Cei, verso la riforma dello Statuto: il Consiglio permanente rilancia una fede pensata tra scuola e fine vita

Il Consiglio episcopale permanente della Cei apre il cantiere della riforma dello Statuto, nel solco del Cammino sinodale. Filo conduttore dei lavori è una fede che torna a pensare: dalla scuola al fine vita, ai sacerdoti. E sul sostentamento del clero l'ammissione di un aumento inferiore al costo della vita

Una Chiesa che torna a pensare, anche su se stessa. È la chiave che attraversa il comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, riunito a Roma dal 21 al 23 settembre sotto la guida del card. Matteo Zuppi, presidente della Cei. Il punto di partenza è l’invito di Papa Leone XIV, rivolto ai vescovi il 28 maggio, a essere comunità “più libere di annunciare Cristo”: un’espressione che, osservano i presuli, rappresenta “l’essenza stessa della vita dei credenti”. Da qui una domanda che il Consiglio rivolge anche a chi frequenta con assiduità le parrocchie: come si trasmette oggi una fede che non può più “darsi per acquisita”? La risposta passa dalla formazione, a partire dagli adulti, dal pensiero e, con una decisione destinata a pesare, dalla revisione delle strutture.

Pensiero critico, scuola, fine vita

Il filo che lega i diversi capitoli del comunicato è la capacità di pensare. I vescovi insistono sul “valore del pensiero critico, in grado di confrontarsi con le trasformazioni culturali senza smarrirsi in esse”, e in questo snodo ricordano il card. Camillo Ruini, scomparso lo scorso giugno, e la sua idea di “una fede pensata e vissuta”. Accanto, il cinquantesimo del Convegno ecclesiale di Roma su Evangelizzazione e promozione umana, riletto anche attraverso il contributo di mons. Enrico Bartoletti: ai laici spetta portare il pensiero cristiano “negli ambienti dove si formano le coscienze e si decide per la collettività”. La stessa preoccupazione ritorna sulla scuola, dove il Consiglio chiede di “custodire la capacità di pensare”, assicurando tempo allo studio e al confronto, e di mettere tecnologia e intelligenza artificiale al servizio della persona, senza oscurare il ruolo degli insegnanti. E ritorna sul fine vita: ribadita la contrarietà all’eutanasia e al suicidio assistito, i vescovi distinguono tra “il rifiuto dell’accanimento terapeutico e l’intenzione di procurare la morte” e puntano su cure palliative e terapia del dolore, “perché nessuno sia lasciato solo o si senta un peso”. Con un’avvertenza che guarda avanti: le trasformazioni che la tecnica introduce “nel nascere e nel morire” vanno approfondite “alla luce della fede”.

 

Statuto da riformare, clero da sostenere

La verifica si estende alle strutture. Nella fase di ricezione del Cammino sinodale, il Consiglio ha deciso di avviare “un percorso di riflessione e approfondimento che porti a individuare criteri di una possibile riforma” dello Statuto della Cei, come chiedono sia il Documento di sintesi Lievito di pace e di speranza sia gli orientamenti pastorali Radicati e costruiti in Cristo. Il lavoro procederà per tappe, nel rispetto delle “specifiche competenze, in materia, della Santa Sede”, fino a proposte da sottoporre all’Assemblea generale. Sullo sfondo, il cammino verso le Assemblee del 2027-2028 indicate dalla Segreteria generale del Sinodo, che partirà dalle Chiese locali con una verifica sulla recezione delle pratiche sinodali. Lo sguardo sulle strutture tocca anche le persone: il comunicato riconosce “le fatiche che accompagnano” il ministero dei preti, chiamati a ritrovare “nell’incontro personale con Cristo” la gioia della vocazione e attesi a Roma l’11 e il 12 dicembre per l’incontro con Leone XIV. E sul sostentamento del clero ammette che l’aumento del punto a 13,65 euro, pari al 2%, “rimane tuttavia nettamente inferiore all’aumento del costo della vita”. Resta la consegna di fondo, che precede ogni riforma: è “nella vita quotidiana delle comunità, non altrove”, che deve farsi riconoscibile “l’umanità generata dal Vangelo”.

Riccardo Benotti (AgenSir)
TeleRadio Cremona Cittanova
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