“Carissima Luisa, maestra di una fede in ricerca”

Gianluca Galimberti, che con Luisa Tinelli ha condiviso un tratto di carriera e una lunga amicizia cresciuta nell'esperienza di AC, le dedica un ricordo a poche ore dalla scomparsa

A pochi giorni dalla notizia della morte di Luisa Tinelli, professoressa, filosofa, membro attivo della comunità Cristiana con il suo impegno nelle associazioni e negli organi ecclesiali, pubblichiamo il saluto di Gianluca Galimberti, che dedica all’amica una lettera che ne ricorda le passioni e gli affetti, l’impegno, la fede, l’umanità.


Carissima Luisa,

negli ultimi decenni, molti degli eventi significativi, che io e la mia famiglia abbiamo vissuto, eventi complessi, belli, felici, dolorosi o drammatici sono stati segnati dalla presenza tua e di Roberto.

In buone “battaglie”, in cui il senso di solitudine pesava e le rendeva ancora più difficili, tu e Roberto eravate lì accanto a me, per amicizia e per senso condiviso di verità e di bene comune.

Quando ho sentito il bisogno di un parere su esperienze forgiate dall’esistenza, tu sei stata uno dei pochi riferimenti per me imprescindibili.

Quando, anni fa, uscivamo dalla terapia intensiva, dove Chiara lottava per la vita e noi imparavamo da lei che cosa significa amarla, tu ogni sera chiamavi me e spesso anche mia sorella. Io ti raccontavo la giornata e la tua voce calda e pacata, accogliente e gentile, diceva parole sagge, che erano per noi conforto di umanità e di speranza (e perdonami, se puoi, il fatto che io non sia stato con te altrettanto presente).

In questi giorni, in particolare da tuoi ex studenti e da tuoi carissimi amici, mi sono arrivate telefonate e messaggi che raccontano la grandezza della tua capacità di relazione. Mi sono commosso.

C’è una consapevolezza precisa: sei un modello e un riferimento.

A te ho guardato come esempio di docente capace di volare alto e portare nel volo giovani Icaro desiderosi di conoscenza. In questi giorni ho provato il desiderio di salire su un banco e rivolgermi a te così: “Capitano, mio capitano”. Penso che tu ne rideresti con quella tua risata esplosiva e vitale.

Filosofia e storia non erano solo materie di insegnamento, ma percorsi esistenziali, che incarnavi quotidianamente “per seguir virtute e canoscenza” e accompagnare gli altri in questa ricerca.

In te ho ammirato l’arte del confronto, che fa della schiettezza e del rispetto i colori di cui dipingere la relazione. Affermavi le tue posizioni con decisione in un contraddittorio, che poteva diventare anche scontro civile, perché cercavi un rapporto sincero, che riconosce l’altro come interlocutore.

Argomentavi affermando ciò che ritenevi secondo giustizia e desideravi ascoltare le posizioni di chi avevi di fronte, per capire, approfondire, anche cambiare. Il dibattito poteva essere serrato, ma non c’era mai arroganza di giudizio, anzi spesso c’era comprensione amorevole, perché sapevi che la realtà è complessa e così è l’agire degli uomini.

Eri libera. Libera in questa ricerca sapiente di verità. E affermavi così uno stile, un contenuto e un metodo culturale, politico, ecclesiale: l’arte del confronto, come tu la vivevi, pilastro che fonda o dovrebbe fondare una democrazia e anche un’opinione pubblica dentro la Chiesa.

Sei stata per me testimone di un cattolicesimo innovativo, di frontiera, in ascolto dei tempi, aperto al confronto, rispettoso delle opinioni. Innamorata della comunità ecclesiale e, per questo, anche severa nel valutarne le debolezze.

La vivevi nella sua dimensione quotidiana e popolare, come catechista, nei convegni e nei cammini formativi, nei luoghi della riflessione colta e articolata e della comunicazione alta e di significato, come per la tua collaborazione con Riflessi o con Dialogo.

