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Figlie dell’Oratorio in Capitolo

Le consacrate di beato Vincenzo Grossi si riuniscono, in attesa della canonizzazione del loro fondatore

Sono settimane di particolare rilevanza, quelle a cavallo tra giugno e luglio, per le Figlie dell’Oratorio, l’istituto religioso fondato dal sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi. Il XVI Capitolo generale, in programma dal 21 giugno al 7 luglio a Ronchiano di Castelveccana (in foto), infatti, si svolge con l’attenzione rivolta alla canonizzazione del Fondatore. Per don Grossi, beatificato il 1° novembre 1975 dal beato Papa Paolo VI, il 5 maggio scorso è arrivata l’autorizzazione alla promulgazione del decreto riguardante un miracolo attribuito alla sua intercessione.

Il Capitolo delle Figlie dell’Oratorio

Da domenica 21 giugno a martedì 7 luglio le Figlie dell’Oratorio vivranno il loro XVI Capitolo generale, sul tema “Chiamate ad essere benedizione”. Località scelta per l’importante assise è la Casa di spiritualità Villa Immacolata, che l’Istituto religioso fondato dal don Grossi possiede a Ronchiano di Castelveccana (Va). Il lavori porteranno anche all’elezione della nuova superiora generale e delle quattro consigliere generali. Ne abbiamo parlato con l’attuale generale, madre Marilena Borsotti.

Madre, qual è il significato di questo importante appuntamento?

«Per il nostro Istituto il Capitolo è una esigenza e un appuntamento regolato che si svolge ogni sei anni e risponde al bisogno di verifica, di rinnovamento e di realistica programmazione, come ben dettagliato nel Codice di Diritto canonico. Non è un evento privato, è prima di tutto un fatto ecclesiale: per questo è importante che sia conosciuto, che si preghi per esso; perché i membri che vi partecipano si impegnino a coltivare un autentico spirito di comunione e collaborazione, compiendo scelte in sintonia con il cammino della Chiesa, in fedeltà al carisma di appartenenza e con attenzione ai segni dei tempi. Mente e cuore devono perciò essere attenti allo Spirito Santo e alla sua missione rinnovatrice e consolatrice. Non è costruttivo ripiegarsi sulla propria povertà e insufficienza, ma molto più fecondo aprirsi all’opera cesellatrice dello Spirito, inoltrandosi decisamente verso i sentieri della fedeltà e della incarnazione del carisma dell’Istituto, secondo quanto i tempi esigono e permettono. Il Capitolo è anche il contesto nel quale avviene l’elezione della nuova superiora generale e delle quattro consigliere generali».

Per una felice e provvidenziale coincidenza durante il Capitolo generale, il prossimo 27 giugno, è fissato il Concistoro, ultimo atto del processo di canonizzazione del vostro Fondatore.

«L’ormai vicina proclamazione della santità di don Vincenzo Grossi ci aiuta a sentire più viva la sua protezione e a sentirci parte di una storia guidata dalla grazia di Dio. Viene spontaneo il confronto con la piccolezza, con la povertà sperimentata, con la complessità delle situazioni e si scopre di essere solo “cinque pani e due pesci” di fronte a un grandissimo progetto di donazione. Ma tutto ciò non deve far prevalere il pessimismo. Il beato Vincenzo insegna che agli occhi di Dio non è prioritaria la logica quantitativa, ma quella qualitativa. Dio ama ciò che è piccolo e povero e la sincerità del cuore, come nel caso della povera vedova di cui Gesù ha apprezzato l’offerta dei due spiccioli: una cifra insignificante dal punto di vista umano ed economico, ma immensa agli occhi di Dio perché portatrice di un “tutto” donato senza rimpianti. Le Figlie dell’Oratorio si affidano alla preghiera di ogni fedele, perché questa “buona notizia” possa esprimersi sempre più anche attraverso di loro».

Altra significativa coincidenza è l’Anno della Vita consacrata indetto da Papa Francesco.

«L’indizione dell’Anno della Vita consacrata ha dato la possibilità di usufruire di nuovi e sostanziosi contributi emessi dalla Congregazione per gli Istituto di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, quali le lettere circolari “Rallegratevi”, “Scrutate” e “Le linee per l’amministrazione dei beni negli Istituti di Vita consacrata”».

Come arrivate al Capitolo e quale sarà il filo conduttore?

«Il Capitolo è stato preceduto da diversi mesi di preghiera e di preparazione, tenendo in considerazione il tema scelto: “Chiamate ad essere benedizione”. Prima di tutto si è cercata luce nella Parola di Dio, in particolare prendendo come riferimento la Prima Lettera di Pietro. L’autore, in questo breve e significativo testo, invita “ad adorare il Signore, Cristo, nei nostri cuori, sempre pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi. E che tutto sia fatto con dolcezza e rispetto” (1Pt 3,15), consapevoli che “non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, fummo liberati dalla nostra vuota condotta ereditata dai nostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia” (1Pt 1,18-19). Per questo siamo chiamati a essere benedizione, poiché “è benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande bontà ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1Pt 1,3-4). Noi Figlie dell’Oratorio sentiamo urgente l’appello, dopo avere ricevuto la benedizione, a essere benedizione attraverso quei mezzi che la nostra vocazione ci mette a disposizione: la preghiera, la vita fraterna, l’apostolato, l’amore alla gioventù, l’attenzione ai poveri, il senso ecclesiale. Don Vincenzo ci voleva gioiosamente “offerte” per la gloria del Padre e per il bene di quanti sono sul nostro cammino. Diceva: “Dovete essere vittime nel vero senso della parole”, esortando ad un dono generoso, fedele, di sapore eucaristico, perché dall’Eucaristia prende forza».

Il programma del Capitolo

Il Capitolo generale prevede diversi appuntamenti di preghiera, di lavoro personale e di gruppo, di condivisione in assemblea e di votazione.

Una apposita commissione ha elaborato una scheda di lavoro, con alcune domande-stimolo poste all’attenzione delle singole sorelle e delle comunità. Alcuni incontri intercomunitari, animati e verbalizzati, hanno permesso di raccogliere i contributi nati dalla riflessione, quindi sintetizzati e fatti confluire in uno Strumento di lavoro che offre la base per il lavoro capitolare.

