8° – 24 APRILE
La Storia di solito fissa una data ben precisa per indicare un cambio di periodo.
Quando finisce il medioevo? Il 12 ottobre 1492, giorno della scoperta dell’America.
Quando inizia l’era moderna? Il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia durante la rivoluzione francese. Ma la rivoluzione francese non è durata un giorno e neanche un mese, infatti i processi storici nascono e si sviluppano in tempi dilatati e con fenomeni lenti e a volte persino contradditori.
Oggi è il 24 aprile 2026 e 210 anni fa fu ufficialmente inaugurato il Monastero della Visitazione di Santa Maria a Soresina in contrada Albana (ora via Leonardo da Vinci), ma le porte della nuova casa non si aprirono per un improvviso miracolo del cielo in quel giorno pur divenuto provvidenziale.
Dietro le solenni cerimonie di quella festa c’è un tribolato cammino di eventi civili e religiosi che abbiamo in parte già narrato, perciò oggi vorremmo sostare in qualche altra riflessione.
L’ anniversario è qualcosa di presente e passato.
Cosa è stato il monastero in questi 210 anni più o meno lo sappiamo, ma cos’è il monastero per il mondo di oggi? Cosa dicono alla società del XXI secolo 6 monache che, tra gli acciacchi della vecchiaia, continuano a testimoniare i valori che il loro Santo Fondatore ha fissato per sempre: umiltà, carità, serenità?
In un mondo che misura ossessivamente, istante per istante, i valori delle azioni in Borsa e gli obiettivi che i manager delle aziende devono raggiungere nelle loro performance, cosa significa essere povere ed affidarsi completamente alla Divina Provvidenza, vivendo ogni istante della vita per uno scopo che non si raggiunge in questa vita?
L’anniversario è qualcosa di corruttibile e incorruttibile, temporaneo nelle persone, eterno nella Grazia.
Forse un giorno l’Intelligenza Artificiale sarà in grado di calcolare quante monache hanno vissuto nel monastero della Visitazione di Soresina nei suoi 210 anni, prima in via L. da Vinci e poi in via Cairoli, e quindi potremo documentare quanto temporanea e corruttibile è stata la loro presenza umana. Ma nessun algoritmo sarà mai in grado di misurare il rapporto di Grazia che ogni giorno per 210 anni si è veicolato attraverso le grate del monastero.
Lettere sanguinanti dolore, colloqui in parlatorio confessanti disperazioni e suppliche per dolori fisici e morali, speranze umanamente impossibili sono stati accolti da cuori puri, compassionevoli, innamorati di Cristo sofferente e della sua Chiesa, spesso vilipesa e trasferiti nelle preghiere personali e corali, ma soprattutto sul quotidiano altare dell’unico ed eterno sacrificio eucaristico.
Ora sono rimaste solo 6 monache, umanamente preoccupate per il futuro del loro monastero, ma non meno accoglienti dei dolori e delle gioie dell’umanità di oggi non meno sofferente di quella passata e come sempre totalmente affidate al S. Cuore di Gesù, per questo, parafrasando il salmo 18, possiamo dire:
“Non è linguaggio e non sono parole, di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola”.
I loro occhi limpidi, la loro serenità sincera, il loro affidamento totale al Signore parlano per loro e di loro a chi cerca con sincerità la via del cielo e un po’ di pace sulla terra.
Il monastero della Visitazione di S. Maria è un dono che la Divina Provvidenza rinnova ogni giorno a Soresina da 210 anni, ma l’anniversario sollecita un quesito: è solo storia passata, o è un futuro che la comunità soresinese deve meritarsi?


