RIFLESSIONI SUL CONCILIO VATICANO SECONDO

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RIFLESSIONI SUL CONCILIO: IL RINNOVAMENTO DELLA VITA RELIGIOSA

 

Nei precedenti commenti al Concilio abbiamo sottolineato come i papi Giovanni XXIII e Paolo VI abbiano con il loro costante magistero proposto di affidarsi allo “Spirito del Concilio” per saper leggere con fede i segni dei tempi onde rinnovare costantemente le modalità dell’annuncio cristiano.

Tra tutti i documenti conciliari c’è un titolo che, anche lessicalmente, dice questo “Spirito del Concilio”: è il Decreto su IL RINNOVAMENTO DELLA VITA RELIGIOSA, che in latino viene chiamato “Perfectae Caritatis” ed è stato promulgato il 28 ottobre 1965.

Un anno prima però, esattamente il 21 novembre 1964, era stata resa pubblica la Costituzione Dogmatica su LA CHIESA, più nota come “Lumen Gentium”, che dedica il capitolo VI a “I Religiosi” ed è questo testo ad illustrare con sapienza la bellezza, la spiritualità e la teologia del dono della vita religiosa, fatto da Cristo alla sua Chiesa.

“I consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà e dell’obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore … sono un dono divino, che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e colla sua grazia sempre conserva” (L.G. n.43).

La Lumen Gentium che al capitolo 3° aveva trattato dei vescovi e dei sacerdoti e al Capitolo 4° dei laici, si chiede poi chi sono i religiosi e chiarisce: “Un simile stato, se siriguardi la divina e gerarchica costituzione della Chiesa, non è intermedio tra la condizione clericale e laicale, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa …” (L.G. n. 43b

Al n. 44 la Lumen Gentium insegna poi una verità che da allora diventerà comune nella predicazione ecclesiale: già col Battesimo ogni fedele è morto al peccato e consacrato a Dio, ma quelli che si obbligano a Dio nell’osservanza dei consigli evangelici a Lui si donano totalmente e si consacrano più intimamente al Suo servizio.

Così lo stato religioso “meglio manifesta a tutti i credenti i beni celesti già presenti in questo mondo, meglio testimonia la vita nuova ed eterna … e meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del Regno celeste”(L.G. n. 44c).

 

Definito così il quadro teologico ed ecclesiale dei religiosi, i Padri Conciliare con il Decreto Perfectae Caritatis, citato all’inizio, entrarono nel merito del loro messaggio di rinnovamento della vita dei religiosi: “Affinché il superiore valore della vita consacrata … Nonché la sua necessaria funzione … riescano di maggior vantaggio alla Chiesa, questo Sacro Concilio sancisce le seguenti norme … ( per ) il rinnovamento della vita e della disciplina da attuarsi nelle famiglie religiose” ( P.C.  n.1d).

“Il modo di vivere, di pregare e di agire deve convenientemente adattarsi alle odierne condizioni fisiche e psichiche dei religiosi, come pure …. alle necessità dell’apostolato, alle esigenze della cultura, alle circostanze sociali ed economiche …” (P.C. n. 3a).

I Padri Conciliari non si accontentano però di indicazioni generiche e al n. 6 del Decreto elencano le caratteristiche che deve avere “IL RINNOVAMENTO DELLA VITA SPIRITUALE”:

“I religiosi per prima cosa cerchino ed amino Dio, coltivino con assiduità la preghiera, abbiano quotidianamente tra le mani la Sacra Scrittura, compiano le funzioni liturgiche e soprattutto il sacrosanto mistero dell‘ Eucarestia ed alimentino presso questa ricchissima fonte la propria vita spirituale. E in tal modo, nutriti alla mensa della divina Legge e del sacro altare, amino fraternamente le membra di Cristo”.

Una citazione particolare è poi riservata al “RINNOVAMENTO DEGLI ISTITUTI DI VITA CONTEMPLATIVA”: questi istituti “conservano sempre un posto assai eminente nel Corpo mistico di Cristo. Il loro genere di vita tuttavia sia riveduto secondo i principi e i criteri di aggiornamento sopra indicati” (P.C. n. 7).

Per ogni componente della vita della Chiesa, dal Vescovo alla suora di clausura, l’indicazione del Concilio è quindi chiara: approfondire le fondamenta teologiche e bibliche della propria fede per leggere con sapienza i segni dei tempi e meglio adeguare l’annuncio del messaggio cristiano ai tempi che cambiano, nel 1965 come nel 2026.

Se la nostra società moderna è diventata in ogni paese multietnica, multireligiosa o apatica ai valori, più individualista e meno solidale di un tempo, possiamo accontentarci di una pastorale tradizionale, fatta di cresime e prime comunioni, di funerali e messe celebrate in ogni chiesuola del territorio, rinunciando ad interpretare il disinteresse e l’indifferenza per il futuro, per le cose che contano, che poi si concretizzano nella mancanza di matrimoni, di procreazione, e crescita dell’ invecchiamento. Quale risposta pastorale all’aumento della demenza senile e del consumo delle droghe(per esempio)? Non sono anche questi i segni dei tempi?

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