuire alla liberazione dei prigionieri, a dare la luce ai ciechi, la libertà agli oppressi. Il mondo ha un gran bisogno di animatori, di artigiani di pace, di giustizia, di novità di vita. Che bello sapere che c’è una generazione di uomini e di donne che stanno crescendo e che possono dire oggi: questa scrittura riguarda me e anch’io con il Signore la metterò in atto».














