Torrazzo con vista, il video podcast prodotto dall’editrice diocesana Trc all’interno della torre campanaria della Cattedrale di Cremona, torna ad affacciarsi sulla città in apertura del mese di novembre proponendo una riflessione che intreccia storia, tecnologia ed evoluzione culturale. A salire i gradini sono due figure che interpretano il contemporaneo con linguaggi complementari: l’artista casalasco Giorgio Tentolini e Ilaria Dal Lago, exhibition manager di (sala effe), il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea nato nel cuore del Museo del violino di Cremona. I loro racconti si sfiorano e si completano attorno a un’idea di fondo: l’arte non è una semplice parentesi estetica, ma una chiave per leggere le mutazioni della società.
L’occasione per rifletterci parte da un luogo che per definizione custodisce il tempo: il Museo archeologico di San Lorenzo, a Cremona. È qui che la personale di Giorgio Tentolini, Paradisi artificiali, mette in corto circuito reperti storici e immagini generate con l’Intelligenza artificiale. «Io sono un artista che lavora per sovrapposizioni – spiega Tentolini – e quale posto migliore del Museo archeologico, con le sue stratificazioni di epoche e memorie?». L’intento non è guardare al passato con nostalgia, ma far risuonare la natura stessa del museo con le sue opere realizzate per stratificazione di reti metalliche. In questo dialogo il concetto di «paradiso artificiale» cambia pelle: «Se un tempo Baudelaire andava a cercare il proprio altrove nelle sostanze – osserva l’artista – oggi lo facciamo nelle intelligenze artificiali», con il rischio che filtri e algoritmi finiscano per privarci della nostra identità.
Questa spinta a superare la staticità del già visto si riflette nel progetto di (sala effe). Se il lavoro di Tentolini interpella il fruitore attraverso la metafora della rete, lo spazio espositivo inaugurato a settembre all’interno del Museo del violino con la mostra collettiva La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare scardina l’idea stessa di mostra «finita». Come racconta Ilaria Dal Lago, la sfida parte dall’apertura delle istituzioni stesse: «Il dialogo è stato cercato proprio dal Museo del Violino, una realtà fondamentale e solida nel mondo che ha scelto di mettersi in gioco». Ne emerge una visione dinamica in cui il percorso si trasforma nei sei mesi di apertura tra opere che subentrano e collezioni private che si aprono alla città, partendo da un nome che richiama le «F» degli strumenti ad arco per far risuonare l’identità locale verso l’esterno. Un’iniziativa che prende forma grazie alla forza del gruppo: «Siamo un team variegato, con varie professionalità, proprio per avere uno sguardo ampio», sottolinea Dal Lago nel descrivere la sinergia tra galleristi, collezionisti e comunicatori che permette di far dialogare artisti nazionali e internazionali, storicizzati e contemporanei.
I percorsi dei due ospiti finiscono così per convergere in una valutazione comune sul momento di fermento del territorio. Stimolata da tappe diffuse come Cremona Contemporanea e da progetti indipendenti, la città appare pronta a scrollarsi di dosso storici complessi di inferiorità per rivendicare una propria centralità culturale. Senza dimenticare le proprie radici romane o medievali, ma scegliendo finalmente di non farne un limite.
Una nuova puntata pronta da ascoltare e guardare. L’appuntamento con Torrazzo con vista è come sempre ogni domenica dalle 12.30 in streaming su Spotify, Apple Podcast e YouTube, e in televisione su Cr1.






