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La peregrinatio della reliquia del beato Paolo VI – Cremona

Beato Paolo VI Cremona

Peregrinatio della reliquia del beato Paolo VI nei luoghi della sofferenza con l’Unitalsi di Cremona

È iniziata il giorno di Pasqua dal monastero della Visitazione di Soresina per concludersi la domenica della Divina Misericordia in quello domenicano di Cremona la Peregrinatio della reliquia del beato Giovanni Battista Montini, promossa in diocesi dall’Unitalsi cremonese. Quel piccolo lembo della veste talare del grande pontefice bresciano, intrisa di sangue dopo l’attentato a Manila, ha fatto tappa in diverse strutture socio-sanitarie del cremonese oltre che nel carcere di Cremona: luoghi di sofferenza e solitudine che hanno potuto vivere una Pasqua più luminosa.

Photogallery delle tappe nella città di Cremona

Cronaca e foto delle giornate a Soresina

«È stata veramente una grazia grande – spiega Marinella Oneta, presidentessa della sottosezione cremonese dell’Unitalsi – avere la reliquia a Cremona nell’ottava di Pasqua. È stata la possibilità di vivere una Pasqua più profonda e di vedere come la risurrezione è possibile per ogni uomo grazie all’esempio dei beati e dei santi che hanno vissuto seguendo Cristo una vita da risorti».

«Il portare la reliquia nei luoghi dove la sofferenza inchioda nei letti tante persone, dove le lacrime scorrono sui volti e dove le domande riempiono le menti e i cuori senza far trovare risposte – prosegue Oneta – ci è parso molto importante per sollevare, anche se solo per qualche momento, gli animi dalle loro pene, magari per riportare un sorriso su qualche volto, per dare qualche gesto di affetto, qualche parola di speranza facendo attirare l’attenzione su Gesù nostro Redentore e Salvatore, Colui al quale nulla è impossibile».

Particolarmente suggestiva – e fortemente voluta dall’Unitalsi – la scelta di partire e terminare la Peregrinatio nei monasteri di clausura della diocesi: un modo per richiamare l’attenzione all’anno dedicato alla Vita consacrata. «I due istituti monastici – afferma Marinella Oneta – sostengono tutta la nostra diocesi con la preghiera. Sono i polmoni della Chiesa Cremonese e ci sembrava un momento di forte intensità portare in quei due luoghi le reliquie del Beato Paolo VI».

Le tappe nella città di Cremona

Dopo la calorosa accoglienza del Monastero della Visitazione di Soresina, le reliquie del beato Paolo VI nel pomeriggio di martedì 7 aprile sono state accolte presso la casa di riposo “Giovanni Arvedi e Luciana Buschini” di via Massarotti. Le suore erano in trepidante attesa, così come alcuni degli ospiti della Fondazione, tra cui un sacerdote molto malato. In chiesa, dopo la recita del Rosario, molto partecipato e raccolto, è stata letta la bella preghiera del beato Paolo VI: “Tu ci sei necessario”. Gli ospiti in orante silenzio hanno ascoltato quelle bellissime parole che hanno aiutato tutti a tenere vivo nel cuore il significato della Pasqua.

Mercoledì 8 aprile alle ore 10 la Messa, presieduta dal cappellano don Achille Bolli e concelebrata da don Francesco Lucchi, sacerdote di 92 anni residente in Fondazione e devotissimo del Beato. Al termine la reliquia è stata portata nei reparti per essere venerate da tutti gli ospiti. Altro appuntamento della giornata alle 16 con la recita del Rosario.

Giovedì 9 aprile la reliquia ha sostato presso la casa di cura Figlie di San Camillo. Alle ore 9, alla presenza di numerose suore e di alcuni fedeli, il cappellano don Anton Jicmon ha accolto le reliquie con un solenne rito, durante il quale ha spiegato il perché della venerazione dei santi e dei beati nella Chiesa e che cosa sono le reliquie. Dopo la lettura tratta dalla prima lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi sulla necessità di annunciare il vangelo, e il brano di Giovanni 15,9-17 sulla professione di fede dell’apostolo Pietro quando afferma “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio Vivente”, don Anton ha tracciato il profilo biografico del Beato. È stato momento molto toccante e suggestivo. Molte suore erano commosse e subito hanno desiderato baciare la reliquia.

Alle 15 il parroco di S. Ambrogio, don Carlo Rodolfi, ha celebrato la solenne Messa in una chiesta affollata di fedeli e suore, molto presenti sia in chiesa per la venerazione delle reliquie che durante i due momenti celebrativi. Durante l’omelia don Carlo ha tracciato un profilo esaustivo della figura del beato Paolo VI, definito da lui come il Papa del Concilio, dei viaggi missionari (per questo ha scelto il nome di Paolo), il Papa dell’ecumenismo e il Papa vicino alle genti.

Le reliquie sono poi state trasportate nella vicina chiesa parrocchiale di S. Ambrogio, dove alle 21 il parroco ha celebrato la Messa riportando ancora all’attenzione il profilo del Papa Paolo VI e facendone scoprire veramente la grandezza della sua persona e la sua santità.

Al termine delle due celebrazioni eucaristiche i fedeli hanno potuto baciare la reliquia.

Venerdì 10 aprile è stata la volta della clinica Ancelle, che ha accolto la reliquia con bellissimi manifesti a tutte le porte di ingresso: una immagine del Papa Paolo VI sorridente e con le mani alzate in segno di accoglienza e benedizione.

Nelle chiesa al primo piano della clinica mons. Felice Bosio ha presieduto il rito di accoglienza, riprendendo le parole di una omelia del Beato che le suore avevano scritto sul libretto delle celebrazioni. Paolo VI in tale omelia aveva definito l’uomo sempre più fragile, falso, egoista e feroce. Parole profetiche alla luce dei fatti avvenuti durante la settimana. Al termine mons. Bosio si è recato in tutti i reparti della clinica con le reliquie per la venerazione da parte degli ammalati che non avevano potuto recarsi in chiesa. Alle 17 la Messa, conclusa con il bacio alla reliquia. In questa giornata tutti i momenti di preghiera delle suore si sono tenuti davanti alla reliquia.

