Anpc, il 13 marzo a S. Agata incontro su don Primo Mazzolari con don Zanaboni

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Sarà incentrato su don Primo Primo Mazzolari e la Resistenza l’ultimo incontro del ciclo di conferenze promosse dalla sezione cremonese dell’Associazione nazionale partigiani cristiani in programma nel pomeriggio di venerdì 13 marzo, alle 17.30, presso la sala teatro “Contardo Ferrini” della parrocchia di Sant’Agata, a Cremona. Relatore sarà don Umberto Zanaboni, vicepostulatore della causa di beatificazione di don Mazzolari e membro della Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo.

Locandina dell’incontro su Mazzolari

 

Primo Mazzolari “La Resistenza dei Cristiani”

In occasione del 25 aprile, nell’anno 80° della Liberazione, è stata pubblicata, per i tipi di EDB, “La Resistenza dei Cristiani”, una raccolta di scritti dedicati di don Mazzolari, curata e introdotta dal prof. Giorgio Vecchio, già ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Parma e responsabile del Comitato scientifico della Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo. L’antologia dei testi è preceduta e commentata in tre paragrafi.

Un prete antifascista – 1922. È l’anno della Marcia su Roma e dell’avvio della dittatura di Mussolini, ma anche l’anno nel quale don Primo inizia la missione come parroco di Cicognara. Con due emergenze: il diffuso anticlericalismo di matrice socialista e la crescente violenza della reazione fascista, con i suoi metodi squadristi, manganello e olio di ricino. Il suo antifascismo nasce qui, come forma di reazione morale verso le ripetute violenze di cui è testimone. “Il Fascismo ha dei ribollimenti barbarici e prende una piega antireligiosa”, scrive a un’amica. La ripulsa morale si abbina a quella politica perché il nascente regime va già facendo strame dei diritti. “Se non fossi cristiano mi farei carbonaro per ridare alla patria la libertà”, scrive all’amicissimo don Guido Astori. I ripetuti problemi con autorità e forze dell’ordine, gli ammonimenti, gli interrogatori cui il Regime sottopone don Primo, sono solo la conferma che il Fascismo vede nel parroco di Cicognara prima e Bozzolo poi, un nemico, un agitatore di coscienze, un uomo che non si piega alle parole d’ordine. Il suo libero pensare, lo stare con la gente, raccogliendone le ansie e la voglia di riscatto, il suo predicare, il suo scrivere, appaiono come un problema crescente che più volte mobiliterà le autorità civili e persino religiose.

Un prete resistente – Don Mazzolari osserva con crescente sgomento le vicende che portarono allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e al successivo sciagurato intervento italiano. Nel ’41 riflette – “Risposta a un aviatore” – sulla moralità della guerra e arriva alla condanna esplicita e argomentata della guerra in quanto tale, superando la dottrina tradizionale della “guerra giusta”. Dopo l’8 settembre ’43, nel tremendo contesto dell’occupazione tedesca, Mazzolari si concentra nell’aiuto ai militari italiani sbandati, segue l’opera di sostegno agli sfollati, porta soccorso a famiglie ebree, sostiene l’attività clandestina, coinvolgendo alcuni giovani bozzolesi tra i quali Sergio Arini e Pompeo Accorsi, poi l’anno dopo catturati e fucilati. Diventa punto di riferimento e di ispirazione per le Fiamme Verdi cremonesi, grazie ai collegamenti con Brescia, e contribuisce alla diffusione de “Il Ribelle”, il foglio clandestino di Teresio Olivelli. Ormai braccato dai fascisti, sfugge miracolosamente all’arresto e si ricovera a Gambara, poi, segretamente, in una stanzetta ricavata nel campanile di Bozzolo, dove attende la Liberazione pregando, leggendo, scrivendo.

Memoria critica della Resistenza – Col ritorno alla normalità don Primo riflette su quella che è stata la Resistenza. Il paragrafo introduce la seconda parte del libro, che raccoglie 13 documenti – articoli di giornale, interventi su “Adesso” – scritti tra il 1945 e il 1955. Si delinea un percorso critico, dall’insopprimibile sanguinante urgenza del far “Memoria dei Morti” (scritti sempre con la maiuscola), in primis i suoi giovani Accorsi e Arini, alla celebrazione del paradosso “uccidere senza odio”, la sopraggiunta amarezza per la corsa ai guadagni e la strumentalizzazione della Resistenza per scopi di parte, solo in parte compensata dal profilo di santità moderna di Teresio Olivelli. Dopo il ’49 troviamo una dichiarazione inequivoca: “ci rifiutiamo di porre sullo stesso piano la resistenza al fascismo e la resistenza del fascismo” perché “si può morire per qualunque causa, ma non per tutte le cause val la pena di morire”. È la premessa per l’approdo di Mazzolari a un pacifismo radicale, motivato dalla più piena aderenza al messaggio evangelico e giungere – 1955 – ad una sintesi finale delle sue riflessioni: “la Resistenza è stata una rivolta morale prima che militare; ha commesso l’errore di cadere sullo stesso piano del nemico e ricorrere alla violenza; i comunisti hanno contribuito a strumentalizzare politicamente la Resistenza; i cristiani devono riconoscere di essere stati anche loro peccatori”. È una revisione critica che non inficia la fede nei valori della Resistenza, ma ne pone in discussione le scelte. Si arriva così al cuore del problema e agli interrogativi che interpellano ancora oggi la coscienza dei credenti. Fin dove è lecito moralmente ricorrere alle armi seppur per la difesa del proprio Paese? A quali strumenti alternativi ricorrere e con quale efficacia? Domande che confermano la straordinaria attualità del pensiero di Mazzolari.

Franco Verdi

 

 

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TeleRadio Cremona Cittanova
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