Una volta madre Teresa di Calcutta scrisse: «Ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano, ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe qualcosa». E il Santuario di Caravaggio, in occasione dell’Anno Santo della Speranza ha preso quasi alla lettera le parole della santa albanese. Così è nata la proposta, rivolta a tutti i pellegrini, di affidare se stessi o un proprio caro alla protezione di Maria attraverso le “Gocce della speranza”.
«L’idea – precisano dal Santuario di S. Maria del Fonte – era quella di valorizzare il Giubileo della Speranza offrendo ai pellegrini che lo desideravano la possibilità di esprimere il loro affidamento a Maria con un segno concreto che lo rappresentasse».
Il segno erano gocce d’acqua, realizzate in plexiglas, e disponibili presso la cancelleria del Santuario e sulla quali ciascuno poteva scrivere il proprio nome o quello di qualcuno che intendeva affidare all’intercessione della Madonna. Ogni domenica le gocce venivano portate all’altare durante la Messa delle 16 e poi deposte al Sacro Fonte, nel luogo esatto in cui il 26 maggio 1432 la Madonna apparve a Giannetta e dove zampillò una fonte d’acqua.
Le “Gocce della speranza” sono state anche occasione attraverso cui i fedeli hanno potuto offrire liberamente un gesto di carità nell’ambito del loro pellegrinaggio giubilare in santuario (una delle tre chiese giubilari della diocesi).
«Dall’iniziativa “Gocce della speranza” – conferma il rettore don Massimo Calvi – è scaturita una corrente di generosità che si è unita al grande mare di carità della Chiesa cremonese. Il Santuario di Caravaggio, infatti, ha raccolto attraverso questa iniziativa 23mila euro, che abbiamo voluto destinare all’opera segno individuata in diocesi per la carità nell’anno giubilare, cioè la Casa dell’Accoglienza di Cremona».
«Questa importante somma – sottolinea don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese – servirà concretamente a sostenere le spese per la ristrutturazione dello stabile. Ma quello in corso nella Casa dell’Accoglienza di Cremona non è solo un intervento che era necessario e urgente sulla struttura: ristrutturare questa Casa significa prima di tutto un impegno di carità che vuole essere sempre al passo coi tempi, rispondendo alle necessità concrete della gente, diventando un centro propulsore di carità per la città e la diocesi, stimolando le giovani generazioni, e non solo, al servizio e favorendo una sempre maggiore sinergia tra le diverse realtà di volontariato, ecclesiali ma non solo».
Davvero dunque queste “gocce” sono diventate segno di speranza, per quanti nell’Anno Santo si sono fatti pellegrini al Santuario regionale della Lombardia, ma anche per quanti vivono situazioni di fragilità. Un segno di rinascita, dal quale può sgorgare un impegno personale a diventare davvero “costruttori di speranza”.
«Abbiamo riscontrato un grande apprezzamento per questa iniziativa – conclude il rettore del Santuario di Caravaggio – A maggio, in particolare, sono stati in tanti i pellegrini che, grazie al passaparola, hanno voluto sfruttare questa opportunità. Abbiamo raccolto tante storie di sofferenza, per malattie o situazioni delicate. Questo piccolo segno ha rappresentato davvero per molti un segno di speranza: come nel brano evangelico della vedova, la cui povera offerta rappresentava il dono di tutta la propria vita».