Sabato 11 aprile la reliquia è stata portata nella Casa circondariale di Cremona. Qui i cappellani don Roberto Musa e don Graziano Ghisolfi hanno celebrato l’Eucarista per i detenuti, che hanno avuto modo di venerare la reliquia.

L’ultima tappa cremonese è stata al Monastero domenicano di S. Giuseppe in S. Sigismondo, raggiunto nel pomeriggio, dove le claustrali hanno accolto la reliquia con la recita del Rosario con le meditazioni di brani del Beato Paolo VI. I momenti di preghiera, tutti presieduti dal cappellano don Daniele Piazzi, sono proseguiti domenica 12 aprile: alla fine della messa, prima della benedizione, al canto di un’antifona dei santi pastori, l’omaggio alla reliquia posizionata in uno delle cappelle laterali. Poi l’orazione del Beato (memoria il 26 settembre a Brescia e Roma):

O Dio, sorgente della vita,
che al tuo servo, il beato Paolo VI, papa,
ti sei rivelato mistero di pace e di beatitudine,
fa’ che, illuminati dai suoi esempi,
riconosciamo nel tuo Figlio Gesù Cristo
l’unico Redentore dell’uomo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Un gesto di venerazione compiuto anche poi i Secondi vespri. Al termine delle celebrazioni a S. Sigismondo i fedeli hanno ricevuto un’immagine del Beato.

Le reliquie sono quindi state consegnate al presidente dell’Unitalsi di Mantova, dove è proseguita la Peregrinatio.

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La peregrinatio della reliquia del beato Paolo VI – Soresina

Reliquia Paolo VIGiunta a Cremona la reliquia del beato Papa Paolo VI dopo l’accoglienza a Soresina, diverse le tappe in città, conclusione a S. Sigismondo

È giunta a Cremona, facendo la prima tappa presso la casa di riposo Giovanni e Luciana Arvedi di via Massarotti, la reliquia del Beato Paolo VI. La peregrinatio in diocesi di Cremona ha preso avvio la domenica di Pasqua al monastero della Visitazione di Soresina e si concluderà domenica 12 aprile nel monastero domenicano di S. Sigismondo.

Photogallery delle celebrazioni a Soresina

I Vespri solenni pasquali di domenica 5 aprile hanno segnato l’inizio della Peregrinatio della reliquia del Beato Paolo VI nella diocesi di Cremona, evento promosso e organizzato dall’Unitalsi cremonese. «È con emozione grande – spiega la presidentessa diocesana, Marinella Oneta – che abbiamo accolto l’invito della nostra sezione lombarda e volentieri ci siamo impegnati a preparare un “tragitto con soste speciali” tra realtà della nostra Diocesi. Vedere gli occhi sorridenti e il cuore pieno di gioia delle monache visitandine di Soresina ci ha reso ancora più consapevoli della bellezza spirituale di questo grande uomo».

Già da qualche ora presso il Monastero, posta nel coro delle monache e circondata dalla loro intima preghiera, è stata accolta dai fedeli con i Solenni Vespri. Presenti alcuni volontari, dame e barellieri dell’Unitalsi della sottosezione di Cremona, che per tutta la settimana accompagneranno la preziosa teca nel suo percorso.
Il parroco di Soresina, don Angelo Piccinelli, nell’omelia ha tratteggiato la figura del Beato, soffermandosi in particolare su quattro aspetti.

Commentando alcuni passi di una lettera pastorale del 1955 che Montini aveva indirizzato alla Diocesi di Milano, è stato sottolineato come questo documento prefigurasse già i contenuti del suo pontificato, in particolare in alcuni suoi passaggi: “Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano, per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace. Tu ci sei necessario, o grande paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione. Tu ci sei necessario o vincitore della morte, per liberarci dalla disperazione e dalla negazione e per avere certezza che non tradisce in eterno.
Poi l’attenzione è andata all’attentato di Manila (di cui è testimonianza la reliquia): segno di un Papato crocifisso, stretto tra le critiche dei conservatori, che lo definivano eccessivamente progressista sul Concilio e quelle dei progressisti che lo consideravano troppo conservatore sui temi etici. È stata delineata brevemente la crisi della Chiesa di quegli anni, in cui molti consacrati abbandonavano la via d’amore a Cristo che avevano scelto.

Don Piccinelli ha sottolineato anche come Montini sia stato un Papa dominato dall’avvenimento di Cristo, che ha segnato tutta la sua vita e ne ha determinato la fede. Il Beato, infatti, considerava la vita “nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducità, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno d’essere cantato”. Montini ha messo al centro Cristo, non se stesso, riaffermandone il primato.
Per Paolo VI la fede doveva essere testimoniata, (annunciata in maniera missionaria) respirata (doveva permeare ogni aspetto della vita) e confessata (si doveva renderne ragione).

Parole che hanno contraddistinto anche le riflessioni dei collaboratori parrocchiali, don Davide Ottoni e don Attilio Spadari, nelle omelie delle Messe da loro celebrate: il primo alla casa di riposo nel mattino del Lunedì dell’Angelo, con visita e benedizione nei reparti; il secondo con la solenne celebrazione eucaristica del pomeriggio alle 18 al Monastero, cui è seguito il bacio della Reliquia.
Per due giorni il monastero della Visitazione è stato anche la casa di tanti “visitatori” che si sono messi in preghiera raccolta.

Anche la zona pastorale Terza ha contribuito scegliendo di animare il santo Rosario della domenica sera, con i misteri gloriosi impreziositi da brani tratti da scritti del Beato papa Paolo VI. Il momento di preghiera è stato presieduto dal vicario zonale, don Antonio Bandirali.
In ogni celebrazione sono state spese parole di ricordo e di preghiera per i due sacerdoti diocesani don Giancarlo Gremizzi e don Massimo Morselli, per il loro cammino di sofferenza, trasformato nelle ore successive in cammino al Padre.

Nella mattina di martedì 7 aprile il “saluto” alla reliquia con la Messa delle 7; poi la partenza verso Cremona: prima tappa cittadina la casa di riposo “Giovanni e Luciana Arvedi”.

