DE GASPERI PRECURSORE DEL CONCILIO
Quando il 19 agosto 1954 a Borgo Valsugana in Trentino muore, povero come aveva sempre vissuto, Alcide De Gasperi, il Concilio Vaticano II è ancora nella mente di Dio eppure nella sua vita e nella sua azione politica il grande statista ha già testimoniato valori che saranno solennemente affermati dai testi conciliari.
Il 10 dicembre 1945 fu nominato dal Re per la prima volta Presidente del Consiglio dei Ministri, carica che avrebbe poi ricoperto ininterrottamente fino al 17 agosto del 1953 ed è in tale ruolo che gestì nel 1946 le elezioni del 2 giugno, con le quali tutti gli italiani, uomini e per la prima volta anche le donne, elessero l’Assemblea Costituente e contemporaneamente, con il Referendum istituzionale, scelsero la Repubblica.
Ma il suo impegno politico veniva da lontano: membro del parlamento viennese prima del 1918, aderente al Partito Popolare di don Sturzo fino al suo scioglimento da parte del governo fascista, dal 1940 cominciò a pensare concretamente a come avrebbe dovuto essere la ricostruzione dell’Italia alla fine della guerra e alla conseguente caduta del fascismo.
Il suo pensiero si concretizzò nelle “IDEE RICOSTRUTTIVE” che furono pubblicate nel1943 dopo l’arresto di Mussolini e divennero il manifesto programmatico del partito che avrebbe, insieme ad altri fondato e diretto, la Democrazia Cristiana, da lui condotta alla vittoria elettorale del 18 aprile 1948, che segnò per sempre la vita politica italiana.
La Chiesa Cattolica aveva sottoscritto nel 1929 con Mussolini i Patti Lateranensi, ma i rapporti tra il Vaticano e il fascismo non erano in Italia sempre e in ogni luogo sereni e amichevoli, eppure erano in tanti a pensare che con la fine del fascismo la Chiesa sarebbe diventata la principale artefice della ricostruzione di uno Stato confessionale, forse anche in continuità con il sistema monarchico e lo spirito autoritario e paternalistico del fascismo stesso.
Ben altro era invece il pensiero di De Gasperi che, fondando un partito, cristianamente ispirato, ma formato da uomini liberi, autonomi e laicamente responsabili delle decisioni politiche da assumere, anticipava ciò che 20 anni dopo avrebbe scritto la Lumen Gentium:
“Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli i doveri e affari del mondo … A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali,alle quali sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo…” L.G.31
La laicità di De Gasperi in campo ecclesiale si coniugava con altri valori in campo politico e due sono stati particolarmente importanti per la storia dell’intera Europa: l’europeismo e il principio di collaborazione tra i popoli a salvaguardia della pace e l’antifascismo, che era per lui una “pregiudiziale ricostruttiva “, la quale svolgeva tre funzioni: una funzione morale, una politica e una internazionale, di legittimazione della Repubblica nata dalla Resistenza. L’ antifascismo degasperiano mostrava che la democrazia in Italia non era una concessione degli Alleati, ma una conquista di popolo pagata a caro prezzo da tanti resistenti prima e dopo il 1943.
Su questi valori si fonda la nostra Costituzione repubblicana.
La distinzione conciliare sui laici, quando operano come membri della comunità cristiana e quando invece impegnano le loro volontà personali, trova a livello istituzionale la sua più alta definizione nell’ art. 7 della Costituzione: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Mentre il fondamento ontologico del personalismo, tipico del cattolicesimo democratico, è alla base della dignità personale garantita dall’ art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Da vivo e nonostante la sua coerenza cristiana, De Gasperi ebbe anche contrasti con alcuni alti prelati vaticani, ma la sua fede e la sincerità dei suoi comportamenti sono state, a posteriori, riconosciute anche dalla “Chiesa Ufficiale” e certo hanno aiutato le decisioni che sono state prese dai Padri Conciliari e così nel 1993 è stata avviata la causa di beatificazione.
A noi suoi eredi resta la consolazione che anche la politica può essere, nonostante tutto, una via di santificazione. Tommaso Moro l’ha testimoniata con il sangue nel XVI secolo, ma De Gasperi, La Pira, Lazzati, Moro e Bachelet sono italiani del XX secolo: “da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico” L.G. 31.


