Rendere nuovamente le parole della fede parole di vita, capaci di parlare al cuore delle nuove generazioni, recuperando la loro forza originaria e la loro capacità di far conoscere e amare davvero Gesù è il fulcro dell’incontro “Nicea: quale eredità? Le parole per dire la tua fede”, un’occasione di dialogo e riflessione promossa dal Segretariato attività ecumeniche (Sae) di Cremona. L’appuntamento è fissato per sabato 31 gennaio alle ore 16 a Cremona, presso la sala del teatro parrocchiale di S. Agata. Nell’occasione Maria Corbani, membro della sezione giovanile del See, dialogherà con il giornalista Riccardo Maccioni, già caporedattore di Avvenire, recentemente eletto nel nuovo Comitato esecutivo nazionale (2026-2029) del Sae, associazione laica e interconfessionale che incarna la passione per l’unità dei cristiani.
A guidare il dialogo due figure che, insieme, rappresentano un ponte tra esperienza e futuro e che daranno vita a un dialogo intergenerazionale sulla sfida cruciale della trasmissione della fede alle nuove generazioni. Riccardo Maccioni offrirà una sintesi autorevole dei temi emersi nel luglio del 2025 a Camaldoli.
«Una riflessione sulle fondamenta teologiche della fede che non rimane un’astrazione – precisano gli organizzatori –. A Cremona essa trova un’eco potente nell’ecumenismo vissuto quotidianamente, che ne dimostra la vitalità. È un ecumenismo della base, fatto di gesti semplici e relazioni profonde che superano ogni steccato confessionale, ben più di tante elucubrazioni nominalistiche».
L’iniziativa, che gode del patrocinio della Diocesi di Cremona e dell’adesione della Chiesa Valdo-Metodista, prende spunto anche dalle recenti celebrazioni del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, che hanno avuto luogo nel 2025.
«A fronte di un tema che, a prima vista, potrebbe apparire “cervellotico” o riservato a pochi specialisti – spiega Vanna Rossetti, vedova di Mario Gnocchi, storico presidente nazionale Sae – l’incontro si propone di svelarne la profonda connessione con la vita di ogni credente. Le questioni teologiche affrontate più di 1700 anni fa non sono infatti mere astrazioni, ma il fondamento delle parole che ancora oggi usiamo per professare la fede. Comprendere il significato profondo di espressioni come “Luce da Luce, Dio vero da Dio vero” è il primo passo per trasformare il Credo Niceno da formula meccanica a testimonianza consapevole».
In un’epoca segnata dalla difficoltà di dialogo con le nuove generazioni, la questione linguistica diventa cruciale. Trovare le parole giuste per comunicare il cuore del messaggio cristiano è una sfida che interpella l’intera comunità. In questo senso, il Credo non è solo un monumento del passato, ma un patrimonio vivo e un ponte straordinario per il futuro: una formula che tutte le Chiese adottano, un terreno comune che unisce confessioni diverse. Si tratta di un tema di grande attualità, al centro anche delle attenzioni del recente magistero papale di Leone XIV, che ha visitato Nicea, l’attuale İznik, in Turchia, nel novembre 2025.
L’ingresso all’evento cremonese del 31 gennaio è libero e aperto a tutti. Per venire incontro alle richieste di altri gruppi Sae in Italia, è prevista la registrazione dell’incontro, che permetterà la visione anche a distanza e amplificherà così il suo messaggio di dialogo e unità.
Il Sae nasce nel 1947 a Venezia dalla personale esperienza di dialogo e formazione ecumenica di Maria Vingiani, si sviluppa poi a Roma in forma privata dal 1959 (all’annuncio del Concilio Vaticano II) e prosegue in forma pubblica dal 1964. Il Sae opera per realizzare l’invito di Gesù, “Ut unum sint” (“perché siano una cosa sola”), attraverso una rete di piccoli gruppi locali e un comitato esecutivo nazionale. Per i suoi membri, questo impegno è un modo per mantenere viva la fiamma accesa dai profeti del passato. Un’eredità preziosa che, come affermano con convinzione, non può essere scialacquata, ma va custodita e fatta fruttare.
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