Le comunità di Misano Gera d’Adda e Vailate e si preparano ad accogliere, domenica 27 settembre, il nuovo parroco don Piergiorgio Tizzi e il nuovo collaboratore parrocchiale don Franco Sudati. In preparazione all’ingresso è stata organizzata, per la serata di venerdì 25 settembre, alle 20.30 nella chiesa parrocchiale di Misano, una celebrazione penitenziale.
Domenica 27 settembre alle 9.15 (dopo la Messa delle 8.30) nella chiesa di San Lorenzo martire, a Misano Gera d’Adda, don Piergiorgio Tizzi e don Franco Sudati saluteranno i parrocchiani prima di recarsi a Vailate per la celebrazione di insediamento ufficiale presieduta dal vescovo Antonio Napolioni.
A Vailate l’appuntamento, anche con i sacerdoti concelebranti, è per le 10.15 in via Caimi, davanti alla chiesa di Santa Marta. Da lì, dopo un breve momento di preghiera, ci si sposterà verso la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo apostoli, dove sul sagrato il vescovo e i due sacerdoti riceveranno il saluto del sindaco di Vailate Andrea Trevisan
In chiesa quindi la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni e caratterizzata da alcuni gesti propri del rito di insediamento dei nuovi parroci in diocesi. Al termine della celebrazione vi sarà un momento di convivialità all’oratorio Don Bosco.
Su “Comunità in festa”, bollettino della parrocchia di Vailate, il nuovo parroco ha rivolto il suo saluto alle due comunità che è stato chiamato a guidare dal vescovo. Il 48enne sacerdote originario di Sabbioneta incentra la sua riflessione su Jack, personaggio di un libro della scrittrice americana Marilynne Robinson. Figlio di un vecchio pastore protestante, Jack è una sorta di riedizione del “Figliol prodigo”: segnato da un profondo fallimento professionale, relazionale ed etico, Jack torna a casa dopo molti anni confidando al padre, felicissimo della cosa, di voler tornare ad una funzione religiosa domenica nella sua vecchia chiesa, ora governata da un nuovo pastore. Il ritorno però non è quello sperato. Additato dal nuovo pastore per le sue colpe, Jack deciderà di andarsene di nuovo. E don Tizzi prende in prestito questa situazione per descrivere le due parrocchie con un augurio: “che non capiti anche a noi di lasciare le nostre chiese perché ci ricordano quello che potevamo essere e non siamo stati; non sono il luogo dei rimpianti e dei giudizi ma le case della speranza e di un amore che non viene meno”.
Sul bollettino anche i saluti delle Amministrazioni comunali a don Piergiorgio e a don Franco. “L’augurio dell’amministrazione comunale di Misano è che possiate essere testimoni credibili e custodi del vangelo in una società dove si nota un distacco fra le persone e la chiesa”. “A don Piergiorgio – scrive il sindaco vailatese Andrea Trevisan – l’augurio di sentirsi presto parte della nostra Vailate e di trovare qui una comunità pronta a conoscerlo, ad accoglierlo e a costruire insieme un rapporto franco e positivo. Benvenuto anche a don Franco per tutto l’aiuto che vorrà darci”.
Profilo biografico dei nuovi sacerdoti
Don Piergiorgio Tizzi, classe 1978, originario di Sabbioneta, è stato ordinato il 21 giugno 2003. È stato vicario a Caravaggio (2003-2009) e successivamente nelle parrocchie di Viadana (S. Maria Assunta e S. Cristoforo – S. Maria Annunciata – Santi Martino e Nicola e S. Pietro Apostolo) e dal 2015 anche di quella della frazione di Buzzoletto. Dal 2019 era vicario parrocchiale dell’unità pastorale “Madre di Speranza” in Cremona formata dalle parrocchie S. Bernardo, Beata Vergine Lauretana e S. Genesio (Borgo Loreto), S. Francesco d’Assisi (Zaist) e Immacolata Concezione (Maristella).