La fase delle elezioni, nella quale vengono coinvolte tutte le suore di voti perpetui attraverso schede appositamente preparate e scrutinate, ha permesso di identificare i nominativi delle sorelle che partecipano al Capitolo come membri delegati, unitamente ai membri di diritto composti dalla superiora generale e dalle consigliere uscenti insieme all’economa generale.

I lavori capitolari sono articolati in diverse fasi. Dopo un giorno di ritiro spirituale, la solenne celebrazione eucaristica, con particolare invocazione dello Spirito Santo, dà inizio al Capitolo generale vero e proprio. Dopo l’appello delle Capitolari si procede agli “Atti preliminari”, che prevedono l’elezione delle scrutatrici, della segretaria del Capitolo, delle moderatrici, di una commissione di tre suore per l’esame della relazione sullo stato economico dell’Istituto, quindi l’approvazione dell’agenda che regola i lavori capitolari giorno per giorno, del regolamento, dello strumento di lavoro, nato con il contributo di tutte.

Segue la “sessione informativa”, nella quale la superiora generale, che ha terminato il suo mandato, espone una relazione dettagliata circa i vari aspetti della vita dell’Istituto che riguardano l’ultimo sessennio. Quindi l’economa generale espone con precisione le note riguardanti la situazione economica e l’amministrazione. Le relazioni vengono analizzate dalle capitolari con l’ausilio di schede di lavoro preparate dal Consiglio di presidenza, quindi si condivide in ambito assembleare. Inizia poi per diversi giorni la riflessione sullo Strumento di lavoro, in modo personale, di gruppo e assembleare, sempre seguita dal Consiglio di Presidenza. Ogni giornata viene verbalizzata dalla segretaria.

Il Capitolo si avvia quindi verso la fase elettiva: ponendosi in atteggiamento di più attento discernimento, si prega e si riflette per procedere alla elezione della nuova superiora generale e delle sue consigliere, cercando di individuare le persone che possano contribuire a porre in atto le linee di futuro che vanno consolidandosi.

Si continua con l’ultima sessione plenaria per la formulazione di un “Documento finale” e “Linee di orientamento per il nuovo sessennio”, che devono avere in sé una buona sintesi fra realismo e cristiana audacia.

Nel corso del Capitolo, nelle tappe più significative, l’Eucaristia quotidiana sarà presieduta da alcuni vescovi, proprio per sottolineare il carattere ecclesiale del Capitolo. All’inizio sarà presente mons. Luigi Stucchi, vicario episcopale della Diocesi di Milano per la Vita consacrata. Compiuta l’elezione della nuova superiora generale e del Consiglio, si unirà al ringraziamento delle Figlie dell’Oratorio il vescovo di Lodi, mons. Maurizio Malvestiti. Al termine dei lavori capitolari interverrà mons. Francesco Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, per invocare dal Signore la forza di compiere quanto intuito e poter procedere con maggiore fedeltà sulle vie del Vangelo.

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Messa di ringraziamento per la canonizzazione di Grossi

Il Vescovo Lafranconi ricorda in Cattedrale il Santo cremonese

A una settimana esatta dalla canonizzazione di san Vincenzo Grossi, il sacerdote cremonese (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917) fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, domenica 25 ottobre alle 11 nella Cattedrale di Cremona il vescovo Dante Lafranconi ha presieduto la Messa di ringraziamento, espressione del desiderio della Chiesa cremonese perché «goda, esulti, ringrazi il Signore – ha detto il Vescovo – e imiti le virtù del Santo». Sull’altare una reliquia del sacerdote originario di Pizzighettone. Prossima importante scadenza il 7 novembre, giorno della memoria liturgica del nuovo Santo. In questa occasione l’urna con il corpo di san Grossi farà ritorno in diocesi con tappe a Regona, Vicobellignano e Gombito.

Omelia del Vescovo (mp3)

Insieme al Vescovo, hanno concelebrato l’Eucaristia i canonici del Capitolo della Cattedrale, con il presidente del Capitolo mons. Giuseppe Perotti e il parroco del Duomo, mons. Alberto Franzini. Presente anche il parroco delle parrocchie di Pizzighettone, don Enrico Maggi, che ha preso posto in piazzetta senatoria proprio accanto alla reliquia del Santo: alcuni frammenti ossei dei braccio e della mano, conservati in un urna di cristallo solitamente conservata nella chiesa di Vicobellignano e per l’occasione trasferita a Cremona. Reliquie che sono state incensate dal Vescovo all’inizio della Messa.

Nelle prime fila una delegazione delle Figlie dell’Oratorio. Tra di loro anche colei che fino poche settimane fa è stata la superiora generale, la pizzighettonese madre Marilena Borsotti: proprio lei ha proclamato la prima lettura. In prima fila in fascia tricolore anche il vicesindaco di Cremona, Maura Ruggeri.

Nell’omelia il Vescovo ha subito voluto richiamare la canonizzazione di san Vincenzo Grossi, che Papa Francesco ha presieduto in piazza San Pietro, in Vaticano, la domenica precedente, spiegando quindi il senso di questa Messa di ringraziamento: contemplare ciò che Dio ha operato in lui e farne motivo di gloria. Motivo di gloria «un po’ anche per noi stessi – ha aggiunto con un pizzico di orgoglio mons. Lafranconi – perché un santo è sempre espressione della benevolenza di Dio. Se un santo esce dalla nostra terra vuol dire che Dio ha guardato con un occhio di particolare misericordia a questa nostra terra: e noi ce ne sentiamo onorati».

Quindi mons. Lafranconi ha voluto sottolineare alcuni aspetti della figura di san Vincenzo Grossi, partendo dal fatto che fu «un prete molto normale, un cristiano che ha vissuto con intensità propria sequela, ma senza fare cose straordinarie. Un Santo vicino a noi!». Ma per onorare un santo non basta ammirarlo: «la sua vita – ha sottolineato il Vescovo – deve essere per noi stimolo a vivere più intensamente la sequela».

Il brano evangelico è stato lo spunto per una riflessione sulla fede, che – come per il cieco – offre la possibilità di guardare con un occhio nuovo. Proprio come san Grossi fu capace di vedere le necessità del suo tempo.

