Il Vescovo a confronto con gli studenti di Ikaros

L'incontro, nella mattinata di lunedì 2 ottobre, si è concluso con la Messa nella chiesa di Calcio

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Si è aperta all’insegna dello stupore la mattinata di lunedì 2 ottobre per i 553 studenti dell’istituto professionale Fondazione Ikaros di Calcio (BG). I ragazzi che, con i 46 docenti formatori, stavano attendendo l’arrivo del vescovo Antonio Napolioni sul viale che conduce all’ingresso del loro istituto, con un lungo striscione di benvenuto, l’hanno improvvisamente trovato in mezzo a loro: mons. Napolioni si è avvicinato all’ingresso passando sul marciapiedi, nascondendosi scherzosamente dietro gli stessi studenti, che pensavano di vederlo sopraggiungere in auto come l’anno precedente.

Il vescovo ha scelto di tornare a fare visita a Fondazione Ikaros dopo la bella esperienza dell’anno scorso, durante la quale aveva incontrato per la prima volta gli studenti che qui si preparano al mondo del lavoro, frequentando i percorsi di operatore dei servizi d’impresa e logistici, operatore elettrico, informatico, oltre che dell’estetica e acconciatura e della ristorazione.

I ragazzi hanno presentato al Vescovo riflessioni e interrogativi durante il momento di conversazione in auditorium, iniziato subito dopo il saluto del fondatore Daniele Nembrini e del direttore della sede di Calcio, Lucio Farè.

Hanno preso parte alla mattinata anche il sindaco di Calcio Elena, Comendulli, e il parroco don Fabio Santambrogio.

«Ringraziamo il vescovo Antonio, segno tangibile della presenza di Cristo in mezzo a noi», così Daniele Nembrini ha introdotto il momento di condivisione in auditorium: un’ora che si sarebbe potuta rivelare, per usare le parole del vescovo, una «spettacolare partita a chiacchiere» ma che, invece, è stata l’occasione per «ascoltare tracce del futuro che Cristo ha preparato dentro ognuno di voi – ha subito osservato mons. Napolioni -. Per questo ho scelto di tornare qui, a distanza di un anno, tra voi. Come Diocesi stiamo facendo il Sinodo dei giovani, perché voi giovani avete già intuito il futuro e siete troppo importanti per l’oggi e il domani delle nostre comunità. Anche le vostre domande saranno parte del materiale che abbiamo raccolto e sul quale lavoreremo nei prossimi mesi».

Alcuni studenti hanno preso la parola passando in rassegna, nelle loro domande, tante questioni esistenziali. Laura, avendo incontrato nei suoi studi Giacomo Leopardi, nella veste di un giovane alla ricerca di qualcosa che lo rende felice, ha chiesto: «Che cosa è la felicità?». Emma ha domandato: «Come si affrontano i momenti bui e il dolore?». Mentre Martina, riferendosi alla possibilità di partire, a breve, con altri compagni di Ikaros, per esperienze di studio all’esterno, ha chiesto: «Perché può valere la pena aprirsi a ciò che non si conosce?». C’è poi chi ha chiesto ragioni sulla convivenza con amici di altre fedi e chi, infine, non ha sinceramente nascosto «una certa fatica a fare fatica».

Il Vescovo ha risposto a braccio, assecondando la curiosità dei ragazzi. Dapprima ricordando la sua recente esperienza estiva in Brasile, dove il contrasto tra i grattacieli e le baracche delle favelas ha reso, in lui, ancor più urgente la domanda: «Lì, dov’è la felicità? La notte – ha raccontato – tra i grattacieli regnava il silenzio e il buio, mentre tra le baracche trapelava una vita fragile: sentivi cantare, bestemmiare, sparare». Il binomio felicità-fragilità ha preso il sopravvento, perché «è quell’essere insoddisfatto che genera la fantasia, la capacità di cogliere le infinite possibilità della vita». E ha proseguito ricordando quanto spesso il successo si traduce in droga, alcol, corse folli in auto. Il consiglio è «decentrarsi, perché si può essere felici solo insieme – ha precisato il Vescovo –; la via per trovare la felicità è fare la felicità altrui, provateci!».

Ha fatto poi riflettere i giovani sull’«infinitamente piccolo» – come ha detto di sentirsi uno dei ragazzi intervenuti -, traendo spunto dall’omonimo concerto che Angelo Branduardi, nel 2000, tenne in San Giovanni in Laterano in occasione della Giornata mondiale della gioventù. Come ogni grande concetto, anche questo ha un illustre rappresentante: san Francesco d’Assisi, «uomo che voleva essere cavaliere, era il re delle feste e il più corteggiato di Assisi – ha raccontato il Vescovo ai ragazzi -; è andato in guerra e, da prigioniero, ha scoperto il Vangelo; per poi scegliere di essere infinitamente piccolo, diventando grande! San Francesco ha ribaltato la logica di grandezza e piccolezza ponendo la sua vita nelle mani di Dio», simbolo dell’individuo che trasforma la paura in sfida e opportunità.

«Io vengo da Camerino – ha detto ancora mons. Napolioni –, paese infinitamente piccolo al quale ero e sono affezionatissimo. Le radici sono preziose, ognuno deve avere radici salde. Gli orizzonti infiniti sono l’unico modo per far sviluppare le radici, quindi è giusto incontrare il mondo, viaggiare, vivere la globalizzazione, senza però smettere di coltivare le proprie radici. Una sfida, oggi, vi chiama ad essere, al contempo, italiani e cittadini del mondo».

Infine, il Vescovo ha esortato i ragazzi a imparare a faticare, svolgendo nel tempo libero attività capaci di temprarli nel carattere: «Non sottovalutatevi e non fatevi deformare da chi non vi mette alla prova. Al contrario, fidatevi di chi vi stima tanto da non accontentarsi, chiedendovi di più».

Sulla convivenza tra fedi diverse, mons. Napolioni ha rimarcato che Dio non ha creato le religioni ma l’uomo libero di esprimere, in autenticità, la bellezza della vita.

Fedi diverse hanno condiviso, insieme a mons. Napolioni e al parroco di Calcio don Fabio Santambrogio, il momento conclusivo della Messa nella chiesa parrocchiale nella festa degli Angeli Custodi. Il vescovo ha consegnato a tutti, e in primis agli studenti, uno spunto di riflessione: «La paura del dolore, che è peggio del dolore stesso, come si affronta? Tra le alternative che mi avete elencato, non avete detto che si affronta con l’amore. Pensateci…». Chissà che non diventi materia per un prossimo incontro.

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Si ringrazia per la collaborazione Gloria Belotti

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