La reliquia – che il card. Angelo Scola ha donato all’Unitalsi lombarda lo scorso 11 febbraio, in occasione della Giornata mondiale del Malato – è un piccolo lembo della veste talare indossata dal grande pontefice bresciano durante l’attentato di Manila. In agosto la reliquia giungerà a Lourdes con il grande e tradizionale pellegrinaggio unitalsiano e sarà consegnata al vescovo Nicolas Brouwet come dono dell’arcivescovo Scola a ricordo del corale pellegrinaggio della Diocesi di Milano, guidato dal beato Montini nel 1958.

Per quanto riguarda il programma nella città di Cremona, la reliquia farà tappa in alcune strutture socio-sanitarie e nella casa circondariale. Ad aprire e chiudere la preregrinatio la presenza, nell’anno dedicato alla Vita consacrata, nei due monasteri di clausura presenti in diocesi.

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QUARESIMALI 2015

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On-line la lectio divina tenuta da don Marco D’Agostino al Monastero della Visitazione
Il 13 marzo intervento di Emiliani, slitta l’incontro con Melazzini

 

In un contesto di intensa preghiera si è svolto, la sera di giovedì 5 marzo, presso la chiesa del Monastero della Visitazione di Soresina, gremita in tutti i suoi spazi, il secondo Quaresimale dedicato alla famiglia: “Mi baci con i baci della sua bocca. La Bibbia canta l’estasi dell’amore umano”. È toccato a don Marco D’Agostino, biblista e soresinese, proporre una “lectio divina” sul “Cantico dei Cantici”, proclamato a due voci, maschile e femminile, e ritmato dal canone polifonico “Misericordias Domini, in aeternum cantabo” del “Coro Psallentes”.

La lectio divina di don D’Agostino (mp3)

Photogallery

Don  D’Agostino si è mosso con molta disinvoltura tra i passi, impegnativi e talvolta audaci, del “dramma lirico”, sottolineando, di volta in volta, i significati simbolici, le evocazioni bibliche, le implicazioni pratiche nell’esercizio dell’amore secondo la logica di Dio e il suo progetto: un amore che “profuma” di grazia, attrae per la sua bellezza, dinamizza l’esistenza come una energia incontenibile, attende con pazienza e vigila con apprensione, provoca sorprendenti “fioriture” di vita, si custodisce con pudore dalla “voracità” dell’egoismo

“Mi baci con i baci della sua bocca”: la dichiarazione potrebbe apparire fin troppo audace, o comunque, secondo l’ammonimento dell’antico esegeta Origene, da proibire a “chiunque non sia ancora libero dalle molestie della carne”. In realtà, con queste parole si apre il “gioiello della Bibbia”, ovvero il “Cantico dei Cantici”, uno dei libri più amati e commentati dell’Ebraismo e del Cristianesimo.

Ne sono stati entusiasti i mistici di tutti i tempi, da S. Gregorio Nisseno a S. Bernardo di Chiaravalle, da S. Teresa d’Avila a S. Giovanni della Croce, da S. Francesco di Sales a S. Giovanni Paolo II, che vi hanno intuito la celebrazione dell’amore appassionato di Dio, Amante, verso la sua Amata, l’Anima credente; ma anche la relazione tra lo Sposo, Cristo, e la sua Sposa, la Chiesa.

Certamente l’autore del Cantico ha voluto rappresentare, in forma allegorica, la speciale alleanza tra il Dio d’Israele e il suo popolo. Ad ogni buon conto la prima parola del Cantico è un “bacio” inebriante in cui i due amanti si cercano quasi per trasmettersi lo stesso respiro e la stessa vita: un atto solenne, in cui ardore ed ebbrezza si fondono in una vera e propria estasi.

Così la Bibbia, senza frenarsi neppure davanti al pericoloso crinale della seduzione erotica, canta la bellezza dell’amore tra l’uomo e la sua donna. Il mistero lo merita.

Prossimo incontro venerdì 13 marzo, alle 21, presso il Centro parrocchiale (salone Mosconi), con il dott. Paolo Emiliani, chirurgo e presidente del “Movimento per la vita” di Cremona, sul tema “La teoria del gender: maschio e femmina esistono ancora?”.

L’incontro con il dott. Mario Melazzini, inizialmente programmato per il 13 marzo, a causa di improrogabili impegni dell’assessore regionale, slitta di una settimana: si terrà venerdì 20 marzo alle 21 presso il salone Mosconi del Centro parrocchiale di Soresina.

Archivio:

  • programma dei Quaresimali
  • primo incontro con don Rigoldi
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La testimonianza di una delle monache visitandine

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A Romanengo la testimonianza di una delle monache
nella celebrazione di inizio Quaresima per la zona pastorale terza

Una profonda e partecipata lettura del messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2015 ha riunito, venerdì 20 febbraio, nell’ampia chiesa di Romanengo le parrocchie della zona terza all’inizio del percorso quaresimale. Una celebrazione semplice, basata sulla meditazione di alcuni brevi testi biblici, iniziata con la memoria del battesimo e proseguita con la lettura integrale del messaggio “Rinfrancate i vostri cuori”. Una opportunità per condividere – fra parrocchie e comunità in cammino – le sollecitazioni che vengono offerte dalla Chiesa universale, per accoglierle in spirito di vera comunione, per lasciarsi coinvolgere nell’unico linguaggio di rinnovamento e di misericordia che il tempo quaresimale propone, e per vincere quel grande peccato dei nostri giorni che è l’indifferenza, come spesso ci viene richiamato nel messaggio di papa Francesco.

Riecheggia nel silenzio meditativo della celebrazione la voce calma, suadente, precisa, serena e profetica di una suora del Monastero della Visitazione di Soresina. Una lettura-commento delle sollecitazioni di papa Francesco che scaturiscono dal cuore profondo di una contemplativa, che dona alle nostre affaccendate e convulse giornate l’opportunità di riportare, in un’oasi di pace e di tranquillità spirituale, il gusto della riflessione efficace, per suscitare adesione convinta e tenace – almeno nei propositi – alle chiare e profonde indicazioni del papa.

