La messa dell’uomo disarmato: presentata a Cremona la nuova edizione Ares del libro di don Luisito Bianchi

L'incontro si è svolto nel pomeriggio di giovedì 4 maggio a Palazzo comunale

«Un romanzo attualissimo, sulla misericordia, che interroga su che cosa si debba fare quando tutto sembra perduto». Parole cariche di emozione, quelle di Alessandro Rivali, direttore editoriale della casa editrice Ares, per definire La messa dell’uomo disarmato, il libro scritto dal sacerdote cremonese don Luisito Bianchi e dato alle stampe per la prima volta, in forma privata, nel 1989. Oggi arriva la nuova edizione (Ares), presentata nel salone dei quadri del palazzo comunale di Cremona, alla presenza del vescovo Antonio Napolioni, del sindaco Andrea Virgilio, del giornalista di Avvenire Alessandro Zaccuri e di Franco Aliprandi, presidente della Fondazione Dominato Leonense, che ha fortemente voluto far conoscere questo libro.

«Pagine storiche, scritte da un sacerdote originario di Vescovato – ha ricordato Napolioni – che sono più di un romanzo: sono una testimonianza e una profezia, che la nostra comunità ha il dovere di riportare in vita». Perché l’opera letteraria di don Luisito non è solo un racconto padano della Resistenza, una descrizione lirica della vita in cascina e drammatica dei fatti accaduti dopo l’8 settembre del 1943. «È un romanzo sulla mitezza, sulla misericordia, sulla Resistenza al male», come l’ha definito Zaccuri, che ha conosciuto don Luisito quando era cappellano delle Benedettine dell’Abbazia di Viboldone. «Don Luisito – ha continuato Zaccuri – non ha vissuto la Resistenza, perché per diventare sacerdote gli era stato chiesto di non arruolarsi». Ma ha scritto la sua Resistenza «quasi per espiare la colpa di essere sopravvissuto, come lui stesso mi ha detto», ha proseguito il giornalista e critico letterario.

E così, tra le righe, il sacerdote cremonese ha raccontato come si fa a restare umani in un contesto che mette alla prova. In un contesto di violenza e disumanità che oggi si sta ripresentando nei tanti conflitti che infiammano il pianeta. Ha raccontato la forza della Parola in mezzo all’odio, i gesti di chi sfida i fucili per riportare a casa o in chiesa i corpi crivellati dalle rappresaglie, corpi dei figli, figli non di un solo padre, ma di una comunità. Questo perché «i morti hanno solo il colore del sangue», non appartengono a nessun altro colore o schieramento. Sono immagine del Cristo morto attorno a cui, allora come oggi, le comunità si stringono. E se ne è avuta la prova proprio durante la presentazione della nuova edizione del romanzo in Comune: mentre si alternavano ai relatori le letture drammatizzate di alcuni passi del testo, l’emozione era palpabile e gli applausi sono scoppiati copiosi davanti a tanta umanità che filtrava dalle pagine.

La scrittura intensa, «cristallina» (come l’ha definita Rivali), travolge il lettore in una sequenza di eventi che si alternano a descrizioni. In prima persona parla Franco, un giovane novizio che affronta l’occupazione tedesca, i rastrellamenti, la guerra partigiana, proprio come avrebbe fatto don Luisito, che in lui si rivede. Un prete che non si riteneva scrittore, ma che divenne un caso letterario con questo testo (scrisse diversi altri libri) quando l’editore Sironi per primo lo pubblicò nel 2002.

Ordinato sacerdote in diocesi di Cremona nel 1950, si era laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano ed era stato assistente provinciale e nazionale delle Acli. Ottenuto il permesso del vescovo, lavorò come operaio alla Montecatini e quindi come benzinaio e inserviente d’ospedale. Dal 1976, fino alla morte nel 2012, fu cappellano a Viboldone.

Oggi il volume risulta moderno e chiede al lettore di cogliere «nel conflitto un principio di riconciliazione», come ha dichiarato il sindaco Virgilio.

Maria Chiara Gamba
TeleRadio Cremona Cittanova
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