Il Vescovo ai religiosi: «Non vi diciamo mai grazie abbastanza»

Il 2 febbraio in Cattedrale la celebrazione con i membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica

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La fotogallery della celebrazione

«Il vescovo, il presbiterio e il popolo di Dio conoscono la vita consacrata? Ci ricordiamo di loro, preghiamo per loro? Gioiamo per la varietà dei doni e per la fantasia dello Spirito che attraverso uomini e donne nel tempo ha dato vita a tante forme di consacrazione?». Con queste parole il vescovo Antonio Napolioni si è interrogato nell’omelia della festa della Presentazione del Signore, ricorrenza nella quale ogni anno il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale della Vita consacrata.

La liturgia è stata occasione per ringraziare e ricordare il valore di chi dedica la propria esistenza al Vangelo con una vocazione particolare. A comporre l’assemblea in particolare religiose e religiosi provenienti dalle diverse comunità presenti sul territorio diocesano, membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Sul presbiterio, insieme ai canonici del Capitolo della Cattedrale, hanno concelebrato diversi sacerdoti membri di famiglie religiose e don Giulio Brambilla, delegato episcopale per la Vita consacrata.

La Messa si è aperta con la tradizionale benedizione delle candele, invocata dal vescovo Napolioni nel fondo della navata centrale della Cattedrale.

Nella sua omelia mons. Napolioni ha voluto sottolineare la gratitudine verso le diverse famiglie religiose: «Non vi diciamo mai grazie abbastanza: venire qui in Cattedrale oggi è un’occasione per ringraziarvi e restituirvi la centralità e la dignità piena nella chiave di cammino sinodale che urge praticare insieme».

A seguire il vescovo si è soffermato sulle letture del giorno: «Nelle letture spiccano le figure di Simeone e Anna, nella loro vecchiaia compiuta, non sofferta e lamentosa: non hanno ansia di raccontare e stanno lì ad aspettare che si compia l’attesa e se ne sperimenti la gioia eterna». Proprio prendendo spunto da queste figure, ha quindi proposto una riflessione sulla intergenerazionalità ecclesiale: «La Chiesa dovrebbe avere nei suoi vecchi testimoni di questa pacificazione interiore, compimento e saggezza e un terzo del lavoro sarebbe fatto – ha quindi proseguito –. Un altro terzo tocca alle generazioni di mezzo, come Maria e Giuseppe che portano il bambino al tempio pur conservando dentro di sé un turbamento interiore. Anche oggi abbiamo un bisogno enorme di adulti, di paternità e maternità, di assunzione di responsabilità».

Mons. Napolioni ha quindi concluso: «Infine, il futuro: questa Chiesa ricca di passato alle prove del presente come guarda al futuro? Il futuro non può essere previsto, può essere temuto, sognato, ma soprattutto accolto, come un bambino, che è segno di contraddizione. Perché sappiamo già di quel bambino che non necessariamente farà la felicità dei genitori secondo le migliori aspettative umane, ma finirà in croce. Anche il nostro futuro è rassicurato dalla croce».

Al termine della celebrazione sono stati ricordati gli anniversari di consacrazione religiosa: il 50° di suor Angela Simioni, di suor Emilia Martelli; il 60° di suor Silvina Ruggeri e di suor Luciana Porro, alle quali il vescovo ha voluto consegnare un dono in memoria di questo anniversario.

 

 

«Una vita consacrata al Vangelo significa una vita a servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini». A Chiesa di Casa, la testimonianza di due religiosi

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
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