Pax Christi Cremona ricorda padre Dall’Oglio, un monaco tra mistica e impegno per la pace

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Nel mese di luglio ricorre l’anniversario del sequestro di Padre Paolo Dall’Oglio a Raqqa in Siria, il 29 luglio 2013. Pax Christi Cremona ricorda la sua figura per il legame che ha avuto con l’associazione e per il valore della testimonianza che ha lasciato, in un testo che di seguito pubblichiamo

Abbiamo incontrato padre Paolo tramite la Rete degli amici della Siria a cui eravamo collegati insieme ad associazioni, giornalisti, Comuni e parrocchie, a cui lui inviava notizie, in tempo reale, sulla situazione siriana e divulgava i suoi appelli alla comunità internazionale chiedendole di farsi carico seriamente della crisi siriana. E noi in quegli anni, tenevamo viva l’attenzione sulla Siria organizzando in città ripetuti incontri, delle veglie di preghiera anche con la sua presenza online, raccogliendo fondi per sostenere i profughi più bisognosi.

L’abbiamo poi invitato a Cremona nel giugno 2013, in una serata memorabile per il racconto toccante delle sofferenze del popolo siriano che lui viveva in piena condivisione e che cercava di alleviare facendosi mediatore tra le parti che si opponevano al regime.

Prete gesuita, aveva fondato nel 1982 il monastero di Deir Mar Musa, arroccato nel deserto di Damasco. Spiritualmente ispirato al pensiero dei padri del deserto, a Charles de Foucauld e all’islamologo cristiano Luis Massignon, Padre Paolo ha fatto di Mar Musa un centro di dialogo interreligioso islamo-cristiano e di incontro tra Oriente e Occidente. La sua missione in Siria – diceva – “era quella di testimoniare l’amore di Gesù per i musulmani attraverso l’accoglienza, il dialogo, la condivisione.” Una scelta in linea col Documento sulla Fratellanza umana di Abu Dabi, che è un riferimento importante per il dialogo interreligioso tra Islam e Cristianesimo e nell’ottica di costruire quella fraternità umana mondiale sollecitata dalla Fratelli Tutti.

Padre Paolo, uomo di fede, di profonda cultura,  amante del dialogo con tutti anche coi nemici, ha legato la sua storia a quella del popolo siriano. Nel 2011 ha sostenuto il movimento nonviolento dei giovani della primavera araba che volevano un Paese riconciliato, democratico e pluralista e che venivano violentemente repressi. Questa sua scelta gli costò l’espulsione dalla Siria da parte del governo di Assad.

Attento osservatore dei problemi siriani, già nell’incontro di Cremona aveva preannunciato la tragedia che stava per abbattersi sul Paese: una guerra civile sanguinosa, l’infiltrazione jihadista, l’intervento di potenze straniere nel conflitto con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Purtroppo, tutto ciò si è avverato. Nonostante i suoi sforzi per fermare la catastrofe, incontrando figure come il segretario dell’ONU Kofi Annan, il presidente USA Obama, le Cancellerie europee e i Paesi arabi, non riuscì a cambiare il corso degli eventi.

A guerra in corso, nel luglio 2013, decideva di tornare in segreto a Raqqa, capitale dello Stato islamico, per negoziare la liberazione di un gruppo di ostaggi da parte dell’Isis; da quel momento, è scomparso, senza lasciare più alcuna traccia. Lo aveva spinto a Raqqa la sua ricerca del dialogo ‘a tutti i costi’ e la compassione per la sofferenza degli ostaggi.

“Sappiamo che non avrebbe desiderato incolpare della sua misteriosa e drammatica scomparsa l’Islam in quanto tale; rinunciare a quel dialogo appassionato in cui lui ha sempre creduto. Non si trattava di tattica politica, ma dello sguardo di un missionario che sperimenta, innanzitutto su di sé, la potenza della misericordia di Cristo. Uno sguardo non fondamentalista, ma lieve, pieno di quella speranza che non delude perché riposa in Dio. Sempre aperto al sorriso”. Lo ha scritto papa Francesco nella prefazione del libro di testi inediti di padre Paolo “Il mio testamento” pubblicato lo scorso anno dal Centro Ambrosiano.

Dal 2013 ad oggi, la situazione in Siria è ancor più drammatica: la guerra non è conclusa, i morti sono stimati attorno a mezzo milione, i rifugiati interni quasi 7 milioni e più di 5 milioni quelli espatriati. Si sono poi aggiunti l’embargo, il crollo economico del vicino Libano, il flagello del Covid e la tragedia del terremoto. Oggi, le Nazioni Unite stimano che 15 milioni di siriani necessitino di protezione e aiuti umanitari su una popolazione di 22 milioni. In questo quadro desolante i monaci sono ancora a Dei Mar Musa e continuano a vivere l’accoglienza umana e spirituale di quanti hanno bisogno. “Siamo rimasti -hanno scritto-per fedeltà al Signore, che ci ha chiamati qui e che non ci ha chiesto di andarcene, siamo rimasti in solidarietà con i cristiani delle nostre parrocchie e con i nostri amici musulmani. Siamo rimasti guardando oltre e aspettando la seconda venuta di Cristo”.

Pax Christi Cremona

 

 

TeleRadio Cremona Cittanova
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