Casa dell’Accoglienza di Cremona: il 5 maggio la presentazione ufficiale dopo la ristrutturazione

 

Stanno volgendo al termine gli intensi lavori di ristrutturazione che da due anni stanno riguardando la Casa dell’Accoglienza di Cremona e per questa opera-segno della Caritas diocesana è arrivato il momento di presentare ufficialmente la “nuova” Casa insieme alle rinnovate progettualità di solidarietà e accoglienza che la abiteranno. L’appuntamento è per il pomeriggio di martedì 5 maggio, alle ore 17.

«Questo momento – spiega don Pierluigi Codazzi, direttore della Caritas diocesana di Cremona – vuole essere un momento di restituzione alla città e all’intera diocesi. Abbiamo pensato una cerimonia semplice ma significativa, alla presenza del Vescovo, che benedirà la struttura e le persone che qui sono accolte o lavorano, e delle autorità locali, vista l’importanza che questa Casa ha per l’intero territorio. Faremo vedere quanto realizzato e presenteremo i progetti che caratterizzeranno questa struttura, che abbiamo voluto rinnovare non solo negli ambienti. E naturalmente sarà l’occasione per ringraziare la Fondazione Arvedi Buschini che ha permesso di realizzare questa ristrutturazione».

La data non è casuale e sarà anche il modo con cui la Diocesi di Cremona quest’anno celebrerà il valore e la dignità del lavoro nell’ambito della giornata del primo maggio.

«Il restauro di questo edificio – ricorda ancora don Codazzi – è stato voluto dal cavaliere Giovanni Arvedi, che lo ha dedicato agli operai dell’Acciaieria e ai lavoratori delle società del Gruppo Arvedi, che con il loro lavoro quotidiano hanno reso possibile anche quest’opera. Durante l’evento scopriremo una targa che ricorda proprio questo legame».

La presentazione della “nuova” Casa dell’accoglienza avverrà dunque nel contesto la Festa dei lavoratori: per questo sono state invitate, in sinergia con la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi, anche le rappresentanze del mondo economico, imprenditoriale e sociale. Naturalmente insieme anche a quanti a vario titolo operano all’interno della struttura della Casa dell’Accoglienza e negli altri servizi della Caritas diocesana, attraverso i quali si riassume il lavoro di coloro che, nei diversi ambiti, si dedicano alla cura degli altri e, in particolare, dei più fragili.

«Ci sono ancora alcuni dettagli da ultimare, ma finalmente stiamo tornando alla normalità. Sono stati due anni complicati, perché durante i lavori non abbiamo sospeso alcun servizio e anche l’accoglienza è sempre stata garantita a tutti, pur naturalmente con qualche comprensibile disagio».

La presentazione avrà luogo nel cortile interno della struttura situata tra tra viale Trento e Trieste, via Sant’Antonio del Fuoco e via Stenico. «Abbiamo pensato di iniziare con un momento di preghiera ecumenico, vista la presenza tra i nostri ospiti di molte persone di religioni diverse. Vorremmo dare anche la parola ad alcune persone che, a diverso modo, vivono questa casa: dalla loro testimonianza si potrà capire il perché di alcune scelte e con quale spirito ci apprestiamo a vivere questa nuova Casa dell’accoglienza. Poi ci sarà la benedizione del Vescovo e si potrà visitare la struttura».

Il pomeriggio del 5 maggio sarà la cerimonia più formale. Seguirà, prima dell’estate, un secondo momento di festa, aperto a tutti. «È stata una ristrutturazione che non si è limitata ad abbellire e migliorare gli spazi, ma ha rinnovato questa “opera segno” di Caritas Cremonese secondo il mandato antico ma quanto mai attuale: essere un luogo vitale per l’attenzione alle fragilità della città. Proprio aprendo le porte di Casa dell’accoglienza a tutta la città e la diocesi vogliamo abbattere tutti quei muri che creano isolamento e marginalità».

«Le nostre comunità – conclude don Codazzi – hanno il cuore grande e, soprattutto nelle difficoltà, hanno sempre saputo dimostrarlo con fervore. Il nostro grazie va a tanti che ci aiutano con la preghiera e con il dono delle proprie offerte. Oggi più che mai abbiamo bisogno di sostenerci gli uni con gli altri, moralmente e anche economicamente. La generosità di sant’Omobono è divenuta proverbiale: la sua borsa non si esauriva, proprio perché sempre pronta ad aprirsi ai fratelli in difficoltà. A tutti noi indistintamente, come anche alle realtà associative e imprenditoriali, è chiesto di continuare a contribuire al mantenimento di quest’opera segno».

