Per chi conosce la comunità visitandina di Soresina, la vita di S. Francesco di Sales è in gran parte nota. Nei prossimi mesi cercheremo comunque di approfondire la figura della Santo attraverso alcune riflessioni e meditando sui momenti della sua vita che hanno segnato le scelte di fondo della sua santità.
Secondo appuntamento: MISSIONE CHABLAIS – parte prima
Nel semestre che va dal 26 maggio al 18 dicembre 1593, mentre s. Francesco di Sales percorre velocemente le tappe che lo portano verso l’ordinazione sacerdotale, in Francia si susseguono importanti rivolgimenti politici che avranno significative ripercussioni nella vita del santo.
Il re Enrico IV, che era arrivato al trono di Francia a capo del partito degli ugonotti (i protestanti francesi) combattendo contro i cattolici e il Papa, il 25 luglio per poter essere incoronato col consenso del Papa, abiura la fede protestante e con la famosa frase: “Parigi val bene una messa” diventa cattolico. Questo fatto travalica le questioni personali di fede e diventa politico: cambiano le alleanze, Sovrani prima nemici diventano amici e alleati.
Infatti molti protestanti francesi si rifugiano in Svizzera, ma i ginevrini e i bernesi, che fino ad allora avevano goduto della protezione del re Enrico, sono a loro volta costretti a chiedere una tregua al cattolico duca di Savoia che aveva perso Ginevra, ma conservava i territori limitrofi che i calvinisti avevano invaso.
Vengono stipulati degli accordi con i quali sono restituiti alla disponibilità del Duca i baliaggi(termine amministrativo) dello Chablais e di Ternier dai ginevrini occupati nel 1589 con la demolizione delle chiese cattoliche, cancellando ogni segno delle opere pastorali e scacciando i curati dalle loro parrocchie.
Ritornato in possesso dei suoi territori nel 1593, il duca Carlo Emanuele scrive al Vescovo della Diocesi di Ginevra (che però dopo la nascita della Repubblica di Ginevra era in esilio ad Annecy) chiedendogli di organizzare una missione per “riconvertire” le popolazioni dello Chablais alla fede cattolica e ricostruire le chiese distrutte.
Il buon Vescovo compie i preparativi necessari e nei primi mesi del 1594 manda in missione a Thonon il parroco prescelto, don Francesco Bouchut il quale, però, viste le enormi difficoltà, rinuncia quasi subito e quindi diventa ancor più difficile trovare tra il clero diocesano un sostituto che affronti i rischi denunciati dal primo missionario.
Il vescovo Claudio de Granier non vuole assolutamente far vedere al duca Carlo Emanuele che non è in grado di assolvere al suo compito di pastore, ma è in grosse difficoltà a compiere una scelta. Si rende conto che il più preparato di tutti per compiere questa difficile impresa sarebbe il nuovo Prevosto del Capitolo, ma è molto giovane e lo ha appena consacrato prete. Come può proporre a lui e alla sua famiglia un rischio così grande?
Ottenere la disponibilità di Francesco non si rileva di fatto un problema: l’animo ardente del giovane levita si mette subito a disposizione del suo Vescovo; il problema sta nell’ottenere l’assenso della famiglia. Il padre, in particolare, che da solo un anno aveva accettato il sacerdozio del figlio, non è disponibile a dare il suo consenso alla sua missione.
Francesco si trova così stretto tra due obbedienze: quella al padre naturale che vuol far valere i suoi diritti di genitore e quella al suo Vescovo, ma soprattutto al suo Signore che lo chiama a non volgersi indietro.
In un drammatico incontro nel palazzo del Vescovo e con la fattiva collaborazione dello stesso, Francesco riesce a “strappare” al padre il lasciapassare per la missione voluta dal Duca e dal Vescovo e così i preparativi possono finalmente iniziare.
Francesco è convinto che un gruppo troppo numeroso di missionari potrebbe creare turbolenze e dissapori tra i calvinisti e quindi sceglie come unico compagno di viaggio il cugino e canonico Luigi di Sales e i due partono per Thonon, capitale dello Chablais, il 9 settembre 1594.
Sulle implicazioni pastorali della missione rifletteremo in una prossima occasione, ora seguiamo cronologicamente lo svolgersi dei fatti storici.
All’inizio i due missionari dovettero superare gravi difficoltà perché, nonostante le “carte politiche ed ecclesiali “dei superiori fossero dalla loro parte, in realtà i ministri del culto calvinisti non erano certo disposti a facilitare il loro compito e minacciavano ritorsioni verso coloro che avrebbero prestato attenzione ai loro discorsi. E così Francesco predicava nel vuoto.
Solo la fede e l’audacia del futuro Santo riuscirono a smuovere piano piano l’arido terreno, umano e geografico, che i rigidi inverni alpini rendevano ancor più “incoltivabile”, senza contare le vere e proprie minacce di morte da parte dei sicari dei ginevrini.
Tra alti e bassi la missione comincia a progredire, la gente è sempre più attratta dalla personalità e dalla costanza apostolica del prete cattolico, le chiese pian piano vengono riaperte e i curati tornano alle loro sedi, mentre nuove preoccupazioni pastorali-burocratiche affliggono l’animo di Francesco. Non di solo pane vive l’uomo, ma il pane è necessario.
Occorre trovare il modo di “spesare” i curati che sono tornati nelle parrocchie, ma gli antichi benefici, perchè non cadessero nelle mani dei calvinisti, erano stati “congelati” in una fondazione e quindi bisognava arrivare fino a Roma perché la diocesi ne tornasse a beneficiare.
Dopo quattro anni di fervido apostolato, di lavoro organizzativo e di cura delle relazioni politiche, che segneranno per sempre il carattere e l’apostolato di Francesco, l’ormai anziano vescovo Claudio chiede al Papa di avere un ausiliare con diritto di successione e propone alla cura romana il nome del Prevosto della Cattedrale.
Il 22 marzo 1599 a Roma, di fronte al Papa e a una folta schiera di alti prelati, Francesco sostiene il suo esame dottrinale e papa Clemente VIII gli concede la dignità episcopale e di fatto lo nomina Vescovo, ma la sua consacrazione avverrà solo nel 1602, dopo la morte del vescovo Claudio. Solo allora diverrà a tutti gli effetti Vescovo di Ginevra e nel frattempo la sua diocesi si sarà notevolmente ampliata e arricchita di nuove chiese e di nuove opere proprio in quei territori che lui aveva riconquistati alla fede cattolica.


