FESTA DEL SACRO CUORE

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Festa del Sacro Cuore

Venerdì 12 giugno la Chiesa universale celebra la Festa del Sacro Cuore di Gesù, una devozione particolarmente cara all’ Ordine della Visitazione.

Fu infatti nel 1673, che nel monastero di Paray – Le – Monial la visitandina suor Margherita Maria Alacoque ebbe la sua prima visione di Gesù che le chiedeva di diffondere l’adorazione del suo Sacro Cuore.

Da allora sono passati 350 anni ed è arrivato il tempo dell’Intelligenza Artificiale e mentre si diffondono sempre più i robot umanizzati, ci si può domandare se ha ancora senso parlare di “cuore”, visto che le nuove macchine destinate a sostituire l’attività umana sono proprio senza “cuore”.

Una risposta magisteriale ci è stata data il 24 ottobre del 2024 con l’ultima enciclica di papa Francesco intitolata DILEXIT NOS sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo.

Nel mese di giugno tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore cercheremo di conoscere un po’ questo documento papale, che meriterebbe un più esteso approfondimento per il suo intrinseco valore culturale e specificatamente antropologico, indipendentemente dagli evidenti risvolti religiosi, ecclesiali e liturgici, che hanno l’obiettivo di aggiornare e rimotivare antiche pratiche devozionali, che alcuni potrebbero pensare superate e non consone allo spirito dei tempi moderni.

L’intero scritto è composto da 220 paragrafi, divisi in 5 grandi capitoli, dei quali cercheremo di esaminare le parti che riguardano specificatamente San Francesco di Sales e Santa Margherita Maria Alacoque, che il Papa riconosce come apostoli devoti e promotori della devozione al Sacro Cuore.

Come è noto, questo testo pontificio è stato scritto e pubblicato dopo le due encicliche più famose di papa Francesco: LAUDATO SI’ e FRATELLI TUTTI ed ha specificamente il compito di ribadire che, nel pensiero del grande pontefice, il messaggio cristiano non è mai stato e non può essere solo una semplice, se pur importante, considerazione etica dei problemi sociali e politici del mondo contemporaneo.

L’uomo affronta il mondo esterno: dalla teoria alla prassi, dalla conoscenza alla politica, dall’economia alla morale a partire da sé e quindi ha bisogno di sapere chi è lui, chi è l’IO ESISTENTE.

La verità su noi stessi, dice il Papa, sta nel nostro cuore: “In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, di ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi; lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte. Ma ci muoviamo in società di consumatori seriali che vivono alla giornata … Nella società di oggi, l’essere umano rischia di smarrire il centro, il centro di se stesso” (D. N. n. 9)

Recuperare quindi la dimensione del cuore significa recuperare quella parte della nostra vita che è capace di accorgersi e di aggrapparsi ad un senso, perché ovunque c’è vita umana, c’è desiderio e ricerca di senso e quindi di un cuore che guidi la nostra vita.

Ma perché manca una cultura del cuore? Sembra chiedersi il Papa che risponde: “Molti si sono sentiti sicuri nell’ambito più controllato dell’intelligenza e della volontà per costruire i loro sistemi di pensiero. E non trovando un posto per il cuore, … non è stata sviluppata ampiamente nemmeno l’idea di un centro personale in cui l’unica realtà che può unificare tutto è, in definitiva, l’amore”. (D.N. n. 10)

Infatti se il cuore è il centro della vita umana, l’amore è la facoltà principale dell’essere umano.

Cuore quindi fa sì rima con amore, ma non per un romanticismo sdolcinato, ma perché siamo fatti ad immagine di un Dio che ha un cuore ricco di amore.

 

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