Mons. Lafranconi ha poi richiamato alcuni passaggi della vita del Santo. A cominciare dalla fanciullezza quando, per rispondere alle necessità economiche della sua famiglia, posticipò l’ingresso in Seminari, pur, però, con una fede che lo mantenne tenace rispetto a quello che aveva riconosciuto come rispondente alla volontà di Dio. Un esempio che il Vescovo ha auspicato tutti possano seguire: «Quale vantaggio ne verrebbe per tutta la società!».

Poi il Vescovo ha richiamato la caratteristica di instancabile predicatore di san Vincenzo, in particolare nell’ottica educativa per la gioventù. Un altro esempio che, con un riferimento al recente Sinodo, il Vescovo ha riletto come necessità della «nuova evangelizzazione», che «non è solo compito di preti e suore, ma della famiglia».

Quindi il riferimento a quanto Papa Francesco ha detto di San Vincenzo Grossi in occasione della canonizzazione: «L’esempio di san Vincenzo Grossi sostenga l’impegno per l’educazione cristiana delle nuove generazioni». «Un impegno che facciamo nostro, lo sosteniamo e lo viviamo, chiedendo – ha concluso il Vescovo, con un riferimento alla reliquia del Santo presente in Cattedrale – che quella mano che tante volte ha benedetto i suoi parrocchiani, ha benedetto i giovani, ha accompagnato tante persone nei momenti belli e tristi della vita, continui a benedire anche noi: la nostra Chiesa, la nostra Diocesi, l’intera società».

La celebrazione, animata con il canto dal Coro della Cattedrale diretto da Graziano Ghisolfi e con l’Associazione Nazionale Carabinieri che ha garantito il servizio d’ordine, si è conclusa con la benedizione del Vescovo, rivolta in particolare alla Figlie dell’Oratorio, chiamate a conservare il carisma del Fondatore nella loro opera nel campo dell’educazione delle giovani generazioni.

I festeggiamenti per il nuovo santo cremonese proseguiranno a partire da sabato 7 novembre, giorno della sua memoria liturgica, quando in diocesi potranno essere venerate le reliquie del corpo di don Grossi, grazie alla presenza dell’urna che solitamente è conservata a Lodi nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio (e in questi giorni, eccezionalmente, nella Cattedrale di Lodi).

Il corpo del Santo arriverà a Regona di Pizzighettone (dove don Grossi è stato parroco dal 1873 al 1883) nel pomeriggio di sabato 7 novembre: prevista la processione dal piazzale del cimitero sino alla chiesa di S. Patrizio. Alle 21 la solenne Messa presieduta dal vescovo Lafranconi e concelebrata dai sacerdoti di Pizzighettone e della Zona. Dalle 23 veglia di preghiera notturna, fino alle ore 8 di domenica 8 novembre.

Dopo le Lodi mattutine, l’urna di don Grossi sarà trasferita a Vicobellignano (dove fu parroco dal 1883 sino alla morte, avvenuta il 7 novembre 1917), dove alle 11 il Vescovo presiederà una solenne Eucaristia. Alle 16.30 la celebrazione del Vespro.

Prima del ritorno alla Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, l’urna farà tappa anche a Gombito, dove si canteranno i Vespri e sarà esposta l’Eucaristia per l’adorazione tutta la notte. Lunedì 9 novembre, dopo la Messa delle 9, l’urna riprenderà il viaggio alla volta di Lodi. La tappa a Gombito a motivo della presenza come parroco, dal 1918 al 1923, di don Ubaldo Grossi (nipote di don Vincenzo Grossi), che in precedenza aveva fatto il vicario a Vicobellignano con lo zio sacerdote. Altro legame è dovuto al fatto che don Angelo Bernabè lasciò nel 1918 la guida di Gombito proprio per succedere a don Vincenzo Grossi come parroco di Vicobellignano.

 

Lo speciale del Giorno del Signore

Nel fine settimana in tv sarà proposto anche uno speciale del “Giorno del Signore”, la rubrica televisiva diocesana prodotta da TRC, dedicata alla canonizzazione di san Grossi con il resoconto della solenne celebrazione presieduta lo scorso 18 ottobre in piazza S. Pietro da Papa Francesco e il reportage del pellegrinaggio diocesano a Roma, con le immagini della Messa di ringraziamento celebrata all’indomani dai vescovo di Cremona e Lodi nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini, con interviste, tra cui quella al postulatore padre Antonio Saez de Albeniz.

Il “Giorno del Signore” è trasmesso da:

  • Cremona1 (canale 211 del digitale terrestre; in streaming suwww.cremona1.it): sabato alle 8, alle 11.30 e alle 20.30, domenica alle 12.30;
  • Studio 1 (canale 80 del digitale terrestre; in streaming suwww.studio1.it/streaming.html): sabato sera alle 20.30;
  • TelePace (Sky canale 850; canale 187 del digitale terrestre; in streaming su www.telepace.it): venerdì alle 14 e alle 20, sabato alle 2.15, domenica alle 5.35.

Tutte le puntate del “Giorno del Signore” possono essere inoltre scaricate in podcast dal sito internet www.teleradiocremona.it.

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Domenica 18 ottobre la canonizzazione con il Papa in piazza S. Pietro Il 25 Messa di ringraziamento a Cremona

A novembre peregrinazione del corpo del Santo in diocesi

La mattina di domenica 18 ottobre, alle 10.15 in piazza San Pietro, in Vaticano, Papa Francesco celebrerà il rito di canonizzazione di quattro nuovi santi: tra questi il sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (Pizzighettone 1845 – Vicobellignano 1917), fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio, proclamato beato da Papa Paolo VI il primo novembre dell’Anno Santo 1975. Molti i cremonesi che parteciperanno alla solenne celebrazione, a partire dalle parrocchie che hanno un particolare legame con il Santo o l’Istituto da lui fondato. A guidare la delegazione diocesana sarà il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi.

Insieme a don Vincenzo Grossi saranno canonizzati Maria dell’Immacolata Concezione (superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce) e Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin (genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, più conosciuta come santa Teresa di Lisieux).

La Messa di canonizzazione, grazie alla collaborazione con TRC (il centro televisivo della diocesi cremonese) e in sinergia con TelePace, sarà trasmessa in diretta su Cremona1 (canale 211 del digitale terrestre) e in streaming sul nostro portale. Un maxi schermo con la diretta dell’evento sarà allestito nella chiesa di S. Giuseppe, a Pizzighettone, dove nel pomeriggio, alle 17, nella chiesa di S. Bassiano, sarà celebrato il Vespro solenne.