Un cammino quaresimale da percorrere nella Chiesa, nelle nostre comunità parrocchiali, da singoli che si sentono parte di una schiera innumerevole di credenti, tutti toccati dalla misericordia di Dio, sollecitati a diventare “isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza”. Con questo spirito, al termine della celebrazione è stata consegnata ad ogni parrocchia della zona terza, tramite i sacerdoti presenti, un segno che, collocato adeguatamente, vuole essere un richiamo di appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa: una pianta di fiori che sappia portare, poco alla volta, nella fatica della conversione e del rinnovamento, fioriture di speranza in ogni situazione di sofferenza, dove c’è bisogno di speranza e di impegno educativo, in mezzo alla vicende liete e tristi…

Contributi audio della monaca di clausura di Soresina:
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Festa del santo patrono con il Vescovo Dante

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San Francesco di Sales

«Ritorni il fascino di amare il Signore in pienezza, nelle piccole cose così come in quelle grandi». Questo l’auspicio e la grazia espressi dal vescovo Lafranconi guardando alla figura e all’esempio di san Francesco di Sales, «perché dal clima spirituale delle nostre comunità cristiane possano nascere ancora vocazioni alla vita consacrata, come testimonianza della gioia e della pienezza con cui intendiamo rispondere al Signore sulla strada del Vangelo». L’occasione è stata la Messa presieduta nel pomeriggio di venerdì 23 gennaio a Soresina, nella chiesa del monastero della Visitazione (congregazione fondata proprio da san Francesco di Sales). Una celebrazione che si è svolta nel contesto dell’Anno della vita consacrata.

Photogallery della celebrazione

Omelia del vescovo (mp3)         Saluto del parroco (mp3)

Al centro dell’omelia di mons. Lafranconi proprio la figura del santo fondatore. Ricardando il periodo della sua vita in cui disperava di essere salvato, mons. Lafranconi ha evidenziato come il santo sia riuscito a superare questo dubbio solo guardando all’amore del Signore nel dono del Figlio: «Se Dio ha mandato suo Figlio per tutti – ha ricordato il Presule – allora vuole bene anche a me!».

La salvezza – ha quindi evidenziato il Vescovo – passa attraverso il riconoscimento dell’amore di Dio per l’umanità, così come ha capito san Francesco di Sales.

Di qui l’invito, rivolto alle claustrali ma non solo – di fare ogni cosa, anche la più umile -, sempre per amore. «Sull’onda di questo amore del Signore – ha affermato – anche noi diventiamo capaci di rendere grandi le piccole azioni della nostra quotidianità. Credo che il fallimento di una vita cristiana abbia le sue radici proprio nel non credere più con convinzione di essere amati da Dio. Allora la nostra vita diventa mediocre e poco significativa: ci lasciamo trascinare dagli avvenimenti più che imprimere in essi la forza del nostro amore per il Signore come risposta all’amore che lui ha per noi».

Poi una ulteriore sottolineatura, con un chiaro riferimento all’Anno dedicato alla Vita consacrata. «La vita consacrata – ha ricordato il Presule – nel disegno di Dio e nell’esperienza della Chiesa è quella situazione di vita scelta che risponde all’amore di Dio vivendo fino in fondo il Vangelo e per trascinare sulla strada del Vangelo anche tutti gli altri fedeli». Poi ha aggiunto: «Per le nostre sorelle vogliamo chiedere questa grazia. E la vogliamo chiedere per le nostre unità cristiane». «Il venire meno delle vocazioni alla Vita consacrata – ha aggiunto subito dopo – è un segno della debolezza di fede delle comunità cristiane, della nostra fede: è un segno di tiepidezza».

«A san Francesco di Sales, dal cuore così innamorato per il Signore, – ha quindi concluso il Vescovo – vogliamo chiedere per noi, per le suore e per le nostre comunità la grazia che ritorni il fascino di amare il Signore in pienezza, nelle piccole e grandi cose. Perché dal clima spirituale delle nostre comunità cristiane possano nascere ancora vocazioni alla Vita consacrata, come testimonianza della gioia e della pienezza con cui intendiamo rispondere al Signore sulla strada del Vangelo».

Diversi i sacerdoti che hanno concelebrato l’Eucaristia. Anzitutto i preti della parrocchia di S. Siro: il parroco don Angelo Piccinelli, don Attilio Spadari, don Andrea Piana e don Davide Ottoni. Diversi anche quelli del circondario: don Marino Dalè, don Renato Onida, don Franco Zangrandi, don Mario Marinoni, don Fabrizio Ghisoni, don Rinaldo Salerno (custode del Santuario Misericordia, Castelleone). Il servizio all’altare è stato garantito dai diaconi permanenti Raffaele Ferri e Angelo Papa e dai ministranti del paese. Dietro alla grata che si trova a fianco del presbiterio c’erano naturalmente le monache della Visitazione con la superiora, madre Rosa Maria.

Al termine della celebrazione, che è stata supportata dal coro parrocchiale Psallentes accompagnato all’organo da Francesco Stoppelli, ha preso la parola il parroco don Piccinelli. Dopo aver espresso l’augurio dell’intera comunità al Vescovo in vista del 23esimo di ordinazione episcopale, guardando all’incontro in programma in serata per la verifica della pastorale giovanile, ha sottolineato lo stretto rapporto che lega san Francesco di Sales e i giovani. Non a caso don Bosco volle dedicare proprio a questo santo la propria congregazione: i Salesiani.

Biografia di San Francesco

Nato a Thorens il 21 agosto 1567, concluse a Lione i suoi giorni, consunto dalle fatiche apostoliche, il 28 dicembre del 1622, l’anno della canonizzazione di San Filippo Neri, che Francesco conosceva attraverso la Vita scritta dal Gallonio, a lui inviata dall’amico Giovanni Giovenale Ancina. Iscritto nell’albo dei Beati nel 1661, fu canonizzato nel 1665 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1887 da Leone XIII.

Francesco di Sales si formò alla cultura classica e filosofica alla scuola dei Gesuiti, ricevendo al tempo stesso una solida base di vita spirituale. Il padre, che sognava per lui una brillante carriera giuridica, lo mandò all’università di Padova, dove Francesco si laureò, ma dove pure portò a maturazione la vocazione sacerdotale. Ordinato il 18 dicembre 1593, fu inviato nella regione del Chablais, dominata dal Calvinismo, e si dedicò soprattutto alla predicazione, scegliendo non la contrapposizione polemica, ma il metodo del dialogo.

