In Seminario l’assemblea della zona 3, per una pastorale che in città riparte

Un momento di preghiera e i lavori di gruppo hanno caratterizzato la serata organizzata dall'équipe zonale e dedicata alle realtà ecclesiali della città

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Una serata per la zona pastorale 3, rappresentata dai sacerdoti di Cremona, dalle Segreterie dei Consigli pastorali parrocchiali e unitari della città, con i vicepresidenti e gli operatori pastorali impegnati in parrocchia, insieme anche ai rappresentati delle aggregazioni laicali e delle associazioni. Un’assemblea cittadina, dal titolo – tratto dagli Atti degli apostoli – “Io ho un popolo numeroso in questa città”, tenutasi la sera di martedì 11 giugno in Seminario, pensata per dare continuità al lavoro iniziato nel 2022 con la visita pastorale nelle parrocchie della città e con l’obiettivo di una più funzionale riorganizzazione della pastorale cittadina. L’evento, che ha visto la presenza del vescovo Antonio Napolioni, è stato organizzato dall’équipe zonale, con il vicario zonale, don Pietro Samarini, a fare da capofila.

La location dell’incontro sono stati gli spazi del Seminario vescovile di Cremona, definito dal vescovo il «segno della fecondità passata, presente e futura che lo Spirito consegna a Cremona», per un’iniziativa dedicata agli “evangelizzatori” della città, che, sulla scia di quanto detto dal Papa, non sono chiamati a fabbricare la presenza di Dio, ma a scoprirla, a svelarla.

Un’assemblea che sigla «ora una ripartenza ulteriore, non per aggiungere – ha sottolineato mons. Napolioni nella riflessione –, ma per crescere nella certezza di essere nello stesso cantiere del Regno». «Immaginate se questo “paesone” può avere tanti cantieri – ha aggiunto – che procedono senza rendersi conto del proprio scavo, senza rendersi conto di dove vanno a finire le condutture, di dove le gru si intrecciano tra loro». Ha quindi concluso: «Abbiamo cominciato dal basso con alcuni movimenti di aggregazioni tra parrocchie, ma ora abbiamo bisogno di un input dall’alto: non dal vescovo, ma dal bene comune, da quelle istanze che altrimenti noi rischiamo di ignorare perché non riguardano la nostra parrocchia, non riguardano il mio gruppo, con il rischio di essere irrilevanti, deboli, silenziosi e assenti dalla vita cittadina, sotto tanti profili».

Dopo un primo momento di preghiera nella cripta, i partecipanti si sono spostati nelle aule del Seminario, dove i presenti hanno avuto la possibilità di riflettere e lavorare a gruppi su tre tematiche, guidati da altrettanti moderatori.

Don Antonio Bandirali, parroco dell’unità pastorale S. Omobono, ha approfondito il tema dell’Iniziazione cristiana di bambini e ragazzi, che rischia di essere ancora improntata a una Chiesa di cristianità diffusa e che necessita di cambiamenti da mettere in atto per rispondere al mutato clima ecclesiale e sociale: con itinerari differenziati, in relazione anche con movimenti e associazioni. Un piano catechistico che deve tenere conto della “vita reale” della gente, dell’oratorio e delle consegne, sfruttando meglio il lavoro d’équipe, incentivando il confronto e la sinergia tra catechisti di parrocchie diverse.

Don Pierluigi Fontana, vicario parrocchiale di Cristo Re e riferimento dei vicari della città, ha invece guidato i presenti nei “meandri” della Pastorale giovanile e universitaria che deve sempre più incrociare la complessa realtà dei giovani di oggi, da conoscere sempre più in profondità, per favorire le relazioni e condividere sfide e opportunità.

Il terzo ambito è stato quella relativo alla pastorale sociale e culturale, affidato a Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, che ha sottolineato la necessità di insistere sui delicati temi della condivisione, della cura del creato e della carità sociale, coinvolgendo le realtà di tutto il territorio. Per fare tutto ciò sono in programma tre iniziative nel prossimo anno pastorale: il Tempo del Creato, dal 1° settembre al 4 ottobre, il Mese della Pace, a gennaio 2025, e “Dopo Trieste”, la prossima primavera, per approfondire i temi della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani che a luglio ci sarà a Trieste.

Tante questioni alle quali i partecipanti all’assemblea, divisi nei gruppi di lavoro, hanno provato a dare le proprie risposte, maturate anche preventivamente all’interno delle comunità, e poi condivise a fine serata.

L’incontro ha voluto essere un’occasione privilegiata per le realtà che abitano la città di Cremona e che, per alcuni aspetti pastorali non possono più continuare a ragionare in solitaria o che, a volte, addirittura risultano più autosufficienti. «Ciò non significa che non valgono più niente – ha evidenziato don Samarini –, ma che devono cambiare pelle, devono ritrovare il punto centrale della propria esistenza, che non sta più solo nella comunità parrocchiale», ma nella relazione, nella «concertazione». Da qui lo sguardo anche a quelle realtà, come le aggregazioni laicali, che arricchiscono la Chiesa cittadina, perché «la percezione di entrare in un dinamismo di Chiesa un po’ diverso, fa bene a tutti».

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
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