Partecipazione, inclusione e bene comune: anche il business può essere umano

I temi del lavoro e delle relazioni sono stati approfonditi all'Happening di Cremona nella serata di lunedì 17 giugno con Manuel Sirgiovanni, Daniele Daturi e Andrea Dellabianca

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Si chiude la sera di martedì 18 giugno con il concerto dei “The Strangers”, la 26ª edizione dell’Happening di Cremona, organizzato dal Centro culturale Sant’Omobono e che dallo scorso 15 giugno ha caratterizzato e popolato gli spazi del centro cittadino. “Non abbiate paura”: le parole del Papa Giovanni Paolo II a fare da tema a questa edizione, riprese anche dal vescovo Antonio Napolioni nel suo intervento, domenica sera, con il quale ha invitato i presenti a non avere paura «di fare entrare Cristo, ma neanche di farlo uscire».

Lunedì 17 giugno in piazza Stradivari ha quindi avuto luogo l’incontro “Business vs Human”, in cui gli ospiti – Manuel Sirgiovanni, direttore generale di “Martino Rossi Spa”, Daniele Daturi, amministratore delegato dell’agenzia per il lavoro “Al Centro”, e Andrea Dellabianca, presidente di “Compagnia delle Opere”, associazione che ha lo scopo di sostenere imprenditori, enti senza scopo di lucro, manager e professionisti nello sviluppo delle imprese e delle attività professionali in un orientamento per il bene di tutti – “intervistati” dal giornalista Cristiano Guarneri, presidente del Centro culturale Sant’Omobono, hanno provato, sulla scia delle loro esperienze, a rispondere ad alcuni interrogativi che riguardano da vicino la vita lavorativa e quella relazionale.

Quale scopo ha il lavoro? Spinti e stimolati da un filmato introduttivo, che ha riproposto le parole di don Luigi Giussani, hanno preso la parola gli ospiti. «Giussani ci invita a considerare il lavoro nella sua dimensione esistenziale – ha sottolineato Sirgiovanni –. Perché esso assume un significato più profondo se visto come mezzo che porta a un bene comune». Lavoro che porta alla realizzazione, personale e comunitaria, che porta al bene per se stessi e per la collettività.

Una sfida che, secondo il direttore della “Martino Rossi”, è da affrontare su più livelli, obiettivi «posti però sullo stesso piano, perché imprescindibili»: l’allineamento del lavoro ai propri principi, oltre che il «coltivare» relazioni positive, «riuscendo a trovare una sinergia comune con i colleghi, con i superiori, per affrontare e condividere la fatica». E tutto ciò si lega al vissuto quotidiano delle persone. Sirgiovanni si è trovato spaventato alla notizia della celiachia del figlio, in un periodo – 10 anni fa – in cui questa patologia non era conosciuta e affrontata come oggi. «Ora lavoro nell’azienda che forse rappresenta di più la produzione di alimenti senza glutine – ha concluso –. E mi sono reso conto che il lavoro ti aiuta a migliorare la vita degli altri, magari quella di tuo figlio. Ti fa sentire parte di un progetto più grande che ti porta alla costruzione di un destino migliore».

«In fisica, il lavoro è lo scambio di energia tra due sistemi – ha spiegato Daniele Daturi nel suo intervento –. Ma ho trovato un’altra definizione: è anche un’energia e uno sforzo che non è fine a se stesso, ma che rimanda a una progettualità». «Il nostro lavoro è quello di trovare lavoro per gli altri, facciamo da mediatori tra domanda e offerta – ha evidenziato –. Dalla nostra finestra entra letteralmente il mondo, e questa è la cosa più entusiasmante, che negli anni mi ha fatto propendere verso questa direzione». In un mondo fatte di tante storie, a volte silenziose. Quelle dei giovani, quelle di chi viene accolto nel nostro Paese: «Penso – ha concluso – che il lavoro sia in primo luogo un mezzo di partecipazione e di inclusione».

Che senso ha il lavoro? Una domanda che oggi i giovani si pongono spesso. «Oggi vogliono sapere a cosa danno il loro tempo, il loro impegno», ha raccontato Dellabianca. «“A cosa mi chiedi di collaborare?”. Una domanda che sembra fastidiosa, ma che è in realtà una domanda che chiede una responsabilità a chi il lavoro lo propone, che ha un ruolo educativo importantissimo». Il lavoro, così, non è più semplicemente uno scambio tempo-denaro, ma un’occasione di insegnamento e apprendimento, «un’occasione bellissima che ha bisogno di trovare dei maestri che facciano vedere la bellezza della creatività e dell’intelligenza –, per un mondo che è stato creato e che ci viene chiesto di contribuire a far crescere».

Riprendendo il titolo dell’evento, il business, contrapposto all’umano, può essere un fattore che rende il lavoro insopportabile. Come riuscire a riaccendere il gusto per il lavoro? «Possiamo trovare la risposta con una parola – ha detto Manuel Sirgiovanni –: entusiasmo, che deriva dal greco e significa avere Dio dentro, essere spinti da una forza divina incontrollabile che ci permette di affrontare il quotidiano. L’entusiasmo è la benzina che ci da la forza. Ma oltre alla forza serve anche la felicità, che è quello che di fatto ci rende il lavoro più leggero». Ed è l’azienda a dover stimare l’entusiasmo, «ma esiste un’altra azienda che deve farlo, ed è la famiglia».

 

Il Vescovo all’Happening: «Non abbiate paura … di far entrare Cristo, ma neanche di farlo uscire»

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
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