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Altare spoglio, silenzio raccolto. Nel pomeriggio di venerdì 3 aprile nella Cattedrale di Cremona monsignor Antonio Napolioni ha presieduto l’Azione liturgica della Passione e Morte del Signore. La celebrazione si è aperta con la Liturgia della Parola: la profezia del Servo sofferente in Isaia e la lettera agli Ebrei hanno introdotto la narrazione della Passione secondo Giovanni.
Durante l’omelia il vescovo ha riannodato il filo della memoria francescana, già citata nella Messa in Coena Domini, indicando nel Santo d’Assisi l’esempio di chi si lascia interrogare dalla Croce. Mons. Napolioni ha, infatti, ricordato l’episodio delle stimmate e il mandato ricevuto dal Poverello davanti al Crocifisso di San Damiano: «Ripara la mia casa».
«Francesco intuisce di essere chiamato a rinnovare la Chiesa tutta», ha osservato, sottolineando come quell’invito rimanga una sfida attuale per una Chiesa talvolta «ferma o impaurita». Richiamando l’abito stesso di Francesco, tagliato a forma di croce, Napolioni ha evidenziato come la croce non sia un fregio, ma una condizione abitata da Cristo: «Le chiese sono fatte a forma di croce perché la vita e la morte sono fatte a forma di croce. La croce non è più maledetta, pesante, dura, perché è abitata da Gesù».
Il cuore dell’omelia si è concentrato sul significato profondo dell’essere discepoli del Crocifisso. Il vescovo ha invitato a riconoscere i “crocifissi” non solo nelle navate delle chiese, ma «nelle case, negli ospedali, nel momento della debolezza».
Da qui l’esortazione più forte: «Non dobbiamo aver paura se la croce ci fa cristiani. Ma innanzitutto ci faccia cristiani che non fanno più croci da mettere addosso agli altri».
Dopo l’omelia e la solenne preghiera universale la liturgia è proseguita con l’Adorazione della Croce. I fedeli, in un clima di profondo raccoglimento, si sono accostati per il tradizionale bacio devozionale, gesto di affidamento e gratitudine.
La giornata del Venerdì Santo a Cremona troverà il suo culmine in serata con la processione della Sacra Spina. La reliquia, segno della passione di Cristo custodito in Cattedrale, attraverserà le vie del centro cittadino, portando il silenzio e la preghiera della comunità oltre le mura del Duomo, nel cuore della vita quotidiana.
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