All’indomani della canonizzazione, sarà celebrata a Roma la Messa di ringraziamento: l’appuntamento è alle 9.30 presso la basilica di S. Giovanni dei Fiorentini (di cui è cardinale titolare l’arcivescovo di Bologna Caffarra). Saranno presenti i vescovi di Cremona e Lodi, con i fedeli delle rispettive diocesi, insieme alle Figlie dell’Oratorio con il Consiglio e la superiora generale, madre Rita Rasero. Un luogo scelto non a caso: qui, infatti, per dieci anni fu parroco san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio, cui don Grossi si ispirò dando vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Al termine della Messa il gruppo cremonese si sposterà nella vicina parrocchia di S. Maria in Vallicella per la vista alle Camere di san Filippo Neri.

Altra Messa di ringraziamento per la canonizzazione di don Vincenzo Grossi sarà celebrata dal vescovo Lafranconi a Cremona, in Cattedrale, domenica 25 ottobre (ore 11).

All’inizio di novembre un ulteriore momento di particolare significato, che coinvolgerà le comunità di Regona di Pizzighettone, Vicobellignano e Gombito dove, a partire dal giorno della memoria liturgica del nuovo Santo (7 novembre), potranno essere venerate le reliquie del corpo di don Grossi, solitamente conservate a Lodi nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio.

Il corpo del Santo arriverà a Regona di Pizzighettone nel pomeriggio di sabato 7 novembre: prevista la processione dal piazzale del cimitero sino alla chiesa di S. Patrizio. Alle 21 la solenne Messa presieduta dal vescovo Lafranconi e concelebrata dai sacerdoti di Pizzighettone e della Zona. Dalle 23 veglia di preghiera notturna, fino alle ore 8 di domenica 8 novembre.

Dopo le Lodi mattutine, l’urna di don Grossi sarà trasferita a Vicobellignano, dove alle 11 il Vescovo presiederà una solenne Eucaristia. Alle 16.30 la celebrazione del Vespro.

Prima del ritorno alla Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, a Lodi, l’urna farà tappa anche a Gombito, dove si canteranno i Vespri e sarà esposta l’Eucaristia per l’adorazione tutta la notte. Lunedì 9 novembre alle 9 la Messa, quindi l’urna ripartirà alla vota di Lodi. La tappa a Gombito a motivo della presenza come parroco, dal 1918 al 1923, di don Ubaldo Grossi (nipote di don Vincenzo Grossi), che in precedenza aveva fatto il vicario a Vicobellignano con lo zio sacerdote. Altro legame è dovuto al fatto che don Angelo Bernabè lasciò nel 1918 la guida di Gombito proprio per succedere a don Vincenzo Grossi come parroco di Vicobellignano.

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Lettera del Vescovo alla Diocesi in vista della canonizzazione: «Ottenga dal Signore vocazioni di autentici educatori»

Lettera del vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, indirizzata all’intera diocesi, in vista della canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (1845-1917). Il nome del prete pizzighettonese sarà ufficialmente iscritto nel catalogo dei santi domenica 18 ottobre nella solenne cerimonia che Papa Francesco presiederà a S. Pietro, in Vaticano. Attraverso il Segretariato diocesano pellegrinaggi e l’agenzia ProfiloTours (tel. 0372-460592) viene offerta la possibilità di prendere parte alla canonizzazione di don Grossi. Una proposta che si concluderà con la Messa di ringraziamento che lo stesso vescovo Lafranconi presiederà lunedì 19 ottobre nella Capitale.

Nella lettera, indirizzata a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici della diocesi di Cremona, mons. Lafranconi ricorda i passaggi più significativi della vita di questo sacerdote diocesano, nato a Pizzighettone il 9 marzo 1845 e ordinato presbitero dal vescovo di Brescia, mons. Girolamo Verzieri, essendo vacante la sede di Cremona per la morte del vescovo Novasconi.

I suoi primi incarichi furono nelle parrocchie di San Rocco in Gera di Pizzighettone e a Sesto Cremonese, seguiti, nel 1871, da quello di economo spirituale a Ca’ de’ Soresini. Il primo mandato effettivo come parroco fu, dal 1873, a Regona di Pizzighettone. «La popolazione del luogo – sottolinea mons. Lafranconi – era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedicò con tanta cura che dopo pochi anni trasformò il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto venne definito dai suoi confratelli». Nel 1883 il trasferimento a Vicobellignano (dove morì il 7 novembre 1917), «un terreno – ricorda ancora il Vescovo – particolarmente delicato per la presenza di una vivace comunità protestante».

«In lui – scrive di don Grossi il Vescovo, nel messaggio rivolto alla Diocesi – ravvisiamo la figura classica, anche se straordinaria, del sacerdote diocesano dedito con fede appassionata alla cura pastorale dei fedeli a lui direttamente affidati, ai quali intendeva presentarsi anzitutto come esemplare discepolo di Gesù nel seguire il Vangelo nonché come umile e avveduto pastore in piena comunione con la Chiesa. Il riconoscimento della sua santità è motivo di lode e di gratitudine al Signore, che, come dice sant’Agostino “coronando i meriti dei Santi, corona la sua stessa opera”; ma è motivo di gioia e richiamo per tutti noi – anzitutto per noi sacerdoti – a tendere effettivamente alla santità».

E ancora: «Egli era consapevole, come lo siamo noi, che per preparare il futuro buono della Chiesa e della società, è indispensabile formare la gioventù. Per favorire la loro educazione cristiana occorrevano persone dedite a questa opera con lo spirito e la dedizione di chi si consacra totalmente a una missione. Formò pazientemente quelle donne che costituirono il primo nucleo di una Congregazione religiosa (Figlie dell’Oratorio, ndr). Per favorire il loro inserimento nella vita pastorale, particolarmente tra i giovani, volle che anche nella loro foggia esteriore si presentassero non nella tradizionale divisa delle suore, ma in abito semplice simile al comune vestire femminile».