Per incontrare i molti che non avrebbe potuto raggiungere con la sua predicazione, escogitò il sistema di pubblicare e di far affiggere nei luoghi pubblici dei “manifesti”, composti in agile stile di grande efficacia. Questa intuizione, che dette frutti notevoli tanto da determinare il crollo della “roccaforte” calvinista, meritò a S. Francesco di essere dato, nel 1923, come patrono ai giornalisti cattolici.

A Thonon fondò la locale Congregazione dell’Oratorio, eretta da Papa Clemente VIII con la Bolla “Redemptoris et Salvatoris nostri” nel 1598 “iuxta ritum et instituta Congregationis Oratorii de Urbe”. Il suo contatto con il mondo oratoriano non riguardò tanto la persona di P. Filippo, quanto quella di alcuni tra i primi discepoli del Santo, incontrati a Roma quando Francesco vi si recò nel 1598-99: P. Baronio, i PP. Giovanni Giovenale e Matteo Ancina, P. Antonio Gallonio.

L’impegno che Francesco svolse al servizio di una vastissima direzione spirituale, nella profonda convinzione che la via della santità è dono dello Spirito per tutti i fedeli, religiosi e laici, fece di lui uno dei più grandi direttori spirituali. La sua azione pastorale – in cui impegnò tutte le forze della mente e del cuore – e il dono incessante del proprio tempo e delle forze fisiche, ebbe nel dialogo e nella dolcezza, nel sereno ottimismo e nel desiderio di incontro, il proprio fondamento, con uno spirito ed una impostazione che trovano eco profondo nella proposta spirituale di San Filippo Neri, la quale risuona mirabilmente esposta, per innata sintonia di spirito, nelle principali opere del Sales – “Introduzione alla vita devota, o Filotea”, “Trattato dell’amor di Dio, o Teotimo” – come pure nelle Lettere e nei Discorsi.

Fatto vescovo di Ginevra nel 1602, contemporaneamente alla nomina dell’Ancina, continuò con la medesima dedizione la sua opera pastorale. Frutto della direzione spirituale e delle iniziative di carità del Vescovo è la fondazione, in collaborazione con S. Francesca Fremiot de Chantal, dell’Ordine della Visitazione, che diffuse in tutta la Chiesa la spiritualità del S. Cuore di Gesù, soprattutto attraverso le Rivelazioni di Cristo alla visitandina S. Margherita Maria Alacocque, con il conseguente movimento spirituale che ebbe anche in molti Oratori, soprattutto dell’Italia Settentrionale, centri di convinta adesione.

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Il Vescovo al monastero nella quarta di Avvento

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Il Vescovo al monastero nella quarta di Avvento:
«Con Maria Dio mostra quanto ha a cuore la dignità umana»

Domenica 21 dicembre, mons. Dante Lafranconi, ha celebrato l’Eucarestia con la comunità delle monache di clausura del monastero della Visitazione di Soresina. Un incontro ormai consueto a pochi giorni dal Natale che quest’anno ha visto la partecipazione oltre che di don Angelo Piccinelli, parroco di San Siro, anche di don Giuseppe Quirighetti, sacerdote cremonese attualmente addetto di Nunziatura in Madagascar. Mons. Lafranconi nell’omelia ha spiegato come il cammino d’Avvento offra la possibilità «di spaziare sul disegno di Dio che da sempre mira a mostrare l’amore di Dio e la sua volontà di salvezza per ogni uomo». Un disegno continuamente supportato da un promessa che si realizza nella storia e che trova piena attuazione in «Maria, la Madre del Salvatore».

«Maria – ha proseguito il presule – non immaginava di avere questa missione, questo compito, di essere la Madre del Figlio di Dio. È il Signore che opera in Lei, opera in Lei addirittura rendendola Immacolata, preservandola dal peccato. È bello che nel percorso dell’Avvento ci stia anche la Festa dell’Immacolata Concezione, perché è un modo per richiamare a noi credenti che il disegno di Dio viene preparato sommessamente, nel silenzio, a volte anche nella non consapevolezza di chi è destinato ad avere una funzione realizzatrice di questo mistero».

Mons. Lafranconi ha quindi evidenziato la reazione stupita di Maria che chiede delle spiegazioni all’angelo: «È giusto così! Dio non tratta mai l’uomo semplicemente come un esecutore, Dio si pone sempre nei confronti dell’uomo come uno che ha una proposta da offrire, da suggerire, una proposta che indica anche un futuro bello, di salvezza, positivo, ma domanda sempre che ci sia il consenso, la partecipazione responsabile dell’uomo». Dio, dunque, ha a cuore la dignità e la responsabilità della persona.

E a tal proposito il Vescovo ha commentato: «In questi tempi in cui il senso della dignità della persona è particolarmente vivo non dobbiamo dimenticare che esso è salvaguardato da Dio che chiede il consenso e dall’uomo, il quale, colto il suo disegno, vi aderisce con l’obbedienza. L’obbedienza non è un rinunciare alla propria dignità, l’obbedienza è il modo autentico per affermare la propria dignità».

«Noi ci prepariamo a vivere il mistero del Natale – ha continuato – avvolti dalla figura così suggestiva della Vergine Madre e ci prepariamo a viverlo chiedendo a Lei, alla Madonna che ci aiuti a capire come il mistero della salvezza nascosto da secoli è stato rivelato. E il modo migliore per poterlo fare nostro è di aderire con tutto il cuore, con tutta l’anima come Lei, perché il disegno di Dio si compia in noi e attraverso di noi anche nel percorso della storia dell’umanità».

Nell’ultima parte della sua omelia il presule ha parlato dell’anno della vita consacrata aperto dal Papa il 21 novembre scorso: «Qual è la testimonianza della vita consacrata? È la testimonianza stessa che ha dato Maria, di aderire con tutto il cuore, con tutta l’anima alla proposta di Dio, alla sua chiamata, è di aderire con una obbedienza generosa, gioiosa, piena, totale, definitiva… per questo che noi sentiamo il valore della testimonianza della vita religiosa, è per questo che preghiamo per le nostre monache come preghiamo per tutto coloro che hanno scelto di aderire alla vocazione della vita consacrata, perché esse continuino in mezzo al popolo cristiano dei segni evidenti, dei segni rivelatori del disegno di Dio e diventino dei segni anche che rivelano a noi uomini qual è la strada giusta per salvaguardare la nostra dignità».