 

La struttura

La ristrutturazione della Casa dell’accoglienza di Cremona non è stata pensata solo per rispondere a esigenze di tipo funzionale, normativo e di efficientamento energetico: di pari passo è stato realizzato un radicale rinnovamento organizzativo della struttura stessa per rispondere nel modo più adeguato ai bisogni del territorio. L’obiettivo è quello di valorizzare sempre di più questa Casa quale luogo dell’impegno alla solidarietà e alla carità, anche sul versante educativo nei confronti delle giovani generazioni, ma non solo. Per questo si sono messe le basi perché ad “abitare” questa casa non siano solo i suoi “ospiti”, ma anche il mondo del volontariato, ecclesiale anzitutto, coinvolgendo associazioni e parrocchie, ma nell’ottica di una rete capace di coinvolgere tutte le realtà del Terzo settore che operano sul territorio.

«Si tratta di un processo di cambiamento sicuramente ambizioso – precisa il direttore don Pierluigi Codazzi – e che intende inserirsi in un contesto più ampio, che porta anche a guardare con attenzione al quartiere, con una riflessione che coinvolge anche la rivalorizzazione anche dell’ex ospedale San Francesco, nella non lontana piazza Lodi».

La prima fase del cantiere, avviato due anni fa, ha interessato gli ambienti al piano terra. Il riadattamento degli uffici Caritas, del Centro d’ascolto e del Punto salute ha permesso una riqualificazione più funzionale, pensata per agevolare il lavoro degli operatori, garantire un più comodo accesso degli utenti e favorire il lavoro di équipe, grazie alla sala riunioni ricavata nell’ex bar (all’angolo tra via Stenico e via S. Antonio del Fuoco), trasformato in un luogo aperto alla cittadinanza e in cui favorire l’incontro di associazioni e gruppi giovanili di volontariato.

Inoltre, sono stati realizzati uno Sportello migranti e locali adibiti al Deposito bagagli dei senza fissa dimora. E ancora: gli spazi riservati all’accoglienza notturna, con il dormitorio maschile su una superficie di 148 metri quadrati e con una capienza di una quindicina di posti letto, dotato di un locale di soggiorno e servizi igienici con docce. Completano il piano terra l’area delle Cucine benefiche gestite dalla Società San Vincenzo de’ Paoli, gli uffici amministrativi e la cucina, con gli attigui locali per il servizio mensa, che diventa anche una potenziale sala polivalente.

I piani superiori della struttura sono destinati all’accoglienza abitativa, con una capienza residenziale complessiva di 180 posti suddivisa tra migranti, famiglie in emergenza, il Cpa (Centro di prima accoglienza per cittadini cremonesi in disagio abitativo), lavoratori in transito.

Nella ristrutturazione della Casa dell’accoglienza di Cremona è da segnalare anche il contributo che alcune persone detenute nella casa circondariale di Cremona hanno offerto: proprio nella falegnameria di Ca’ del Ferro hanno ripreso vita le persiane della struttura. Una attività che ha contribuito concretamente alla costruzione di un bene utile alla comunità: quella stessa comunità che in qualche modo hanno leso con il reato commesso e per cui questo progetto è diventato occasione di riscatto.

Una casa da abitare anche grazie a quanti vorranno rendersi disponibili come volontari. Un vero e proprio appello per offrire tempo e impegno è stato lanciato nei mesi scorsi nell’ambito delle iniziative della Quaresima di carità. Un volontariato che deve essere preparato e accompagnato, perché la carità, per essere efficace, deve essere generata dall’ascolto della Parola, come anche competente e motivata.

La Casa dell’accoglienza di Cremona è nata – e continuerà a vivere – per offrire ospitalità a persone segnate da un disagio esistenziale, lavorativo, abitativo, fisico. Una casa aperta ai diversi tipi di accoglienza, ma sempre nel segno di una carità ispirata al patrono sant’Omobono, «padre dei poveri».

TeleRadio Cremona Cittanova
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