Lunedì 2 febbraio 2026, festa della Presentazione del Signore, tutta la Chiesa celebra la “XXX Giornata mondiale per la Vita Consacrata”

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 La Giornata Mondiale della Vita Consacrata è un appuntamento di preghiera e di ringraziamento per la testimonianza delle persone consacrate nella Chiesa e nel mondo.

E’ anche l’occasione, da parte delle di noi monache Visitandine, per esprimere infinita riconoscenza a consacrate e consacrati che, con una chiamata particolare, seguono il Signore più da vicino e con la preghiera, offerta quotidianamente, testimoniano il Vangelo e l’amore di Gesù.

In questa cornice, si inserisce, legittimamente, una riflessione sulla clausura nell’era contemporanea che viviamo quotidianamente.

 

CLAUSURA

Dopo il Concilio Vaticano II, le Costituzioni dell’Ordine della Visitazione sono state riviste e modificate per adeguarle ai tempi moderni e allo spirito conciliare.

La clausura è rimasta clausura, ma con norme meno stringenti e abolendo alcune formalità poco significative.

Lo si può constatare anche da piccoli gesti, ora consentiti, ma una volta assolutamente vietati.

Quante volte al termine della Messa alcuni fedeli si avvicinano alla grata per salutare, o conversare con le suore.Oppure si pensi all’apertura straordinaria del monastero durante le giornate FAI del 2023.

Ma nonostante gli aggiornamenti, ciò che non è cambiato è il cuore delle Visitandine e la loro missione nella clausura.

C’è chi pensa che per ritirarsi per sempre in un chiostro occorra avere un cuore umanamente freddo, altrimenti certe scelte non sarebbero possibili.

Chi conosce la storia personale di qualche Visitandina sa quali ostacoli ciascuna di loro ha dovuto superare per entrare in clausura.

“Mio padre non voleva assolutamente darmi il suo consenso e quindi ho dovuto aspettare di avere 21 anni e diventare maggiorenne per poter venire”.

“Mia madre era morta e io facevo da mamma e i miei fratelli si aggrappavano a me per non lasciarmi partire”.

“Ero figlia unica e i miei contavano su di me per avere un sostegno nella loro vecchiaia, ma io non mi sono mai pentita per aver seguito la mia vocazione”.

Madre Anna Sangalli una volta confidò: “Se non hai la vocazione, la clausura è una prigione”.

Secondo i filosofi stoici, l’etica del dovere e la virtù (intesa come saggezza) sono opzioni logico-razionali che si oppongono alle passioni e ai sentimenti, ma una Visitandina attorno al 1850 ci assicurava che: “Il mondo …crede che il monastero sommerga gli animi nella più fredda apatia. La spiritualità cattolica e religiosa, nemica dello stoicismo, non ci rende insensibili alle pene, ma le santifica e le addolcisce, …. Essa ci lascia ancora tutto il candore di un cuore libero, per gustare le gioie sincere della vita più santamente sociale”.

In altre parole l’ideale visitandino della santificazione personale attraverso l’obbedienza alla volontà di Dio non è annullamento della personalità umana, ma sublimazione totale dell’uomo in Dio e quindi pienezza della persona fatta di raziocinio e di sentimenti, di logica e di passioni.

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