Don Franco Sudati, classe 1957, originario di Misano Gera d’Adda, è stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1981. È stato vicario parrocchiale a Cremona nella parrocchia di S. Ilario (1981-1982) e a Covo (1982-1996). Successivamente è stato parroco di Salvirola (oggi in diocesi di Crema) e dal 2001 di Cascine San Pietro, a Cassano d’Adda, nel Milanese. Dal 2009 era parroco di Calvenzano.
Il saluto del nuovo parroco sul bollettino “Comunità in festa”
Cari amici di Misano e Vailate,
quando mi è stato chiesto di scrivervi due parole ero intento nella lettura (meglio dire nell’ascolto dell’audiolibro) di un romanzo di una scrittrice americana, “Casa” di Marilynne Robinson. Tra le “pagine” di questo libro ho trovato una riflessione che potrebbe funzionare molto bene per presentarmi a voi. Il protagonista del romanzo si chiama Jack ed è il figlio, ormai quarantenne, di un vecchio pastore presbiteriano in pensione degli Stati Uniti, il ministro di una chiesa protestante.
Jack torna a casa dopo molti anni segnato da un profondo fallimento professionale, relazionale e, soprattutto, etico (alcool, furti…). Un giorno Jack, riedizione moderna del “figliol prodigo” del Vangelo, confida al padre, di voler tornare ad una funzione religiosa domenicale presso la chiesa che è gestita dal miglior amico del padre, un altro pastore protestante di quella cittadina.
Il padre a questo punto è rapito da una gioia intensissima che si traduce in un’accorata preghiera di ringraziamento a Dio.
Al ritorno di Jack dalla funzione domenicale, purtroppo, padre e figlio devono constatare che la visita in chiesa non ha prodotto gli esiti sperati, anzi, si è rivelata controproducente. Infatti, Jack ha avuto l’impressione che il predicatore lo additasse all’assemblea e denunciasse le sue colpe, quelle di un figlio in rovina, ingrato e incurante dei dolori altrui.
Il vecchio padre si lamenta apertamente con il figlio dell’atteggiamento dell’amico pastore perché non aveva saputo cogliere l’opportunità di rivolgere a Jack un annuncio di perdono e speranza, eppure si ha l’impressione che in quel momento di delusione padre e figlio raggiungano la massima intesa e vicinanza.
A questo punto arriva la suggestione che interessa a noi: in quella amara situazione, alla luce di una rinnovata intesa con Jack, il vecchio padre amava riflettere sul fatto che la grazia (l’agire di Dio) aveva effetti insperati, visto che gli dava la possibilità di rinsaldare il legame con il figlio. Anche i danni provocati dai pastori, nelle mani di Dio, possono rivelarsi provvidenziali.
In questi anni di ministero sono stato invitato da tante persone a credere negli effetti multiformi della Grazia e, talvolta, è capitato anche a me di restare stupito di fronte alla infinita fantasia di Dio nel raggiungere le sue amate creature. Confidando su questo diventa superfluo ogni attestato di indegnità da parte mia per il ministero che mi viene affidato e parzialmente interessante raccontare i miei dati biografici se non per tornare a magnificare l’amore del Padre che non manca mai di benedire i suoi figli e le sue figlie.
Permettetemi alla fine un piccolo effetto speciale: il figlio del romanzo nel giro di poche settimane se ne andrà di nuovo dalla casa che è diventata ai suoi occhi il simbolo straziante dei suoi errori, ispirando al vecchio padre, ormai prossimo alla morte, una frase laconica: “la chiamano tutti casa, ma nessuno si ferma”. La prendo in prestito per descrivere le nostre parrocchie, ma non per lamentare il calo dei partecipanti alle celebrazioni, bensì per un augurio: che non capiti anche a noi di lasciare le nostre chiese perché ci ricordano quello che potevamo essere e non siamo stati; non sono il luogo dei rimpianti e dei giudizi, ma le case della speranza e di un amore che non viene meno.
Don Piergiorgio