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Il Vescovo celebra la Messa nella quarta di Quaresima

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Il Vescovo celebra la Messa al monastero di Soresina
«La Chiesa è come il pozzo di Giacobbe»

Domenica 23 marzo, terza di Quaresima, mons. Dante Lafranconi ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa del monastero della Visitazione di Soresina. È questo un appuntamento consueto, un occasione per il presule di incontrare la comunità claustrale per gli auguri pasquali. La Messa è stata concelebrata dal parroco, don Angelo Piccinelli e dal segretario episcopale don Flavio Meani.

Nell’omelia il Vescovo ha detto innanzitutto che il cammino verso la Pasqua deve essere animato dal desiderio di arrivare a condividere la risurrezione del Signore Gesù in una novità di vita. Dobbiamo perciò volere decisamente convertirci e riconfermare con intera convinzione la nostra adesione a Gesù Cristo.

Inoltrandosi nella Liturgia della Parola, il Presule ha incentrato la riflessione sul desiderio espresso da Gesù alla Samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio …”; ha accennato agli impedimenti a questo riconoscimento, che a volte possono derivare dalla nostra superficialità o dal nostro lasciarci prendere dalle cose contingenti della nostra vita quotidiana. Considerando, poi, che la Samaritana arriva a conoscere davvero Gesù come il Messia, il Salvatore e quindi ad aprirsi a un vero dialogo con Lui quando constata che Egli già la conosce, il Vescovo invita a far sì che il nostro cammino quaresimale, portandoci a conoscere meglio noi stessi, sfoci nel desiderio incoercibile di presentarci al Signore a chiedere perdono.

Sta qui il senso della Confessione pasquale: un incontro con Colui che mi dice: “Se tu conoscessi il dono di Dio …” Appunto coltivando il desiderio di conoscerlo veramente ogni giorno, sentiamo il bisogno di purificare i nostri occhi, il nostro cuore, perché altrimenti non vediamo il dono di Dio anche se ci sta davanti, non riconosciamo Gesù come il vero Dono di Dio.

Riallacciandosi alla seconda lettura, il Vescovo ha messo in rilievo un aspetto di questo Dono di Dio che è Gesù: Egli è morto per noi, non perché eravamo buoni e meritavamo che qualcuno desse la vita per noi; al contrario, è morto per noi perché siamo peccatori.

Forse troppo spesso noi cristiani – ha detto mons. Lafranconi – dimentichiamo ciò, ci riteniamo a posto, bravi, giusti, e così, perdendo la conoscenza vera di noi stessi, non riusciamo a riconoscere Gesù come vero Dono di Dio e allora pensiamo di poterne fare a meno, che ci basti l’acqua che tiriamo su dal nostro pozzo, non sappiamo più apprezzare l’Acqua viva, sorgente di Vita eterna.

Avviandosi alla conclusione il Vescovo ha suggerito di guardare la chiesa come “il pozzo di Giacobbe”, dove Gesù siede, rimane, sta ad aspettare ciascuno di noi, anche chi non sa di essere atteso oppure non desidera esserlo; “pozzo di Giacobbe” in modo particolare la chiesa delle monache, il monastero e ha rivolto un ulteriore invito ad apprezzare il dono della Vita Consacrata. “Non è forse – ha detto – una sorgente che all’interno delle nostre Comunità permette a quest’acqua viva zampillante, che è eterna, di percorrere tutti i nostri sentieri, tutte le nostre strade e di entrare nelle nostre case?”

E ha concluso con l’augurio di un incontro con Gesù fruttuoso di conversione, come quello della donna di Samaria.

                                                                                                            La comunità visitandina di Soresina

Ascolta l’omelia di mons. Lafranconi

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Festa di S. Francesco di Sales

 

24 gennaio 2014

 

Festa di S. Francesco di Sales al Monastero della Visitazione
con il vescovo Carmelo Scampa: «Ci ricordate che Dio è Dio»

Lo scorso 24 gennaio, ricorrenza di San Francesco di Sales, la comunità claustrale della Visitazione di Soresina ha ricordato il santo Patrono e fondatore. Un momento per sottolineare la presenza viva del Monastero della Visitazione in quel di Soresina e pregare per le vocazioni claustrali, ma anche per i giornalisti e chi opera nel settore della comunicazione e che ha S. Francesco di Sales come patrono. Ha reso ancora più solenne questo momento la presenza di mons. Carmelo Scampa, vescovo di São Luís de Montes Belos, originario di Scandolara Ripa d’Oglio, cheh ha presieduto la Messa delle 18 al Monastero con il parroco di Soresina don Angelo Piccinelli e don Vincenzo Rini, direttore del settimanale diocesano «La Vita Cattolica». Presenti anche don Massimo Ungari e don Franco Zangrandi, parroco di Annicco oltre agli altri preti in servizio pastorale a Soresina.

La celebrazione, particolarmente partecipata visto l’affetto che lega la comunità alle Suore della Visitazione, è stata aperta dal parroco don Angelo Piccinelli che ha ringraziato il vescovo Scampa per la sua presenza. A lui ha chiesto di pregare, insieme alla comunità, per il monastero, per nuove vocazioni, perché, ha specificato,«non vogliamo perdere a Soresina il carisma della salesianità»; per il mondo della comunicazione sociale e tutti coloro che operano nel mondo dei mass media perché «lavorino al servizio dell’informazione della verità»; per l’ecumenismo, «per evitare inutili divisioni nelle comunità cristiane». Chiudendo il suo intervento, don Piccinelli ha aggiunto: «Da parte nostra, pregheremo per lei perché Dio le porti tutti i doni di cui ha bisogno per il suo ministero».

Vera e coinvolgente l’omelia del vescovo Scampa che ha trasmesso la gioia dell’amore per Dio e del dono della vocazione claustrale a tutti i presenti, oltre a portare alle monache della Vistazione un messaggio positivo in questo momento di crisi delle vocazioni claustrali.

