Dal 16 al 23 agosto è stato organizzato, ad Artesina, il campo scuola estivo dedicato agli adolescenti di Azione Cattolica (Giovanissimi): 63 ragazzi dai 14 ai 18 anni insieme per condividere riflessioni e momenti sinceri di crescita e fede. “Strada facendo” è il titolo che ha accompagnato educatori e ragazzi in questi 8 giorni, emblema del tema che abbiamo scelto di affrontare in questa occasione: il viaggio. Non un viaggio qualsiasi però, il viaggio della vita, quello che ci vede protagonisti ogni giorno delle nostre scelte, rinunce e passi avanti.
Ad accompagnarci in questo cammino c’è stata la figura di San Francesco d’Assisi, di cui quest’anno si celebrano gli 800 anni dalla morte. Ogni tappa del cammino – direzione, partenza, ostacolo, incontro e meta – è infatti stata arricchita dalla lettura e dalla narrazione di un episodio emblematico della vita del santo, per ricordare che su questo cammino, molto spesso faticoso e dissestato, non si è soli e che percorrerlo è un’esperienza comune e profondamente umana che trascende i secoli.
Il cammino dei 6 gruppi attività è iniziato riflettendo su quale sia la reale direzione intrapresa da ciascuno. Ogni viaggio importante richiede una buona dose di pianificazione prima della partenza per essere certi di procedere nella direzione in cui realmente risiede il proprio cuore e ciò che si desidera. I ragazzi sono stati aiutati a orientarsi con una bussola speciale verso il Nord degli obiettivi autentici e in linea con i loro desideri, ambizioni e valori più profondi, facendo loro prendere coscienza di come sia facile venire influenzati nei propri progetti da ciò che la società d’oggi si aspetta e impone come traguardi “giusti” da raggiungere.
Dopo questa disamina iniziale, si è passati alla fase della “partenza”, che ha visto i ragazzi impegnati nella preparazione della propria “valigia”. Una valigia inizialmente piena di zavorre rappresentanti le difficoltà più comuni per i ragazzi adolescenti di oggi. Pian piano abbiamo affrontato insieme ogni masso discutendone e confrontandoci fino a sostituirli con piume colorate sulle quali i ragazzi hanno scritto le cose leggere che sentono li caratterizzino nel viaggio della vita. Il partire, infatti, non chiede semplicemente di abbandonare ciò che ci trattiene, ma anche di scegliere consapevolmente ciò che vale la pena portare con sé.
La terza attività si è focalizzata sugli ostacoli e le paure. In ogni viaggio che si affronta ci sono degli imprevisti, qualcosa che non va come pianificato; con i Giovanissimi si è riflettuto su come la paura e l’ostacolo non siano da evitare di per sé, ma da affrontare con pazienza, cura e comprensione nei nostri stessi confronti, forti del fatto che spesso le nostre paure siano condivise da molti altri e che quindi sia possibile trovare insieme una soluzione per passare oltre.
Nella quarta attività, attraverso la figura di san Francesco e l’esperienza del SERMIG, si è parlato degli incontri che si possono sperimentare lungo il proprio cammino, della necessità di riconoscere che l’incontro con l’altro, soprattutto con chi è diverso, lontano o percepito come avversario, richiede il coraggio di “disarmarsi”: mettere in discussione le proprie certezze, abbandonare pregiudizi e paure per aprirsi al dialogo e alla relazione fraterna, lasciandosi trasformare dall’incontro. I ragazzi sono stai poi aiutati a comprendere il loro ruolo di protagonisti consapevoli in un mondo che con le sue brutture, fragilità e contraddizioni spesso fa sentire spettatori passivi ed impotenti, riscoprendo insieme l’importanza del bene sincero e quotidiano che, come hanno mostrato san Francesco e i volontari del SERMIG, permette di migliorare la nostra realtà un gesto alla volta.
Nella quinta attività, accompagnando i ragazzi verso l’arrivo di questo viaggio, ci si è soffermati su come oggi si viva in una costante corsa alla meta successiva, senza essere in grado di godersi il percorso che permette di raggiungerla. Un senso di insoddisfazione permea ogni traguardo, spinti da questa smania di voler sempre di più che caratterizza la società. Attraverso prospettive diverse, è stata evidenziata l’importanza del momento presente e della bellezza certa e già a nostra disposizione di ciò che ci circonda, svolgendo un piccolo esercizio di gratitudine accompagnati dai versi del Cantico delle Creature.
Un altro momento forte del campo Giovanissimi di AC è sicuramente stata la “cena dei popoli”, un pasto particolare che ha visto i ragazzi rappresentare vari stati del mondo e poter mangiare quantità e varietà di cibo in base al reale stato di ricchezza delle nazioni. La maggior parte dei ragazzi si è quindi trovato a cenare con una piccola ciotola di riso o poco più e un bicchiere d’acqua, seduti per terra o su una sedia e – cosa fondamentale per la riuscita dell’esperienza – guardando i 10 ragazzi che avevano invece pescato casualmente uno degli stati leader mondiali e che dunque potevano consumare un banchetto a tre portate con tanto di frutta, dolce e porzioni sproporzionate rispetto all’esiguo numero di commensali seduto al tavolo. Come è naturale che sia, ben presto gli animi si sono scaldati, i ragazzi dei paesi più poveri si sono subito interessati alla cena di quelli ricchi, specialmente protestando con preoccupazione nel momento in cui tutto il surplus di cibo del banchetto veniva gettato via davanti ai loro occhi (fittiziamente, per poi invece essere recuperato). Le dinamiche che si sono create sono state profondamente toccanti sia per gli educatori che i giovanissimi, con cui c’è stata l’occasione di discutere di questa esperienza il mattino successivo, momento nel quale è stato anche esplicitato il significato di questa cena: sperimentare la povertà, tanto cara a san Francesco, e provare a vivere sulla propria pelle, nel piccolo e in modo sicuro, una delle più grandi ingiustizie che caratterizzano il nostro mondo ogni giorno.
Tanti sono stati tanti i momenti significativi di questa splendida settimana, ma soprattutto quelli più semplici, spontanei e leggeri hanno dato vita all’anima del nostro campo: la gioia di condividere le giornate tra chiacchiere, balli, musica e preghiera è stato qualcosa di tangibile, visibile ogni giorno sui volti dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, nei loro sorrisi, sguardi di intesa e anche nelle loro lacrime di commozione.
Ora, tornati a casa, si rinnova a tutti l’augurio di buon viaggio: che il campo estivo Issimi2026 sia stato solo il punto di partenza di infiniti percorsi, ancora tutti da progettare, da percorrere, da vivere, nella fede, nella speranza e nella consapevolezza di non camminare mai da soli.



