Per chi conosce la comunità visitandina di Soresina, la vita di S. Francesco di Sales è in gran parte nota. Nei prossimi mesi cercheremo comunque di approfondire la figura della Santo attraverso alcune riflessioni e meditando sui momenti della sua vita che hanno segnato le scelte di fondo della sua santità.
Primo appuntamento: ESSERE PRETE
La prima domanda che ci poniamo potrebbe suonare così: come e quando è maturata in S. Francesco la scelta di diventare sacerdote? E’ possibile tracciare un percorso del suo cammino verso il sacerdozio?
La risposta non è facilissima perché, in un certo senso, si può dire che s. Francesco non poteva non diventare un prete cattolico, infatti ha sempre sentito, fin da piccolo, dentro di sé la chiamata del Signore.
Leggendo a posteriori la sua biografia è facile lasciarsiinfluenzare dalle varie esperienze come sono andate intrecciandosi nella sua storia, però non può essere un casose un ragazzo di 11 anni sceglie volutamente e sostiene di fronte al padre la decisione di ricevere in una pubblica cerimonia la tonsura, uno dei segni distintivi anche dei nostri preti fino al Concilio Vaticano II.
Siamo nel 1578, il Concilio di Trento ha reso obbligatori i seminari in ogni diocesi, ma la formazione del cleronon è ancora ben disciplinata e quindi la tonsura non comporta una vita da seminarista come era intesa fino al Concilio Vaticano II.
Quando però due anni dopo, la famiglia lo manda a studiare a Parigi, dovendo scegliere se iscriversi al Collegio di Navarra, dove era ospitata la nobiltà savoiarda, o a quello dei Gesuiti, supplica il padre di optare per la Compagnia di Gesù per poter meglio progredire nello studio ma anche nella vita di pietà.
Chiese di essere ammesso alla congregazione mariana dei giovani del Collegio ed accresceva la sua devozione alla Madonna visitando tutti i giorniuna chiesa a lei dedicata. Quando poi terminò il biennio di retorica e cominciò a frequentare i corsi di filosofia, volle studiare anche teologia e seguire alcuni corsi di sacra scrittura e di lingua ebraica.
Naturalmente non lo interessavano solo i problemi culturali ma anche quelli religiosi e proprio in un santuario di Parigi verso il 1585, a 17 anni, fece, davanti a una statua della Madonna, il personale e segreto voto di castità.
Dopo Parigi il padre volle mandarlo all’ Università di Padova per studiare diritto, pensando di avviarlo alla carriera politica. Francesco era invece contento, perché in quella Università oltre al diritto avrebbe potuto studiare anche teologia.
A Padova incontra come direttore spirituale padre Possevin, al quale manifesta subito il suo problema di fondo: suo padre vuol fare di lui un avvocato e un politico, ma lui vuole diventare un sacerdote e per questa vocazione ha già fatto precise scelte di vita.
Il buon gesuita si prese un po’ di tempo per riflettere, ma alla fine confidò a Francesco che era sua convinzione che la sua vocazione fosse certamente voluta da Dio e che quindi andava coltivata con cura.
Aiutato negli studi di teologia e sacra scrittura dallo stesso padre Possevin, si costruisce da sé le regole per vivere bene ogni giornata nei confronti del Signore ma anche di chi gli vive accanto. Tra queste: l’esame di coscienza, le preghiere per ogni ora del giorno e per ogni occasione (i pasti, lo studio, il riposo), la santa messa quotidiana, il modo sempre gentile e corretto di comportarsi in società, la fiducia nelle persone e la sincerità con gli amici.
Terminati con grande successo gli studi a Padova e dopo un pellegrinaggio a Loreto, Francesco ritorna a casa in Savoia, ma deve continuamente scontrarsi con i progetti del padre, che, pensando ad un futuro matrimonio, gli fa incontrare una bella e nobile giovane che però lascia completamente indifferente il ricercato ed ammirato Francesco.
Lo stesso Principe di Savoia, nonostante la giovane età, propone di elevare il primogenito dei Sales alla dignità di senatore all’interno del Senato di Chambery, ma nessuna promessa di carriera mondana fa retrocedere Francesco dal suo desiderio di essere sacerdote.
Padre e figlio disputano dei progetti futuri e la questione è ancor più importante, vista dalla prospettiva del padre, perché Francesco è il maschio primogenito e spetta a lui conservare, incrementare ed amministrare il patrimonio della famiglia e provvedere all’avvenire dei due fratelli.
Ma a Francesco le preoccupazioni terrene e societarie non interessano, è convinto di avere il miglior padrone che si possa desiderare e sa che il suo Signore non vuole che chi ha messo mano all’aratro si volga indietro e lui vuole andare avanti fino alla meta.
Finalmente si fa strada una soluzione che accontenta tutti: a Francesco viene proposta l’alta carica di “Prevosto del Capitolo della Cattedrale di Ginevra”, ovvero la dignità più alta in diocesi dopo il vescovo.
Il padre che, nonostante le divergenze con il figlio, è un buon cattolico, riconosce l’onore che viene fattoalla famiglia eapprezza l’alta nobiltà della carica.
A Francesco, che non ha nessuna considerazione degli onori mondani, non interessa affatto il modo con cui giungere alla meta e, in accordo con il vescovo, il percorso viene molto accelerato.
Il 26 maggio 1593 Francesco viene insediato nel Capitolo, l’8 giugno riceve gli ordini minori, il 18 settembre è ordinato diacono e soli tre mesi dopo, il 18 dicembre è finalmente prete.
Il Concilio di Trento è terminato da 30 anni e la formazione del clero è ancora un problema da risolvere, ma tra tutti i possibili aspiranti, Francesco è senza dubbio il “seminarista” più preparato. Per anni ha studiato filosofia, diritto, teologia, sacra scrittura e gli antichi padri, ha compiuto pellegrinaggi e ha curato ogni giorno la sua formazione spirituale con la preghiera e con letture sulla vita dei Santi ed è perciò prontissimo a lavorare nella vigna del suo Signore.