Quindi due richiami. Anzitutto rispetto a «il valore della vita consacrata – afferma mons. Lafranconi – che merita la nostra preghiera e il nostro apprezzamento, particolarmente in questo anno in cui il Papa ha voluto porre all’attenzione della Chiesa il carisma della vita consacrata nelle sue varie forme che continuano a segnare la storia della Chiesa, risvegliando in tutti i cristiani il riferimento a Dio “sommamente amato”».

«Il secondo richiamo – continua il Vescovo – riguarda l’urgenza educativa che la Chiesa, assieme alla famiglia e ad altre Istituzioni, da sempre ha avuto a cuore e che nei nostri paesi ha trovato una sua peculiare espressione attraverso gli Oratori. Essi costituiscono una presenza ancora valida, anche se ha bisogno di essere ripensata e rinnovata come si sta facendo. Ora, al di là di nuove prospettive o cambiamenti, quello che più conta è la riscoperta della passione educativa e la dedizione – che è qualcosa di più della disponibilità – di adulti che vogliono investire tempo, energie e creatività in questo ambito prezioso per il presente e per il futuro. Chiediamo al nuovo Santo che ottenga dal Signore vocazioni di autentici educatori per la Congregazione delle Figlie dell’Oratorio e per le nostre parrocchie. Alla sua intercessione uniamo la nostra preghiera e la testimonianza di una vita veramente cristiana».

Attraverso il Segretariato diocesano pellegrinaggi e l’agenzia ProfiloTours (tel. 0372-460592) viene offerta la possibilità di prendere parte alla canonizzazione di don Vincenzo Grossi a Roma. Una proposta che si concluderà con la Messa di ringraziamento che lo stesso vescovo Lafranconi presiederà lunedì 19 ottobre nella Capitale.

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Ritiro spirituale del clero sulla figura di Vincenzo Grossi

La meditazione di madre Marilena Borsotti

In preparazione alla canonizzazione del beato Vincenzo Grossi i presbiteri cremonesi hanno vissuto un intenso momento di riflessione e preghiera. Il tradizionale ritiro missionario, tenuto il 1° ottobre in Seminario, è stato, infatti, l’occasione per focalizzare l’attenzione su questo sacerdote cremonese vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e che ha vissuto la sua santità nell’esercizio quotidiano del suo ministero di parroco, prima a Regona di Pizzighettone e poi a Vicobellignano. Madre Marilena Borsotti, originaria di Pizzighettone, che fino al giugno scorso ha ricoperto l’incarico di superiora generale dell’Istituto “Figlie dell’oratorio”, ha tenuto la meditazione. Un centinaio i sacerdoti presenti.

Nella sua riflessione la religiosa si è soffermata in modo particolare su quattro parole che ben sintetizzano l’esperienza cristiana e sacerdotale del beato Vincenzo: ringraziare, osservare, coinvolgere e agire.

Anzitutto don Grossi ha vissuto la sua fede e poi la sua scelta di diventare presbitero come una risposta ad un Dio che l’ha amato e salvato. Forte era in lui la riconoscenza al Signore per un amore gratuito e immeritato. In secondo luogo egli ha osservato con attenzione e sempre in spirito di fede la realtà che lo circondava. Il Beato si è sempre trovato in situazione non facili, dove regnava la miseria e l’ignoranza e dove la vita cristiana era ridotta al lumicino: senza scoraggiarsi, partendo proprio dalla realtà, egli ha saputo andare incontro alle persone, in modo particolare ai giovani con semplicità ed efficacia. Il suo impegno, però, non è stato solitario: egli ha sempre cercato di coinvolgere i laici nell’opera missionaria e ha sempre creduto, vero e proprio antesignano, nella capacità apostolica delle donne, tanto da fondare un istituto religioso. Infine il suo agire è sempre stato nel segno dello zelo, ma anche della serenità e della letizia: molti contemporanei lo hanno sempre dipinto come una persone piena di iniziativa, ma allo stesso imperturbabile, che, cioè, non si angustiava dei risultati.
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La Messa di ringraziamento delle diocesi di Cremona e Lodi per la canonizzazione di Grossi nella chiesa di san Filippo Neri

Con la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e la visita alla chiesa di Santa Maria in Vallicella si è concluso, lunedì 19 ottobre, il pellegrinaggio a Roma delle diocesi di Cremona e Lodi in occasione della canonizzazione di don Vincenzo Grossi, parroco cremonese beatificato nel 1975 da papa Paolo VI, fondatore delle “Figlie dell’Oratorio”. Le due chiese romane, a pochi passi dal Tevere, non sono state scelte a caso: entrambe conservano la memoria di Filippo Neri, santo mistico del XVI secolo dal quale il Grossi attinse molta della spiritualità e delle sue intuizioni pastorali soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. La Messa, iniziata poco dopo le 9.30, è stata concelebrata dai vescovi Malvestiti e Lafranconi e da una ventina di sacerdoti, tra di essi il parroco di Pizzighettone-Regona-Roggione don Enrico Maggi, l’arciprete di Viadana, don Antonio Censori e il postulatore della causa di canonizzazione di San Vincenzo, il padre trinatario spagnolo padre Antonio Saez de Albeniz. Massiccia la presenza delle suore “Figlie dell’Oratorio” con la madre generale Rita Rasero e quella emerita Marilena Borsotti.

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Curiosamente i due presuli si sono divisi l’omelia, mons. Malvestiti si è soffermato sulle letture della Messa, mentre mons. Lafranconi ha riflettuto sul senso profondo della santità.

Il vescovo di Lodi ha centrato la sua riflessione sul comando di Gesù: «Che vi amiate gli uni gli altri» domandandosi: «Ma agli amici si comanda? Può essere buona notizia un comando? Tra poco entreremo nel cuore dell’Eucaristia e sentiremo un altro comando del Signore: “fate questo in memoria di me”. Ai sacerdoti è chiesto di celebrare il segno dell’amore assoluto e irrevocabile di Dio raccolto nella santa cena che rende perenne l’immolazione della Croce. Agli stessi sacerdoti e ai fedeli è rivolto l’invito preciso di vivere quella stessa immolazione nel servizio di carità».

«Si può comandare – ha proseguito il presule – solo l’amore che nulla toglie e tutto dona. Si può comandare solo se chi lo fa ama immolando se stesso! Allora si tratta di un servire più che di un comandare e di educare nel senso più vero perché il maestro è anche testimone e profeta e anticipatore del domani».

