Oggi, a 61 anni dalla promulgazione (21 novembre 1964) della Lumen Gentium, la costituzione dogmatica del Vaticano II su “LA CHIESA”, che ha sancito “la comune vocazione alla perfezione” (n. 32), sembra ovvio affermare che “tutti sono chiamati alla santità” (n. 39) e che i laici cercano “il regno di Dio trattando le cose temporali” (n. 31).
Ma ai tempi di San Francesco di Sales, a cavallo tra il 1500 e il 1600, la questione non era per niente ovvia e la pratica della perfezione attraverso la preghiera costante e i sacramenti sembrava riservata ai preti e ai religiosi, maschi e femmine chiusi nei monasteri.
Per rompere questo monopolio egli scrive FILOTEA – INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA, precisando: “Io intendo offrire i miei insegnamenti a quelli che vivono nella città, in famiglia, a corte e … sono costretti … a vivere in mezzo agli altri” e scrivo “pensando all’anima che, attraverso la devozione, aspira all’amor di Dio”.
Il linguaggio è certamente datato, adatto alla mentalità del 1600, oggi quasi più nessuno parla di “anima” e ancor meno di “devozione”, ma il bisogno del dialogo e dell’unione a Cristo rimane lo stesso di allora: per la suora, per il padre di famiglia, per il cavaliere del ‘600 e per il politico del XXI secolo.
C’è però una premessa indispensabile, che vale adesso come allora.
Non basta che il Concilio insegni che tutti siamo chiamati alla santità, occorre crederci, volerla, cercarla questa santità ed è per coloro che la scelgono che il vescovo Francesco scrive l’INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA.
Il testo è un percorso in progresso, cioè un cammino sempre più esigente verso una più convinta adesione a Cristo ottenuta e sostenuta attraverso la preghiera, i sacramenti e una vita fatta di sostanza e non di illusoria apparenza.
La Pira ci ha insegnato che si può diventare santi persino con la politica, ma sono tanti quelli che hanno raggiunto la santità nella professione, nella malattia, nella carità verso gli altri. Sono i santi della porta accanto, come diceva papa Francesco.
Gli esempi dunque non mancano, forse manca la volontà ed è in questa carenza che si inserisce la testimonianza della comunità claustrale delle Visitandine: scegliere di vivere totalmente alla ricerca della santità, a cui tutti siamo chiamati prima e dopo il Concilio Vaticano II.