Questo, in breve, il messaggio del vescovo Scampa: «Vi invito a condividere con me tre riflessioni partendo dalle letture, non scelte a caso, di questa celebrazione. La prima, S. Francesco di Sales, pastore, impegnato nella pastorale ordinaria, ha avuto un’illuminazione ancora oggi testimoniata dalla presenza dell’Ordine della Visitazione nel mondo. Non sempre chi è coinvolto nell’ordinario riesce a cogliere la dimensione contemplativa dove Dio è l’unico necessario. Le monache non sono persone che non sanno cosa fare o scappate dal mondo, ma hanno avuto un dono, l’illuminazione che Dio è Dio – l’unico – e ce lo ricordano quotidianamente con la loro presenza. La seconda, quando Dio è Dio, la vita assume una dimensione differente. ‘Voi siete il sale della terra, la luce del mondo’. Il sale conserva, dà sapore. La luce illumina, dà sicurezza, riscalda. Sono immagini semplici che però descrivono il cristiano vero. E quando la dimensione contemplativa ci illumina, diventiamo sale e luce. La terza, S. Francesco di
Sales è stato un geniale comunicatore. Noi siamo tutti evangelizzatori chiamati a trasmettere il Vangelo, il messaggio di Dio. S. Francesco di Sales, quindi, è un po’ il patrono di tutti noi, perché tutti siamo chiamati a evangelizzare, ma con verità, trasparenza e semplicità. Concludendo, allora, che Dio ci illumini con la Sua parola e che mai faccia mancare la vita contemplativa nella nostra vita e ci faccia essere sale e luce, ovvero persone costruttive nella vita».

La celebrazione è stata allietata dal coro Psallentes della parrocchia guidato dal maestro Alessandro Manara.

                                                                                                                                                                       Annalisa Tondini

 

 

E proprio il 24 gennaio il monastero ha inaugurato il proprio minisito sul nostro portale (www.diocesidicremona.it/monasterovisitazione): diverse e ricche di notizie le sezioni pensate dalle claustrali (carisma, spiritualità del fondatore, storia della presenza in paese, orari della giornata, ricorrenze speciali, contatti). Un modo nuovo per avvicinare le tante persone, che, anche nel mondo digitale, cercano le risposte al senso della propria vita.

Intanto si inizia a pensare al bicentenario di presenza a Soresina: era il 24 aprile 1816 quando suor Laura Felice Calvi, nominata superiora, e suor Giulia Domitilla Emili, assistente e maestra delle novizie, giunsero da Alzano Lombardo per iniziare una nuova esperienza di preghiera e di nascondimento.

24 gennaio 2014 Scampa

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Giornata “Pro Orantibus”

Giornata mondiale di preghiera per le monache di clausura
A Soresina le religiose hanno rinnovato i voti

Giovedì 21 novembre, festa liturgica della presentazione al tempio della Beata Vergine Maria, è stata celebrata la Giornata “Pro Orantibus”. Istituita da Pio XII nel 1953, successivamente questo appuntamento fu fissato al 21 novembre, perché nell’offerta totale della Vergine si riconosce l’ideale della vita consacrata. In questa Giornata, in tutte le Chiese del mondo si è pregato per  le claustrali. La nostra diocesi si è stretta spiritualmente attorno ai due monasteri presenti sul suo territorio: quello delle monache domenicane di San Sigismondo a Cremona e quello della Visitazione a Soresina. E proprio le monache visitandine il 21 novembre hanno rinnovato i loro voti di consacrazione al Signore durante una Messa solenne alle ore 18. A tal proposito riproponiamo l’intervista fatta qualche mese fa alla madre del monastero soresinese e la testimonianza delle monache visitandine a Soresina.

Ascolta l’intervista alla Madre

La testimonianza

 

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Intervista alla Madre

«Umiltà e nascondimento per servire Dio e i fratelli»
La profetica testimonianza delle monache visitandine a Soresina dal lontano 1816

Si dicono felicissime e onorate che Benedetto XVI abbia scelto di risiedere nel monastero del loro ordine in Vaticano, sono particolarmente contente del nuovo Papa Francesco, così affabile e vicino alla gente, non mancano di pregare per l’amata Chiesa cremonese e in modo particolare per le intenzioni più care al vescovo Dante. Pur essendo separate dal mondo da una spessa grata, le dodici monache visitandine di Soresina seguono con attenzione tutto ciò che accade al di fuori degli spessi muri delle loro celle: l’adorazione di Dio, l’abbandonarsi al suo amore, spinge quasi naturalmente ad amare e a preoccuparsi per i fratelli immersi nelle preoccupazioni del mondo. A pochi giorni dalla festa della Visitazione di Maria a Santa Elisabetta (31 maggio) abbiamo varcato la soglia dell’austero edificio di Largo Cairoli per conoscere meglio la vita quotidiana, il carisma e le aspirazioni di queste donne che hanno scelto di nascondersi agli occhi degli uomini per dedicarsi con tutto se stesse alla lode di Dio e alla salvezza delle anime.

Ascolta l’intervista alla Madre

È appena suonata la campana che richiama alla lettura personale: manca un quarto d’ora alle quattro del pomeriggio e le dodici monache visitandine hanno appena terminato la recita dell’ora nona e il canto delle litanie in chiesa. È tempo di appartarsi per immergersi in qualche testo di spiritualità o di teologia. La giornata ormai sta giungendo al termine, manca da dire il Rosario e il vespro, poi, dopo cena, ci sarà il tempo per un po’ di ricreazione e alle 21.15, dopo Compieta, avrà inizio il grande silenzio.

La vita di queste donne è regolata alla perfezione: l’ordine esteriore è specchio di quello interiore conquistato con anni di esercizio ascetico quotidiano.

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Una suggestiva immagine del cortile interno del monastero sotto la neve

Ad accogliere i visitatori che ogni giorno bussano numerosi al monastero, per consegnare un aiuto o per chiedere un consiglio, c’è la monaca addetta alla portineria: è l’unica che può uscire dalla clausura e avere un contatto diretto con il mondo. La voce gentile e i modi delicati rivelano una serenità interiore così assente nelle strade della città.

Il parlatorio è una sala minuscola: due sedie, un tavolino e una grande grata di ferro massiccio. Le maglie sono così strette che non è possibile nemmeno infilare una mano. Pochi secondi di attesa e le imposte di legno che impediscono di invadere la clausura, anche solo con lo sguardo, si aprano. La Madre che guida la comunità si è staccata per qualche istante dal suo impegno di lettura spirituale per raccontarci della sua vita e di quella delle sue consorelle.

