RIFLESSIONI SUL CONCILIO VATICANO SECONDO

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IL CONCILIO E IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA

 Il primo documento del Concilio Vaticano II  ad essere stato promulgato il 4 dicembre 1963 è la Costituzione su “La Sacra Liturgia”,  chiamata anche  SACROSANTUM CONCILIUM, perché il proemio inizia così: “Il sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno di più la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ciò che giova a richiamare tutti nel seno della Chiesa”.  (S.C. n. 1)

E’ bello che con queste prime parole del primo documento, i padri conciliari abbiano riassunto tutto lo scopo del Concilio, che verrà poi esplicitato in una lunga serie di documenti: 4 Costituzioni, 9 Decreti, 3 Dichiarazioni, ognuno di essi dedicato ad un argomento fondamentale per la vita della Chiesa, vita da rinnovare nella continuità della fede e della Tradizione Apostolica.

Negli anni del post-concilio spesso molti commentatori dei documenti conciliari hanno valorizzato temi o sezioni particolari dei testi, mentre fin dai primi momenti post conciliari papa Paolo VI avvertiva insistendo che i documenti “tutti insieme formano un corpo di dottrine e di leggi, che deve dare alla Chiesa quel rinnovamento per cui li Concilio è stato promosso”.

Quindi sono indebite quelle impostazioni che preferiscono la liturgia alla carità, la pastorale allo studio della Parola o altre simili distinzioni, o che selezionano tra i documenti conciliari: sì alla Costituzione su LA CHIESA ma no al Decreto su L’ECUMENISMO, sì alla Costituzione su LA SACRA LITURGIA ma no alla Dichiarazione su LA LIBERTA’ RELIGIOSA.

Ma torniamo al testo del proemio della Sacrosantum Concilium: “meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti”.

E’ logico pensare che, poiché i mutamenti sociali, culturali, politici, scientifici e tecnologici sono costanti nel tempo, il riferimento conciliare non fosse relativo solo alla società degli anni sessanta del secolo scorso, ma che fosse una indicazione di metodo da applicarsi continuamente nella vita della Chiesa. Ce lo conferma anche l’enciclica di papa Leone XIV MAGNIFICA HUMANITAS che vuole appunto essere una riflessione sui tempi nuovi dell’intelligenza artificiale.

Ora invece nel mondo ecclesiale sembrano prevalere due tendenze contrapposte.

Non mettendo nel conto i movimenti tradizionalisti che da sempre sono stati contrari al Concilio e ad alcune sue definizioni in particolare e quindi si sono posti da sé fuori dalla comunità della Chiesa, al suo interno abbiamo avuto,  da una parte, il forte messaggio di papa Francesco, che con la sua insistenza sulla sinodalità voleva dare nuovo impulso all’opera di riforma della Chiesa, proponendo un metodo tanto nuovo quanto antico per la gestione e il rinnovamento della vita delle comunità cristiane.

Dall’altra parte sembra diffondersi silenziosamente ma operoso un movimento di resistenza alle novità e per certi versi un privilegiare comportamenti del passato pre-conciliare.

E’ difficile interpretare ad esempio il comportamento di certi preti giovani, che dovrebbero essere l’anima delle novità e sembrano invece “nati vecchi” ed avere comportamenti simili a quelli che i sacerdoti avevano prima del Vaticano II. Se questa è una lettura veritiera di quanto succede nelle nostre parrocchie viene da chiedersi che tipo di formazione abbiano ricevuto durante gli anni della loro preparazione in seminario.

I tempi sono certamente difficili ma la “stanchezza” delle nostre comunità legittima una domanda: dopo 60 anni dalla fine del Concilio, la Chiesa di oggi è quella che i documenti conciliari avevano disegnato ed auspicato, o lo “Spirito del Concilio” si è completamento spento?

Tutti i documenti conciliari hanno avuto nelle votazioni finali dei voti contrari, quindi significa che anche allora c’erano Padri Conciliari che non volevano l’aggiornamento della Chiesa, ma è meglio avere a che fare con chi si oppone a viso aperto, piuttosto che vivere in un clima di indifferenza o di apatia.

C’è nelle nostre comunità la consapevolezza che l’annuncio del messaggio cristiano va continuamente aggiornato e vivificato? Come diceva papa Francesco siamo Chiesa in uscita o seduta nel salotto di casa?

 

 

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