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In preghiera per i malati al Monastero della Visitazione di Soresina
Domenica 15 febbraio a Soresina la celebrazione guidata da don Rasoli ricordando la XXXIV Giornata mondiale del malato

Domenica 15 febbraio, alle 17, le monache del Monastero della Visitazione di Santa Maria in Soresina hanno ospitato un momento di preghiera per i malati guidato da don Claudio Rasoli, presidente della Fondazione Opera Pia SS. Redentore di Castelverde. In occasione di questo appuntamento le Visitandine hanno condiviso con la comunità una preghiera che costantemente offrono a Dio perché allevi le sofferenze altrui. Una preghiera spesso sollecitata dalle numerose persone che credono nella forza della preghiera e chiedono alle claustrali di Soresina supportarle attraverso questo “strumento” di fede. Continue reading »

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4 – La cogestione dei due Santi Fondatori 1610 – 1622

L’ avventura dell’Ordine della Visitazione è ormai partita.

Il 6 giugno 1610 quattro aspiranti suore entrano nella casa “DELLA GALLERIA” e dopo un anno di noviziato emettono i primi voti.

Pensata e ripensata   più volte, la Regola è ormai approvata e va applicata, ma una cosa sono le teorie generali e un’altra le questioni minute di tutti i giorni.

Francesco e Giovanna Francesca sono quindi chiamati a costruire insieme il “Costumiere”, cioè le norme che regolano le attività quotidiane delle singole suore e della comunità: a che ora ci si alza, quando e come si cantano le lodi e il vespro, a che ora si mangia e quando si va a letto, quando si lavora e quando si fa ricreazione, quando si fa il “grande silenzio” e quando invece si può conversare, ecc.

Alcune delle norme nascono quasi spontaneamente nei colloqui che il vescovo ha con le suore.

Dal giugno del 1611 infatti Francesco ha preso l’abitudine di andare, sul far della sera, alla Galleria e le suore, che intanto erano già aumentate, si sedevano in circolo nel cortile per dialogare con lui.

Erano colloqui semplici con domande e risposte, che una volta raccolti e trascritti sono diventati un libro “GLI ENTRETIENS”; con essi Francesco spiegava la regola, ne illustrava il valore, quali erano le mancanze che si potevano commettere contro la regola e i danni che derivavano e quali invece i valori grandi della sua osservanza, che non doveva mai essere un fatto puramente meccanico, ma una convinta adesionespirituale.

Nel frattempo le vocazioni monastiche continuavano a crescere e quindi si rendeva necessario trovare una nuova casa più grande e …. ampliabile.

Il 3 ottobre 1612, dopo soli due anni dall’avvio, le suore sono già 16 e si trasferiscono in quello che sarà di fatto il primo monastero della Visitazione e sarà chiamato LA SAINTE SOURCE (la sacra fonte o sorgente) e che ancora esiste ad Annecy.

Anche in questo passaggio non pacifico, il vescovo e Giovanna Francesca lavorano fianco a fianco, perché il nuovo ordine religioso, mentre attira sempre più nuove vocazioni, suscita anche rancori e gelosie.

Perfino il diritto di utilizzare l’acqua di un torrente    diventa un problema, ma Francesco è laureato in diritto e sa far valere le giuste ragioni del monastero.

La vita alla Sainte Source si è appena stabilizzata, che già arriva la richiesta di fondare un nuovo monastero.

Quattro signore di Lione arrivano nel 1613 ad Annecy per diventare visitandine e dopo due anni di   preparativi per la loro formazione e logistici, per attrezzare il nuovo monastero, il 2 febbraio 1615, festa della Candelora, ha luogo l’inaugurazione del convento di Lione.

La nascita di questo monastero è importante non solo perché inaugura le procedure di come si fondano nuove comunità, ma perché l’arcivescovo di Lione mons. De Marquemont diede il suo consenso solo se le visitandine fossero diventate esclusivamente suore di clausura.

Infatti nella prassi prima del 1615 Francesco aveva ammesso che insieme alla clausura ci fossero delle uscite, purché fossero finalizzate esclusivamente all’assistenza a domicilio degli indigenti e degli ammalati.

I Santi fondatori avevano già inventato nel 1600 l’assistenza domiciliare gratuita che, oltre alle cure, garantiva anche la fornitura di cibo, medicine, vestiario e altri beni di prima necessità agli indigenti di Annecy.

Dopo il 1615 quindi la regola prevederà solo la clausura pontificia, salvo casi di necessità.