Mons. Malvestiti ha ricordato quindi che «i giovani si lasciano affascinare solo se gli educatori sono sapienti testimoni e profeti che carpiscono dal cuore di Dio la novità! Così hanno saputo fare e amare San Filippo Neri e il suo esemplare discepolo San Vincenzo Grossi affascinando con la loro vita buona e il ministero instancabile, perseverando in ogni contrarietà pur di rimuovere il male: la menzogna e la disperazione dai cuore, la fragilità dal corpo e dallo spirito, l’ingiustizia, l’indifferenza e la corruzione dalla società per riportare ovunque intensa e pace col perdono di Dio».

E così ha proseguito: «Come autentici padri e madri diventeremo capaci di far capire che il bene è irrinunciabile e, se chiedendo doneremo noi stessi, potremo essere anche esigenti. Compito arduo questo comandare immolando se stessi, possibile solo per chi “rimane nel suo amore” – quello di Cristo – del quale è sorgente e culmine la divina liturgia».

Nel suo breve intervento mons. Lafranconi è partito da un inno della liturgia delle ore che definisce i santi: «pietre vive e prezioso scolpite dallo Spirito»: «Noi dobbiamo – ha esordito il vescovo di Cremona – lasciarci affascinare dall’opera dello Spirito e da queste figure mirabili. In questa Eucarsitia ringraziamo Dio per aver scolpito queste vere e proprie opere d’arte così necessarie per la costruzione della città di Dio. E la città di Dio non è altro che la Chiesa».

«Mentre siamo qui per ringraziare il Signore – ha proseguito il vescovo Dante -, vogliamo anche riconoscere ciò che questi santi hanno fatto per il bene dell’intera comunità ecclesiale. Chi di noi, se in famiglia ha delle persone particolarmente meritevoli, non se ne vanta con gli altri? Ebbene noi facendo parte della famiglia della Chiesa siamo orgogliosi di queste figure così significative». Infine l’invito a vivere fino in fondo le esigenze radicali del Vangelo così come fece, con semplicità e umiltà, San Vincenzo Grossi.

Al termine della Messa, animata dai canti degli oltre trecento fedeli presenti, madre Rita Rasero ha ringraziato il Signore per questa esperienza indimenticabile spronando ad accogliere il messaggio di santità del nuovo Santo e di Filippo Neri oltre al loro zelo pastorale soprattutto nei confronti dei giovani.

Dopo la benedizione episcopale, mons. Luigi Veturi, guida spirituale di San Giovanni dei Fiorentini, dove San Filippo Neri esercitò il ministero di parroco, ha dato il suo saluto ricordando che la chiesa dai lui retta sarà una delle mete privilegiate del prossimo Giubileo poiché conserva la reliquia del piede di Santa Maria Maddalena, tra i personaggi evangelici che più di tutti ha goduto della misericordia di Dio.

La mattinata si è quindi conclusa nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, dove è sepolto il corpo di San Filippo Neri. In questo bellissimo tempio sacro, scrigno di innumerevoli e stupende opere d’arte, mons. Malvestiti ha ricordato la figura di Filippo Neri, il suo carisma, il suo zelo educativo, la sua opera.

Dopo il pranzo la comitiva dei cremonesi composta soprattutto da fedeli di Pizzighettone e Viadana ha fatto ritorno in diocesi.

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L’Istituto Figlie dell’Oratorio a servizio delle giovani generazioni collaborando con i sacerdoti

Le Figlie dell’Oratorio, religiose di diritto pontificio, si propongono di vivere la sequela del Signore Gesù, nella Chiesa, mediante i tre voti di povertà, castità e obbedienza. Secondo il carisma donato loro dal beato Vincenzo, e in virtù della grazia battesimale, ricercano la conformazione ai sentimenti del Cuore di Cristo per essere testimoni gioiose dell’amore di Dio, in modo particolare servendo le giovani generazioni e mediante una attiva e discreta collaborazione con i sacerdoti nell’apostolato parrocchiale.

Attualmente le Figlie dell’Oratorio vivono e operano in 21 comunità e sono presenti in Italia, Argentina ed Ecuador. In Italia le comunità si trovano in Lombardia, Emilia, Toscana, Lazio, Basilicata, Calabria e Sicilia. Le suore sono circa 150; in questi ultimi anni due giovani hanno mostrato il desiderio di condividere il carisma delle Figlie dell’Oratorio: una ora è professa temporanea, l’altra sta compiendo il cammino di Noviziato.

Dal 21 giugno al 7 luglio scorso a Ronchiano di Castelveccana si è svolto il XVI Capitolo generale, nel quale è stato eletto il nuovo Capitolo generale. Alla pizzighettonese madre Marilena Borsotti, è succeduta come superiora generale la comasca madre Rita Rasero.

Con l’ausilio di personale laico e di collaboratori, le Figlie dell’Oratorio esprimono la missione ricevuta attraverso le scuole dell’infanzia, la scuola primaria, le opere di accoglienza per giovani studentesse e lavoratrici, il doposcuola, la catechesi, le proposte di formazione umana e spirituale, la pastorale giovanile e l’animazione oratoriana.

 

La presenza in diocesi di Cremona dei luoghi di don Vincenzo

Alcune comunità si trovano proprio nei luoghi che appartengono alla storia di don Vincenzo Grossi.

Una comunità di tre sorelle si dedica all’apostolato nelle cinque comunità parrocchiali del comune di Pizzighettone. Un territorio particolarmente importante per l’Istituto: don Grossi è nato a Pizzighettone nel 1845; ha trascorso i primi mesi del suo sacerdozio a Gera di Pizzighettone; per dieci anni ha svolto il ministero di parroco a Regona di Pizzighettone. Le suore, secondo l’insegnamento del Fondatore, cercano di dare il loro sostegno e la loro collaborazione ai sacerdoti in questa estesa realtà ecclesiale che richiede forti motivazioni e un cordiale cammino verso la comunione.

Non lontano da Pizzighettone, altra presenza è nel lodigiano, a Maleo, dove le Figlie dell’Oratorio offrono la propria testimonianza e collaborazione alla locale scuola dell’infanzia. Si tratta di un luogo dove don Grossi si recava frequentemente per la predicazione, per l’amicizia con il parroco, mons. Pietro Trabattoni, e per riunire il numero crescente di Figlie dell’Oratorio, curandone direttamente la formazione.

