Sabato pomeriggio in Seminario l’ultimo incontro della rassegna “Un tè in Biblioteca 2016”

La storica dell'arte Mariella Morandi, console del Touring Club di Cremona “dialogherà” con alcuni volumi del fondo antico della Biblioteca di via Milano
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Sabato 14 maggio, alle ore 16, presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Cremona, si terrà l’ultimo incontro della rassegna “Un tè in Biblioteca 2016”, che gode del Patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona e del sostegno della Peter’s TeaHouse di Alessadro Borghi.

Mariella Morandi, storica dell’arte e pubblicista, insegnante, console per il Club di Territorio T.C.I. di Cremona, “dialogherà”, grazie alla lettura di Michele Lanzi, con alcuni volumi del fondo antico della Biblioteca del Seminario Vescovile di Cremona, come il trattato sulla Fortificazione delle città del 1564, di Girolamo Maggi, giurista aretino e Giacomo Castriotto, ingegnere militare, nel quale si mettono in luce questioni di urbanistica di epoca moderna e di fortificazioni in generale e le Fortificazioni di Bonaiuto Lorini, ingegnere militare che costruì per la Repubblica veneta la piazzaforte di Palmanova e cinse di baluardi il castello di Brescia.

Attraverso brani scelti dalle opere qui citate, si passerà dalla teorizzazione relativa alle fortificazioni, propria dall’ingegneria militare, alla tipizzazione attuata proprio in questi volumi, per arrivare alla loro realizzazione nel territorio cittadino della nostra città nei secoli XVI e XVII, ricordando eventi storici che la toccarono da vicino, come la “Sorpresa di Cremona” del 1702. Grazie all’opera di Bonaiuto Lorini (1540-1611) si potranno «mostrare l’universale sicurtà delle fortezze, dalle quali ne dipende la sicurtà degli stati et dell’Impero d’Italia», accennando alla «scienza, con la pratica del fortificare», esplicando le «ragioni di tutte le parti delle fortezze», entrando in ambito operativo con la «pratica di fabricare la fortezza in opera reale», mostrando «le diversità delle difese antiche con le moderne e si dichiarano le cause di tali diversità», suggerendo «l’ordine che si deve tenere per fortificare diversi siti e rimodernare le fortezze antiche», illustrando i principi della meccanica, per la costruzione di macchine «per alzar con poca forza grandissimi pesi» e ottenendo così «comode inventioni, che si trovano essere in uso per servizio comune» come leve, bilance, argani, infine trattando della «difesa delle fortezze e dell’uso delle artiglierie» e del «modo di levar le piante e misurare le distanze». Un intento dunque, dichiaratamente scientifico del proporre un trattato organico, ampiamente illustrato con xilografie di buone dimensioni, in parte colorate. Anche grazie a Girolamo Maggi (1523-1572), che esercitò la professione giuridica e fu anche incaricato da Cosimo I de’ Medici di attuare un quadro di rafforzamento delle difese della Valdichiana per il passaggio dei Francesi durante la guerra di Siena, si parlerà di fortificazione delle città, «della origine e cagione di edificar le case e città, che cosa sia la città et il fine di quella», «delle muraglie», «delle fortificazioni dei porti».

Questa trattatistica evidenzia come avvenne il perfezionamento dei mezzi d’assedio e spiega come furono possibili considerevoli innovazioni nell’ambito dell’architettura militare. Essa ci mostra quanto le fortezze e le cinte murate divennero complesse strutture organizzate in modo tale che ogni parte fosse protetta dalle altre, quanto architetti e ingegneri militari furono richiesti da principi e da sovrani, affinché trasformassero precarie strutture difensive di singoli stati in vere e propri strumenti di guerra, quanto principi e signori, ossia il potere politico e del denaro,  che esercitarono la forza delle armi unita alla pratica di guerra, furono i veri protagonisti di un contesto di progettazione di strutture difensive rinnovate, che si sviluppò nel dibattito fra civili e ingegneri militari. Il tutto, valorizzato dal disegno, quantomai strumento di divulgazione scientifica, che acquisì una valenza nuova nel settore dell’architettura militare, ritraendo, documentando e divulgando le nuove invenzioni.
Non a caso, dunque, l’abbinamento della teoria dell’architettura militare di epoca moderna allo studio della realtà più tangibile della città di Cremona nell’epoca dei baluardi, delle rocchette, dei bastioni, delle torri, delle porte, delle fortezze, in un tentativo di mettere in luce altre tracce di storia locale, intrecciandole con la spinta teorica che le fece scaturire dalla sapienza cinquecentesca.

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