Dopo la fondazione di Lione la collaborazione di Francesco con la madre Chantal proseguirà fino alla morte del vescovo nel 1622, quando il 28 dicembre il vescovo morirà proprio nel convento di Lione, lasciando però scritto nel testamento di voler essere sepolto nel convento di Annecy.

Alla morte di Francesco i conventi sono già 12, cioè uno nuovo all’anno di media, mentre alla morte di Giovanna Francesca 19 anni dopo nel 1641 saranno 87, quindi 75 nuove comunità con una media di 4 fondazioni all’anno.

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3 – Incontro

Dopo essere diventato vescovo titolare di Ginevra l’8 dicembre 1602, Francesco di Sales viene invitato a predicare a Digione la Quaresima del 1604 e tra gli ascoltatori più assidui ed attenti dei suoi quaresimali c’è Giovanna Francesca di Chantal. Nei quaranta giorni di copresenza a Digione i due si conoscono e, una volta tornati alle rispettive residenze, continuano a scriversi.

Quando si reincontrano dopo alcuni mesi, il 24 agosto 1604, il vescovo decide di sciogliere la baronessa dagli impegni con il precedente direttore e di assumersi in prima persona la direzione spirituale di quella donna di cui aveva già colto la profondità e sincerità del desiderio di perfezione e di dedicazione totale al Signore.

Giovanna Francesca era nata nel 1572 e ventenne aveva sposato (1592) il barone di Chantal, ma solo dopo 8 anni di matrimonio era rimasta vedova (1600).

Dei sei figli che aveva partorito due erano morti prestissimo e a lei, ventottenne, oltre il dolore per la perdita dell’amato marito, erano rimasti quattro pargoli da crescere ed educare e la gestione degli affari correnti nel castello e nei feudi del marito.

Non sono mancate le richieste per un secondo matrimonio, ma la Chantal, che aveva già fatto segretamente il voto di castità, le ha tutte schivate.

Nei sei anni che vanno dalla conoscenza del 1604 al 1610 quando i due santi fondano la Visitazione, sono due le strade che insieme decidono di percorrere.

Il primo tragitto è tutto spirituale.

Francesco deve chiarire a se stesso i caratteri fondativi dell’istituto che a grandi linee ha già nel suo cuore.

Giovanna Francesca deve trasformarsi da donna di mondo ad anima capace di lasciare tutto, anche i figli, per dedicarsi ad un ideale altissimo, ma completamente opposto al sistema di valori in cui era cresciuta.

Francesco è un vescovo che sa stare nel mondo, ma che ha anche un grande carisma spirituale ed ha il dono di essere una sicura guida e fin da allora attua la sua massima” NIENTE PER FORZA MA TUTTO PER AMORE “.

Come direttore spirituale pone mete significative e non facili da raggiungere, ma lo spirito con cui le propone non è lo stile moralistico di chi minaccia continuamente le fiamme dell’inferno.

La sua metodologia, che egli propone ed attua nella direzione spirituale, sarà anche una delle caratteristiche della spiritualità visitandina e risponde alla domanda: perché fondare un nuovo ordine religioso quando ce ne sono già tanti?

Riassumendo si potrebbe così sintetizzare il suo pensiero: voglio un ordine severo ma non rigido, dove possano starci le donne giovani e le vecchie, le sane e le ammalate, quelle in piena forma e quelle con qualche limitazione.

Perciò niente sveglie notturne, niente digiuni debilitanti, niente regole ossessive, ma anche niente anarchia o lassismo come spesso succedeva allora nei monasteri maschili e femminili.

La meta, però, non è una passeggiata, perché al fondo quello che viene chiesto ad ogni visitandina è l’annullamento di sé, per essere libera di donarsi completamente al suo Signore.

Il secondo tragitto è invece fatto di scelte concrete.

Francesco deve trovare il nido per le sue “figlie”, garantirne la sopravvivenza, definire le regole, chiedere i permessi a Roma e al Principe.

Giovanna deve trovare il coraggio di lasciare i suoi figli per ritirarsi in convento, deve provvedere al governo dei suoi feudi, deve lasciare il padre e il suocero ormai anziani.

Per l’uno e per l’altra sia il primo che il secondo percorso implicano decisioni non semplici ed infatti ci vorranno sei anni da quel primo incontro nella cattedrale di Digione alla inaugurazione della Casa della Galleria dove il 6 giugno 1610 si ritirano per la prima volta le prime quattro visitandine.

