S. FRANCESCO DI SALES NELLA DILEXIT NOS
Continuiamo la nostra riflessione sull’ enciclica di papa Francesco “Dilexit Nos” con una particolare attenzione al IV capitolo intitolato “L’ amore che dà da bere”. In esso il Papa fa un excursus storico-dottrinale, che partendo dai testi sacri e passando per i Padri della Chiesa arriva ad illustrare come è iniziata e si è diffusa la devozione al Sacro Cuore.
In questo percorso il Papa riconosce un ruolo importante a S. Francesco di Sales e scrive:“Possiamo vedere nel pensiero di questo santo dottore come …. il Cuore di Cristo gli apparisse come un richiamo alla piena fiducia nell’ azione misteriosa della sua grazia”.(D.N. n. 114).
E continua: “Per lui la devozione era ben lontana dal diventare una forma di superstizione o un’indebita oggettivazione della grazia, perché significava l’invito a una relazione personale in cui ciascuno si sente unico davanti a Cristo, riconosciuto nella sua realtà irripetibile, pensato da Cristo e considerato in modo diretto ed esclusivo”. (D.N. n. 115)
“Ne consegue che il credente diventa capace di abbandonarsi completamente nel Cuore di Cristo, dove trova riposo, consolazione e forza”. (D.N. n. 116)
Questo abbandono nel “ santo domicilio “ del “ fianco squarciato del nostro caro Salvatore “ non è però da vivere come un’ estasi estranea alla vita, infatti scrive il Papa: S. Francesco “Fedele, tuttavia, al suo insegnamento sulla santificazione nella vita ordinaria, propone che ciò sia vissuto in mezzo alle attività, ai compiti e ai doveri della vita quotidiana” e cita direttamente uno scritto di S. Francesco : “ Mi chiedete come debbano comportarsi in tutte le loro azioni le anime che sono attratte nella preghiera a questa santa semplicità e a questo perfetto abbandono a Dio? Rispondo che, non solo nella preghiera, ma nella condotta di tutta la loro vita, devono invariabilmente camminare in spirito di semplicità, abbandonando e consegnando tutta la loro anima, le loro azioni e i loro successi alla volontà di Dio, con un amore di perfetta e assoluta fiducia, abbandonandosi alla grazia e alla cura dell’amore eterno che la Divina Provvidenza prova per loro. (D.N. n. 117).
In questo scritto di S. Francesco c’è tutto lo spirito visitandino: la semplicità, l’abbandono, la fiducia , la preghiera che ogni credente deve avere di fronte alla grandezza redentrice del Sacro Cuore e per dimostrare quanto S. Francesco fosse ricolmo di questa devozione il Papa termina così il suo ricordo : “ Per tutti questi motivi, quando si trattò di pensare a un simbolo che potesse riassumere la sua proposta di vita spirituale, egli concluse : “ ho dunque pensato, mia cara Madre, se siete d’accordo, che dobbiamo prendere come nostro stemma un unico cuore trafitto da due frecce, racchiuso in una corona di spine .” (D.N. n. 118)
Da oltre 400 anni ogni visitandina si porta stretto nel proprio cuore questo fiducioso amore nel Sacro Cuore di Gesù.


