Il tema del dono che prende forma attraverso il linguaggio del teatro sociale. Grazie al percorso laboratoriale che, mercoledì 11 marzo, al Museo diocesano di Cremona ha coinvolto in una performance itinerante ispirata alla figura di Sant’Omobono la classe 1F del Liceo delle Scienze umane “Sofonisba Anguissola” di Cremona.
Un’iniziativa realizzata nel contesto del progetto MAB 2025 e che ha visto la collaborazione dell’associazione Centro Ticonzero aps, impegnata in due percorsi: un laboratorio di teatro sociale e un progetto di arteterapia, entrambi sviluppati a partire dall’osservazione della tela “La carità di sant’Omobono” di Giulio Campi custodita nel museo.
Il lavoro con gli studenti ha preso le mosse proprio dall’opera e dalla riflessione sul significato del donare oggi: «Il lavoro è partito dall’osservazione del dipinto – spiega Max Bozzoni, formatore di teatro sociale e di comunità – e dalla riflessione sul significato che noi, e soprattutto i ragazzi, attribuiamo alla parola “donare”, quindi la gratuità del gesto e l’offrire qualcosa che non deve necessariamente essere materiale».
Da questa riflessione sono emerse diverse dimensioni del dono. Da una parte quello materiale, richiamato dalla figura di Sant’Omobono che nel dipinto offre ciò che possiede. Accanto a questo il dono spirituale, evocato attraverso il riferimento alla croce e alla testimonianza di figure come san Massimiliano Kolbe. Infine il dono della vita e quello, spesso dimenticato, del ringraziamento, richiamato attraverso la spiritualità di san Francesco d’Assisi.
Il percorso si è tradotto in una performance costruita per “stazioni”, in cui i ragazzi hanno utilizzato il movimento e alcuni oggetti ispirati direttamente ai dettagli del dipinto: il velo azzurro sorretto dagli angeli e la borsa di sant’Omobono.
La rappresentazione si è sviluppata come un itinerario all’interno del museo: dall’ingresso esterno lungo la scala di accesso, passando per la sala del mosaico e quella delle crocifissioni, fino ad arrivare alla tela del santo patrono. Qui la performance si è conclusa con un gesto collettivo dei partecipanti, che hanno simbolicamente “prolungato” l’immagine del dipinto attraverso i propri corpi.
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