Sempre era possibilità di incontro con l’altro e occasione di elaborazione di pensiero e valori, in cui tu eccellevi, sapendo parlare il linguaggio dei bambini e quello degli intellettuali.

Strenuamente impegnata in un’Azione Cattolica che è stata per noi palestra di amore per il mondo e per la comunità, ti spendevi per una formazione concreta e costante, che è poi la base di ogni convivenza anche civile. E ne abbiamo oggi un bisogno estremo.

Aperta al mondo e alle sue voci, soprattutto di ultimi e deboli, hai servito in esperienze come Nonsolonoi, di così intelligente, rivoluzionaria, concreta attenzione a tutti quei paesi impoveriti da altri (i nostri) ricchi e spesso indifferenti e violenti. E come questa lezione servirebbe oggi per capire davvero i problemi drammatici che abbiamo di fronte e provare davvero a risolverli.

Sei stata maestra di una fede in ricerca, profonda perché capace di navigare nel mare aperto del dubbio.

La fede di una donna del Concilio, quel Concilio Vaticano II, monumento di intelligenza e sapienza, forse dimenticato e diverse volte su questo ci siamo confrontati. Donna, esempio di laicità proprio come il Concilio la dipinge in quei capolavori delle sue Costituzioni.

Sei stata modello nell’esercizio di discernimento, arte così rara ormai e così preziosa. Lucida e per questo tagliente nel giudicare i fatti e rigorosa nel valutare i percorsi della storia, della politica, della società. In una ricerca costante di verità, carica di una fiducia vitale nella possibilità che ancora una rivoluzione di bene possa avvenire. Per questo hai testimoniato anche un desiderio di politica sana, disinteressata perché interessata solo al bene comune, coerente, rigorosa, di visione e di ideale concreto e vissuto. Una politica che ha nell’azione culturale uno degli elementi chiave del suo servire l’umano.

In questo periodo così buio e spesso mediocre, quanto mancheranno la tua mente e il tuo cuore.

Non schermirti, so che proveresti a minimizzare, ma non è un complimento, è una semplice constatazione oggettiva. Mancherà il tuo sguardo sul mondo, sulla storia e sulla vita, con il quale plasmavi idee e parole, perché sono le idee che cambiano la storia, insieme alla coerenza di gesti, che ad esse si ispirano.

So che ci manchi, ma so anche che il seme dà frutto e il tuo, piccolo e grande ad un tempo, seminato nella storia e nel cuore di così tante persone, continua e continuerà a dare frutto. E, a proposito (ma ora non commuoverti troppo però), lascia che io e Anna e tutti noi abbracciamo l’amata Francesca, donna di rara intelligenza, sensibilità e gentilezza. Le siamo vicini con stima e affetto grandissimi.

Ora devo chiudere questa lettera (ma non certo il dialogo interiore con te, questo continuerò a tenerlo vivo). Ho una richiesta e, anche se sono certo sia superfluo chiedertelo, te la faccio ugualmente: abbraccia il tuo Roberto e digli quanto abbia nostalgia del suo sguardo competente, concreto, saggio e illuminato sulle cose e sulle vicende del mondo.

E, ti prego, abbraccia anche Chiara Maria. Ci manca infinitamente, ma conforta immaginarvi, ora, a ridere insieme, amando la vita, come l’avete amata quaggiù e insegnandoci ad amarla di più.

In effetti, devo confessarti, non riesco a capire come questi abbracci possano avvenire, in che tempo, in che luogo, in che forma, troppo poco è quello che so e troppo grande è il mistero per me e così intricata la ricerca.

Ma quello che so è che tu mi hai insegnato a sperare e la speranza poi non delude, perché l’amore, quello che tu hai cercato e testimoniato, è riversato nei nostri cuori.

Per questo ti ringrazio, carissima amica, carissima Luisa.

Gianluca Galimberti

 

Addio a Luisa Tinelli, “prof” libera ed appassionata. Ci lascia all’età di 75 anni

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su