Don Berta, una missione vissuta con coraggio e generosità

Mercoledì 6 settembre a Castelleone con il vescovo Napolioni la Messa in suffragio del missionario "fidei donum" deceduto domenica in Brasile
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Nel pomeriggio di mercoledì  6 settembre, nella chiesa di San Vittore, parrocchia di Castelleone, si è celebrata la Messa in suffragio di don Attilio Berta, vicario a san Vittore dal 1965 al 1971, deceduto il 3 settembre a Mogi das Cruzes (Brasile), dove il sacerdote cremonese era missionario “fidei donum”.

La liturgia è stata presieduta dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, con la partecipazione del clero della parrocchia di Castelleone, di sacerdoti che vi hanno esercitato il loro ministero e di alcuni altri presbiteri che hanno collaborato con don Attilio nella missione in Brasile.

La piccola chiesa di san Vittore era gremita da molti fedeli che hanno conosciuto don Attilio negli anni di ministero nella frazione castelleonese, dove già dimostrava un notevole dinamismo pastorale con l’attività dell’oratorio, dell’asilo, del doposcuola, del catechismo, con la sistemazione della chiesa, senza scordare il suo impegno con i chierichetti dell’intera parrocchia.

All’inizio della celebrazione Il Vescovo ha ricordato di aver potuto conoscere personalmente don Attilio, lo scorso luglio, nel suo viaggio in Brasile per visitare le comunità cristiane guidate da sacerdoti cremonesi “fidei donum”. Mons. Antonio ha detto di essere rimasto colpito dal coraggio e dalla generosità con cui don Attilio viveva la propria missione, nonostante l’età avanzata.

Nell’omelia il Vescovo, commentando il Vangelo di Luca, ha collegato la scelta di don Attilio alle parole che Gesù rivolge alle persone che vorrebbero trattenerlo, dopo aver operato guarigioni miracolose: «È necessario – dice il Signore – che io porti la buona notizia del regno di Dio anche ad altre città». Anche don Attilio, dopo aver tanto insistito presso i superiori, ottenne finalmente il permesso di recarsi in missione fuori dall’Italia: non perché in Italia, nella diocesi cremonese non fosse necessario diffondere la Buona Novella, ma perché sentiva il bisogno di portarla anche ad altri fratelli.

Come afferma san Paolo nella lettera ai Colossesi, don Attilio è stato apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e ha portato l’annuncio della parola ai fratelli, pur nelle difficoltà e nei contrasti, fondando la sua vita sulla speranza che ci attende nei Cieli, la certezza del Regno di Dio. Questa forte speranza ha permesso a don Attilio di costruire il santuario di Maria Madre del Divino Amore, di spendersi nell’attività educativa, di aver il Vangelo come guida per difendere i più deboli, i poveri.

Per mons. Napolioni bisogna ringraziare per il dono di don Attilio, essere felici della sua missione – in caso contrario sarebbe tradire la sua memoria – e come lui pregare come recita il salmo “Come olivo verdeggiante nella casa di Dio, confido nella fedeltà di Dio in eterno e per sempre. Voglio renderti grazie in eterno per quanto hai operato”.

Prima della benedizione finale una parrocchiana di San Vittore ha rivolto un saluto e un ringraziamento a don Attilio, leggendo anche un brano dei suoi auguri natalizi del 2016, a dimostrazione del forte legame che ancora esisteva tra il sacerdote e la sua piccola comunità cremonese.

Un’altra celebrazione in suffragio di don Berta è in programma  a Soncino, suo paese d’origine, la sera di martedì 3 ottobre alle 20.30 nella chiesa di S. Giacomo. La Messa, a un mese dalla scomparsa, è promossa dall’Ufficio missionario diocesano in sinergia con la Parrocchia di Soncino.

 

Le esequie a Mogi das Cruzes

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