Il tono della voce è basso, i gesti misurati, gli occhi ardenti, quasi febbricitanti, di quelli abituati a vedere solo l’essenziale. «Siamo a Soresina da quasi 200 anni – esordisce la religiosa -. Era il 24 aprile 1816 quando due consorelle del monastero di Alzano, in provincia e diocesi di Bergamo, giunsero in città per riaprire il monastero soppresso dalle leggi napoleoniche. Prima la casa era abitata da un gruppo di terziarie francescane che, costrette a sciogliere la comunità, mantennero gli impegni della vita religiosa. Quando finì il dominio francese l’allora vescovo di Cremona, mons. Omobono Offredi, grande estimatore del nostro fondatore, san Francesco di Sales, chiese e ottenne due monache per iniziare una nuova comunità. La madre di Alzano all’inizio fu parecchio titubante, perchè si doveva privare di due ottime religiose, ma alla fine cedette alle insistenze del presule cremonese avvalorate dal confratello di Bergamo e nacque il monastero della Visitazione in cui confluirono anche le terziarie rimaste fedeli alla loro antica consacrazione».

«Piccolezza, nascondimento, umiltà, dolcezza: qui sta tutto il nostro carisma, così come fu pensato dal Salesio e dalla nostra cofondatrice santa Giovanna di Chantal – prosegue la visitandina -. Nostro compito quotidiano è quello di cercare in ogni cosa la volontà di Dio e di seguirla con determinazione. Tendiamo a essere indipendenti da tutto ciò che ci circonda tranne che dalla volontà di Dio».

Nella sua profonda saggezza san Francesco di Sales preferì imporre alle sue monache al posto di pesanti mortificazioni corporali quelle interiori: «Siamo chiamate – spiega la Madre – a morire a noi stesse, al nostro amor proprio, alla nostra volontà e al nostro giudizio, a quelle passioni come l’irascibilità o la pigrizia che rendono tiepidi. Più che ai digiuni e alle veglie dobbiamo essere attente alla pratica della virtù in ogni momento della giornata».

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La cappellina della Madonna di Lourdes nel grande giardino del monastero

E la giornata di una visitandina è particolarmente impegnativa. L’alzata è alle 5.25, quindi alle 6 è prevista un’ora di preghiera personale seguita dalla celebrazione delle Lodi, dalla Messa e dal ringraziamento per la comunione e dall’ora terza. Uscite finalmente di chiesa le religiose hanno tempo per una piccola colazione, poi tutte al lavoro: c’è chi è impegnata in cucina, chi nel rammendare gli abiti, chi nella pulizia degli ambienti, c’è anche una monaca che si occupa di aggiustare le scarpe: «Cerchiamo di essere il più indipendenti possibile dal mondo esterno». Un’attività importante, che è anche una modesta forma di autofinanziamento, è il confezionamento e la vendita delle particole alle parrocchie del circondario.

Alle 10.45 l’appuntamento è nuovamente in chiesa per l’ufficio delle letture, la recita dell’ora sesta e per l’esame di coscienza. Segue il pranzo, un piccolo momento di ricreazione dove è possibile parlare e il tempo del riposo. Quindi si riprende il lavoro fino alle 15.15 con la recita dell’ora nona, il canto delle litanie e mezz’ora di lettura personale. Alle 16.30 si recita il Rosario e il Vespro. Una mezz’ora di orazione personale precede la cena che solitamente è alle 18.15.

preghiera

La preghiera comune nel coro

Una volta lavati i piatti e riassettata la cucina, le dodici monache si godono la ricreazione. Alle 20.15 si riunisce l’assemblea nella quale si mettono in comune le letture o i pensieri fatti durante la giornata. Tocca poi alla madre riportare le notizie della giornata, ricavate dalla lettura dell’Osservatore Romano e del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”. Seguono quindi le istruzioni per il giorno successivo e le intenzioni per cui pregare: «In questo modo tutte sanno ciò che devono fare e non ci si perde in chiacchere durante la giornata». Sì perchè, tranne le due ricreazioni, tutti gli altri momenti sono vissuti in silenzio, compresi i pasti. «La giornata – precisa la Madre – si chiude alla 21 con la recita di Compieta. Poi ognuna va nella sua camera e, fino alle 22.30, può leggere o scrivere».

ricreazione

La ricreazione nel giardino del monastero

Un programma quotidiano certamente impegnativo dove la preghiera e la riflessione hanno un posto privilegiato: «Molte volte ci è stato chiesto se non sia più giusto uscire dalla clausura per aiutare le persone in difficoltà. A chi ci fa questa domanda rispondiamo che il primo dovere del cristiano è l’adorazione di Dio e che la carità più grande che si possa fare è pregare per la salvezza delle anime dei fratelli. Questo è il nostro impegno, compiuto sempre nel nascondimento, nel silenzio, in un atteggiamento di umile e pronta obbedienza e in piena comunione con la Chiesa cremonese, della quale ci sentiamo parte attiva».

Le suore visitandine, però, sono molto più moderne di quanto possano sembrare. I grandi eventi ecclesiali – come il ritiro di Benedetto XVI e l’elezione di Papa Francesco – li hanno seguiti tutti quasi in diretta grazie ad internet: «È uno strumento che permette di vedere i filmati degli eventi in qualsiasi momento, per cui abbiamo utilizzato la ricreazione per congedarci da Papa Ratzinger e per conoscere il nuovo Pontefice: tutte le monache sono state profondamente ammirate dalla semplicità di Jorge Mario Bergoglio e dalla sua capacità di stare in mezzo alla gente. Abbiamo anche provato tanto dolore, e all’inizio anche smarrimento, di fronte alla rinuncia di Benedetto XVI, un pastore che ha dato e ha sofferto moltissimo per la Chiesa. Il fatto, però, che abbia deciso di risiedere nel monastero visitandino in Vaticano ci riempie di gioia e ci onora».

Il tempo è scaduto, la religiosa deve presiedere la recita del Rosario e presentare a Dio gli uomini e le donne che percorrono le strade del mondo, spesso senza neanche sapere il perché. La campana suona, la madre si alza e pronuncia il tradizionale saluto visitandino – «Dio sia benedetto» -, poi le imposte si chiudono e il silenzio ripiomba su questo piccolo angolo di Paradiso.

 

 

 

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