La presenza delle suore in diocesi anche a Viadana: la comunità delle suore, che ospita una numerosa scuola dell’infanzia e un attivo doposcuola, si trova nei pressi di Vicobellignano (paese nel quale don Vincenzo è stato parroco per trentaquattro anni) e Ponteterra (dove è sorta una delle prime comunità), insieme ad altri centri rurali dove le Figlie dell’Oratorio hanno iniziato a operare, nella povertà e secondo lo spirito di adattamento che il Fondatore chiedeva loro.
«Essere presenti nei luoghi della vita e dell’opera di don Vincenzo – afferma madre Marilena Borsotti, fino all’estate scorsa superiora generale – porta in sé una ricchezza e un grande significato. È un impegno di testimonianza, a vivere il carisma ricevuto con la sua sfumatura di originalità, un appello a far conoscere e apprezzare la figura di don Vincenzo Grossi, ancora così fresca e attuale, e un messaggio di speranza». «In contesti che ci appaiono a volte aridi o fortemente secolarizzati – prosegue la religiosa – la luce della santità può essere motivo di dialogo e di stimolo per tutti, credenti o indifferenti. Anche don Vincenzo ha lavorato in ambienti e in tempi non facili, la sua perseveranza nella fede e nel ministero è ancora oggi altamente significativa».

 

La Casa Madre e Generalizia

La Casa Madre e Generalizia delle Figlie dell’Oratorio è situata a Lodi, al civico 27 di via Paolo Gorini.

Lo stesso Fondatore, nel maggio del 1901, aveva acquistato lo stabile per la residenza della prima casa delle suore. Nello stesso anno vi incorporò il noviziato e successivamente il collegio, l’esternato, l’asilo infantile, la scuola elementare, la scuola di lavoro e l’assistenza scolastica.

Nel 1917 fu acquistata la vicina casa Santa Croce e si trasformò la vecchia chiesa posta all’interno in una decorosa cappella ad uso delle suore della comunità e delle novizie. Oggi nella cappella Santa Croce di Casa Madre sono custodite le spoglie mortali di don Vincenzo Grossi.

Attualmente la casa Madre e Generalizia ospita la Madre generale, la Vicaria e una numerosa comunità di religiose che gestiscono: la scuola dell’infanzia, il pensionato per giovani studenti e lavoratrici, l’assistenza scolastica per ragazze delle scuole medie; inoltre la Diocesi di Lodi utilizza i locali della Casa Madre per la scuola elementare.

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Il ritratto di Charles de Focauld nelle parole di don Aldighieri: on-line l’audio

Richiamato l'invito del beato francese ad essere presenza nella vita degli ultimi anche facendo un passo indietro rispetto alla propria identità, pur non negandola

Un uomo che seppe tradurre il suo essere cristiano nella silenziosa e costante testimonianza quotidiana. Questo il ritratto di Charles de Focauld che martedì 2 dicembre don Mario Aldighieri ha tracciato nell’incontro presso la biblioteca del Centro pastorale diocesano di Cremona. L’intento era quello di ripercorrere le tappe principali della vita del religioso francese perché, traendo spunto dalla sua esperienza, si possa ricavare un’attuale lezione, per quanto riguarda i rapporti con le altre culture, in particolare quella musulmana. Continue reading »

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Agiografia del prete cremonese fondatore delle Figlie dell’Oratorio beatificato il 1° novembre del 1975 dal beato Papa Paolo VI

Vincenzo Grossi nasce il 9 marzo 1845 a Pizzighettone (Cremona) da una umile famiglia. È il penultimo dei dieci figli (tre muoiono in tenera età) di Baldassarre Grossi e Maddalena Cappellini, proprietari di un mulino. È subito battezzato nella chiesa parrocchiale di San Bassiano, a Pizzighettone.

Dinanzi alla richiesta di Vincenzo di diventare sacerdote non c’è opposizione da parte dei familiari, che si limitano a fargli presente che possono ancora aver bisogno di lui; c’è già un altro figlio – Giuseppe – che studia da prete, non possono permettersi le spese per entrambi. Così, mentre lavora con il padre nella consegna dei sacchi di farina, il ragazzo si ritaglia del tempo per studiare privatamente le materie del ginnasio sotto la guida del parroco.

A diciannove anni, nel 1864, entra in Seminario: è ordinato sacerdote il 22 maggio 1869. Da allora tutta la sua attività pastorale si svolge in diverse parrocchie della diocesi.

I suoi primi incarichi sono nelle parrocchie di S. Rocco in Gera di Pizzighettone e a Sesto Cremonese, seguiti, nel 1871, da quello come economo spirituale a Ca’ dei Soresini.

Nel 1873 è nominato parroco di Regona di Pizzighettone. La popolazione del luogo era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedica con tanta cura che dopo pochi anni trasforma il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto viene definito dai suoi confratelli.

Don Vincenzo spende tutta la sua vita nel ministero pastorale: animazione delle comunità a lui affidate, predicazione di missioni al popolo, formazione spirituale delle coscienze, attenzione ai poveri, educazione dei fanciulli e dei giovani.

Per le ragazze, in particolare, don Grossi ha una sincera preoccupazione. Dà il nome di “oratorio” – sulle orme di don Giovanni Bosco a Torino – al piccolo locale che è riuscito a ricavare nella sua canonica, perché le sue giovani parrocchiane possano ritrovarsi. Vivendo in continuo contatto con la popolazione delle campagne, si rende conto che la gioventù, soprattutto femminile, cresce in situazioni molto fragili e complicate. Inizia, quindi, a radunare alcune delle sue giovani e ad avviarle alla vita comune tra loro.

Nel 1883 il vescovo Geremia Bonomelli lo destina come parroco a Vicobellignano, dove ha preso piede il protestantesimo metodista. Da subito, mostra gran carità e apertura: lo stesso pastore va più volte ad ascoltare le sue prediche quaresimali e le famiglie protestanti mandano i loro figli alla scuola parrocchiale.

La nuova destinazione, che lo allontana da Regona, non fa desistere don Grossi dal progetto della nuova comunità femminile. Il nome scelto è quello di “Figlie dell’Oratorio” per richiamarle a un modello spirituale ben preciso: la letizia spirituale di san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio. Non è previsto un abito definito, in modo da poter avvicinare meglio le giovani.