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2 – Il vescovo Francesco

Dopo il successo della missione nei territori già calvinisti, nuovi impegni attendono Francesco.

Siamo nel 1598, lui ha 31 anni ed è prete da 5 e per la diocesi di Ginevra scadono i termini per la visita “ad limina”, che ogni vescovo deve fare, allora come adesso, al papa per rendicontare la situazione della sua diocesi.

Ma il vescovo titolare mons. De Granier è ammalato e non può sostenere il viaggio fino a Roma.

Subito dopo di lui, nella gerarchia diocesana, viene Francesco che è il presidente del Capitolo della Cattedrale ed è laureato in diritto e quindi viene inviato come rappresentante del vescovo presso la curia pontificia.

Intanto che è a Roma gli viene chiesto di sottoporsi all’esame preliminare per la nomina a vescovo e lo supera e quindi nel 1599 a soli 32 anni viene nominato vescovo ausiliare della sua diocesi.

Nell’ottobre di 3 anni dopo (1602) muore il vescovo de Granier e Francesco diventa automaticamente vescovo titolare della diocesi di Ginevra, ma, come sappiamo, con residenza ad Annecy perché la città di Ginevra è governata dai calvinisti ed i cattolici non possono neanche abitarvi.

Nel 1604 il principe di Savoia Carlo Emanuele vuole riconquistare la città, che formalmente appartiene al suo ducato, ma che siè ribellata al suo governo. La spedizione militare si conclude con una sconfitta del principe e quindi i ginevrini tornano ad occupare i territori che Francesco aveva visitato e riconvertito 10 anni prima, distruggendo nuovamente le chiese appena ristrutturate.

Stavolta, essendo il vescovo titolare, Francesco deve affrontare il problema come primo responsabile della ricostruzione ed essendo per convinzione un vescovo “tridentino” vuole applicare nella sua diocesi le norme promulgate dal Concilio di Trento (1543 – 1563).

Nel suo viaggio in Italia per la visita “ad limina” era passato anche da Milano ed aveva conosciuto il card. Federico Borromeo (1564 – 1631) che nella sua diocesi applicava le norme tridentine di cui il cugino S. Carlo (1538 – 1584) era stato un efficace protagonista.

Come raccontato nei Promessi Sposi, il card. Federico compì nella vasta diocesi di Milano la   “visita pastorale” a tutte le parrocchie e anche il vescovo Francesco il 17 giugno 1606 iniziò la sua “peregrinatio” a tutte le parrocchie che durerà 5 anni.

La visita pastorale di allora, ovviamente, è molto diversa da quelle attuali, con il Vescovo che, la sera, torna in macchina a casa sua. A quei tempi significava rimanere lontani dalla sede per tutta la durata della visita e mangiare e dormire come si poteva in parrocchie molto povere.  Per questo non tutti i vescovi si adattavano a queste situazione, ma quella visita valse a Francesco la caratteristica di vescovo “pastorale”, oltre che uomo di cultura per i libri che scriveva.

Ma ai vescovi di allora venivano spesso affidati anche compiti politici ed anche Francesco ne ebbe; infatti, nel settembre del 1618, il principe di Savoia lo inviò come componente di una delegazione piemontese a Parigi dove rimase diversi mesi.

Ai doveri diplomatici aggiunse ovviamente anche impegni pastorali ed incontrò diversi personaggi della capitale tra cui S. Vincenzo de Paoli, che avrà, per amicizia con il fondatore, un ruolo importante anche nella vita della Visitazione.

Francesco non ottenne la nomina a vescovo, come si usava allora per “nepotismo”, egli non aveva nessuna parentela con mons. De Granier e quindi divenne vescovo per meriti propri ed onorò la sua missione episcopale con dedizione ed amore profondo per Cristo, per la Chiesa e per il suo popolo.

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1 – San Francesco prete novello

Tutti sanno che i santi fondatori dell’Ordine della Visitazione sono s. Francesco di Sales e s. Giovanna Francesca di Chantal, ma forse non sono molti quelli che conoscono le strade che questi due santi hanno percorso per incontrarsi.

In preparazione della festa liturgica del 24 gennaio, memoria di s. Francesco, visiteremo alcuni momenti della sua vita: per conoscerlo meglio, per cercare di capire perché è un santo così importante da essere stato proclamato Dottore della Chiesa, perché ha pensato di fondare un nuovo ordine monastico quando ce n’erano già tanti. Continue reading »

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