Le prime basi per il nascente Istituto sono poste nel 1885 a Pizzighettone. L’approvazione diocesana arriva il 20 giugno 1901 con l’assenso del vescovo Bonomelli. Per garantire la formazione scolastica di quelle tra loro che avrebbero dovuto dedicarsi all’insegnamento, sceglie la città di Lodi, dove si decide di acquistare una struttura: l’attuale Casa madre dell’Istituto.

Nel 1917, mentre si trova a Lodi per sistemare alcune faccende urgenti per l’Istituto, don Grossi si sente male. Vuole tornare a Vicobellignano dove, nei primi giorni di novembre, le sue condizioni si aggravano. Fatica a parlare, pronuncia solo pochissime parole: «La via è aperta: bisogna andare». Alle 21.45 del 7 novembre, a 72 anni, don Vincenzo Grossi rende l’anima a Dio.

La fama di santità di don Grossi non viene meno, tanto da domandare l’apertura della sua causa di beatificazione. Nel 1969 è dichiarato Venerabile. La sua beatificazione è celebrata il 1° novembre dell’Anno Santo 1975 a Roma da Papa Paolo VI, che lo definisce «apostolo della gioventù» ed «esempio sereno e suadente per i sacerdoti direttamente impegnati nella cura d’anime». «Nella solidità delle sue generose virtù, nascoste nel silenzio, purificate dal sacrificio e dalla mortificazione, raffinate dall’obbedienza, egli ha lasciato un solco profondo nella Chiesa, che oggi lo propone a modello e lo prega come intercessore».

Papa Francesco, definendo miracolosa la guarigione di una bambina avvenuta per intercessione del Beato, il 27 giugno 2015, nella sala del Concistoro del Palazzo apostolico vaticano, presiede il Concistoro ordinario pubblico per la canonizzazione del beato Vincenzo Grossi, oltre che della beata Maria dell’Immacolata Concezione (superiora generale della Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce) e dei beati Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin (coniugi e genitori). La canonizzazione il 18 ottobre 2015, Giornata missionaria mondiale, nel corso della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Il fatto miracoloso riguarda una bambina di due mesi di Pizzighettone affetta da una grave malattia ematica: una anemia eritropoietina di tipo 2. Elemento risolutivo può essere solo il trapianto di midollo, ma nessun familiare risulta compatibile. Mentre la bambina è sostenuta con trasfusioni e trattamenti palliativi, una suora delle Figlie dell’Oratorio invita a pregare il beato Vincenzo. I familiari iniziano a pregare insistentemente e dopo un certo periodo la bambina risulta guarita. A 25 anni e sta bene: quella patologia non si è più manifestata.

I resti mortali di san Vincenzo Grossi, già traslati nel 1944 dal cimitero di Vicobellignano a quello di Lodi, nel 1947 sono collocati nella cappella della Casa madre delle Figlie dell’Oratorio, a Lodi, dove tuttora vi riposano.

 

Preghiera al beato Vincenzo

Cuore adorabile di Gesù,
modello dei cuori sacerdotali,
che nella tua ineffabile Provvidenza
hai fatto del beato Vincenzo Grossi
un parroco operoso ed esemplare,
e lo hai scelto a fondare
una nuova Famiglia religiosa
per l’educazione
della gioventù femminile,
noi ti preghiamo
affinché possiamo imitarlo
nelle sue virtù
e ricevere, per sua intercessione,
le grazie di cui abbiamo bisogno.

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Messaggio di madre Rita Rasero

La nuova superiora generale dell'istituto delle Figlie dell'Oratorio commenta la canonizzazione

La prossima canonizzazione del Fondatore Don Vincenzo Grossi è, prima di tutto, una grande gioia per ogni Figlia dell’Oratorio.

La riconosciuta esemplarità della vita di Don Vincenzo, trascorsa nell’umiltà, nell’obbedienza, nella preghiera, nell’apostolato sacerdotale e nell’amore verso Dio e verso il prossimo, dà conferma che ciò che veramente vale è il seme di una vita donata, giorno dopo giorno, nell’abbandono fiducioso al Signore, spendendosi con semplicità e gioia.

Ci rincuora anche il fatto che questo evento è una occasione di letizia per tutta la Chiesa e per le persone che guardano con ammirazione alla testimonianza di Don Vincenzo e si affidano alla sua intercessione.
Il riconoscimento della santità del Fondatore per l’Istituto si colloca come dono provvidenziale in questo tempo storico. Ci dà il senso di sentirci ancora oggi accompagnate dalla sua presenza, dall’aiuto del Signore, dalla percezione che un dono di grazia non si estingue semplicemente perché sono mutate le condizioni storiche e sociali.

Questo ci impegna ad esercitarci ad essere creativamente fedeli al carisma ricevuto, offrendo quanto possiamo. È poca cosa, ma “Dio ama chi dona con gioia” e la potenza del suo Spirito va oltre ogni limite umano e ogni senso di scoraggiamento o di impotenza. “Dovete arrivare stanche in Paradiso e non sole” diceva Don Vincenzo alle sue Figlie. Ci auguriamo che la sua canonizzazione sia una ventata di energia per tutte, per essere ancora, oggi, apostole e magari proposta di vita per quelle giovani che desiderano donare al Signore la loro esistenza.

madre Rita Rasero

 

 

Biografia della nuova generale

Madre Rita Rasero è originaria della provincia di Como ed è entrata nell’Istituto dopo una esperienza lavorativa a Milano. Ha emesso la prima professione nel 1985, quindi ha conseguito il diploma magistrale e la laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università Cattolica. Ha maturato una vasta esperienza educativa a contatto con le ragazze ospiti della “Protezione della Giovane” di Roma e di Milano, seguendo sia studentesse e lavoratrici, sia minori con problemi personali e familiari. Ha avuto incarichi di superiora di comunità e di carattere formativo, soprattutto delle suore nei primi anni di professione. Durante il XVI Capitolo generale, che dal 21 giugno al 7 luglio scorso si è svolto a Ronchiano di Castelveccana, è stato eletto il nuovo Capitolo generale. Alla pizzighettonese madre Marilena Borsotti, è succeduta come superiora generale madre Rita Rasero.

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